IL NOMADE AUGUSTO, ETERNO VAGABONDO

IL NOMADE AUGUSTO, ETERNO VAGABONDO

Ci sono persone che entrano nel cuore degli altri, che sono speciali uniche, anche se apparentemente, non hanno particolari e straordinarie qualità. Nei momenti difficili  e nei più lieti c’è una persona che la mia mente richiama: Augusto Daolio.  Augusto  si è guadagnato da tempo un posto di rilievo nella storia della musica italiana ed è stato una delle voci più caratteristiche e originali del panorama musicale nostrano. Il tono vagamente nasale, la sincerità e l’intensità espressive, la figura robusta e il look stile anni d’oro del West Cost, col passare degli anni avevano portato il pubblico a considerarlo un punto di riferimento, ma soprattutto gli anni gli avevano permesso di mantenere intatta la sua popolarità al di là del succedersi delle mode. Dietro i dati di questa curiosa esteriorità, che negli anni era diventata caratteristica, c’era però un’estrema coerenza morale e una fedeltà a scelte politiche fatte all’inizio della carriera, e quindi nei primi anni 60, che lo hanno reso impermeabile ai capricci del mercato e ne hanno fatto in un certo senso l’unico autentico rappresentante di una generazione, che inseguendo il sogno di un mondo migliore aveva cambiato l’universo della musica. E pur con i limiti del mercato nostrano, Augusto, ha svolto un ruolo importante assieme ai Nomadi per avvicinare l’Italia al mondo del rock e per portare nella canzone italiana i contenuti di quella cultura che in America e in Inghilterra rappresentava l’espressione più diretta del nuovo.  Daolio e Beppe Carletti altro leader storico dei Nomadi erano gli unici Beat ad essere riusciti a rimanere sulla cresta dell’onda per 30 anni. Augusto aveva una grande resistenza fisica, teneva concerti lunghissimi, aveva inventato un modo nuovo di stare sul palco, uno scambio affettuoso di biglietti e messaggi con il pubblico. Un pubblico in ascolto di una musica fatta di pensieri e parole profonde con la fattezza di quelle che Guccini considera come piccole storie che non si sono mai messe addosso il nome di poesie. Generazioni  a confronto ammaliate da quella voce che diventava ipnotica quando smetteva di cantare e cominciava a parlare. Da Nomade puro Augusto Daolio aveva attraversato i cinque continenti arrivando anche in Terra Santa con il progetto “ I ragazzi dell’Ulivo”, per adottare a distanza un bambino palestinese. “Socialismo reale” di chi veniva schedato con pregiudizio come complesso comunista o anarchico, infatti gli unici a contestare i Nomadi furono proprio gli anarchici che a Reggio Emilia interruppero il concerto….

Ma Augusto non era soltanto un grande cantante  e leader sul palco, ricordiamo infatti anche le sue opere come pittore e scultore. Daolio  è da considerarsi un artista totale, purtroppo come succede spesso per i grandi, ignorata e sottovalutato dai più. Il rapporto con il pubblico poi, è stato sempre stupendo. August infatti non si è mai considerato un grande , un divo , una star, amava stare con la gente comune, con i fans, o meglio con gli amici che accorrevano numerosi ai suoi concerti. Questo è stato Augusto Daolio , scheggia di un mondo migliore, persona che ha attraversato questo mondo senza mai appartenervi. Grazie alle sue canzoni, è possibile capire la vita, andare avanti, proseguire nel cammino verso il sogno. Dolce evasione dall’ipocrisia, dai falsi sentimenti, dai giudizi dell’altrui coscienza, dei benpensanti e dai perbenisti di ogni risma, volando sulle rotte del cuore e dell’utopia. Mezza Italia canta ancora a squarciagola le sue canzoni, dirette ed immediate, malinconiche  ma senza fronzoli  esattamente come era lui.

Con la scomparsa di Augusto Daolio  avvenuta tragicamente per una forma aggressiva di cancro allo stomaco, sembrava che nel gorgo sarebbe finito anche il suo gruppo. Invece i Nomadi fortunatamente hanno saputo reagire ed insieme agli altri componenti della band sono ancora oggi protagonisti del panorama musicale italiano, con le loro mitiche canzoni.  L’attività musicale di augusto e del suo complesso di cui era leader carismatico, ha segnato un’epoca per i tanti giovani degli anni 60 e 70 le loro canzoni furono una bandiera. Non solo perché denunciavano il grande disagio di una gioventù che si sentiva testimone occulta dell’olocausto e che viveva il malessere di una società in crisi di identità, ma anche perché contestavano l’impostazione di un costume religioso che si reggeva sull’ipocrisia e sul perbenismo.

Anche se quei giovani sono diventati ormai padri o nonni, quelle canzoni continuano a vivere nei loro cuori e l’amore per queste è stato trasmesso ai loro figli. Questo a dimostrare che quando le grandi tematiche della vita diventano “un sentire comune” non esiste un salto generazionale.

ANTONIO LEO

Collepasso, 6/3/2013

 

  1. Giuseppe Lagna 9 marzo 2013, 11:48

    Caro Antonio,
    come sai, ho assistito ad un numero imprecisato di concerti dei Nomadi, ma con Daolio sul palco soltanto a due: a Pescoluse di Salve nell’agosto del 1986 e ad una Festa de l’Unità di Melissano nel 1987.
    E ciò costituisce il mio grande rammarico, il fatto, cioè, di avere oggi sessantacinque anni (Augusto ne avrebbe sessantasei) e di ritrovarmi più o meno nella stessa condizione di un giovane, a ricercare continuamente aspetti della sua poliedrica vita.
    Certo gli ho rivolto brevemente la parola nelle due citate circostanze, al termine dei due interminabili concerti-kermesse (a Melissano, mentre gli parlavo tenevo in braccio un enorme orsacchiotto che aveva vinto mio figlio Andrea), ma ho la sensazione di aver fatto poco all’epoca per conoscerlo meglio.
    Ho, ormai, una piccola biblioteca su di lui e su i Nomadi, oltre a musicassette, cd e video, al punto da poter aprire un museo, ma permane un profondo peso di nostalgia, forse naturale, per un tempo passato e improducibile con i materiali dell’epoca.
    In occasione della visita alla sua tomba a Novellara, con mio figlio di undici anni (che rimase molto colpito dalla sua morte), ebbi immediatamente l’impressione, davanti all’andirivieni dei visitatori, che Augusto era ormai diventato un mito e, come tutti i miti, difficili da ricondurre alla realtà.
    Dopo di lui, il buon Beppe Carletti credo abbia continuato a proporre i Nomadi, con numerosi cambi di formazione, più che altro per perpetuarne l’opera iniziata con Augusto a sedici anni, nel lontano 1963: una bella storia, dal punto di vista umano oltre che musicale, esemplare per le diverse generazioni di fans, che continuano ad affollare i concerti, al grido di “SEMPRE NOMADI!”.
    Saluto te e tutti i “seguaci”.
    Giuseppe

    Reply
  2. Mercoledi 27 c.m. concerto dei Nomadi a Ostuni (alto Salento). Per la prima volta nel Tacco d’Italia col nuovo cantante Cristian Turato, sostituto da un paio d’anni di Danilo Sacco, storico erede del mitico Augusto.

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *