IL DUELLO (CAVALLERIA RUSTICANA)

 

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IL DUELLO (CAVALLERIA RUSTICANA)

-SFIDA FINALE

Trentotto anni fa in Formula Uno, la versione moderna di una giostra medioevale, due eroici piloti, si affrontarono per mesi in una battaglia , si diceva allora, che se avessero fatto un film, nessuno ci avrebbe creduto. Il playboy James Hunt contro il robot Niky Lauda. Era la sfida finale tra il perdente con poche speranze contro il campione in carica, l’inaffidabile contro il serio e fidato pilota che non nasconde mai brutte sorprese. Hunt contro Lauda. Era il 1976, esattamente il 12 Settembre, c’era un cielo grigio che si portava dietro una strana inquietitudine. In tribuna a bordo pista, il pubblico confuso, disorientato in qualche modo agitato. Gli addetti ai lavori sono nervosi, i piloti tesi. Era il GP d’Italia di 38 anni fa, quello del ritorno miracoloso alle gare di Lauda 42 giorni dopo il tragico incidente in Germania, dove l’austriaco della Ferrari rischiò di bruciare vivo nella sua macchina e restò per settimane in ospedale, ma quel 12 settembre al GP di Monza, quell’uomo piagato con ferite che non avrebbe mai nascosto e mai più cancellato, tornò nell’inferno, e non è un modo di dire, ma tornò per difendere quello che sentiva suo per diritto, capacità e determinazione. Il privilegio di mostrare il numero uno sulla sua monoposto.

In fin dei conti lo sanno tutti che non si può essere grandi da soli, che anche il ciclope, pur perdendo, ha avuto bisogno di Ulisse per uscire dalla sua solitudine immensa o Davide che ha avuto bisogno di battere Golia, come Wellington senza Napoleone non lo ricorderebbe nessuno, che Coppi era lo specchio di Bartali, che Mazzola inseguiva Rivera e viceversa, che Ligabue  è l’alterego di Vasco. In fin dei conti senza un nemico, non si va da nessuna parte(succede sempre in politica). Di sicuro non si resta nella storia. Non c’è nulla di più crudele quando si cancella un trionfo altrui con una veloce alzata di spalle e si dice: va beh, in fondo non ha battuto nessuno….!!

-IL PASSATO CHE NON TORNA

All’inizio non lo amava. Anzi. Quando si recò a Jerez per alcuni test, Valentino Rossi confessò di aver baciato l’asfalto nel punto in cui Jaques Villeneuve( il figlio del grande Gilles), aveva costretto Schumacher a una manovra scorretta che gli era costata il titolo mondiale. Poi con il tempo le cose sono cambiate , Rossi si è avvicinato alla Ferrari,  Schumy è diventato prima un prezioso consigliere poi un amico. E oggi Valentino sembra volerne seguire le orme  dichiarando che intende restare in sella almeno sino a 39 anni. Ovvero ripercorrendo il cammino del tedesco che dopo aver chiuso con la Rossa di Maranello ha ripreso a correre con scarsi risultati con la Mercedes.

In effetti, ci troviamo di fronte a due piloti che hanno scritto pagine memorabili di storia delle loro rispettive discipline ma che hanno fatto o fanno fatica a smettere perché non trovano niente di più divertente ed eccitante nella vita che correre, infischiandosene del rischio di raccogliere brutte figure. Come quelle che in fondo, ha rimediato nella sua seconda carriera in Formula uno M. Schumacher, il quale non è riuscito a fare meglio di una pole, seppur nello scenario prestigioso di Montecarlo, ed un terzo posto in Spagna. Poca roba insomma!

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A Valentino Rossi, forse ma non è certo, quest’onta sarà probabilmente risparmiata, se riuscirà nel prossimo campionato a tenere il passo del trio spagnolo, strappando così un altro contratto. Io sinceramente  lo vedrei meglio in Superbike come l’ultimo Biaggi di fine carriera bicampione del mondo. A Schumacher invece l’augurio di ritornare ad una vita normale dopo il gravissimo incidente subito in sci ad inizio anno.

ANTONIO LEO

Collepasso, 24/10/2014

 

 

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