IL DRAKE DI MARANELLO

 

 

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IL DRAKE DI MARANELLO

Un uomo che ha disegnato la propria vita fin dalla gioventù, ricevendone a volte gioie e a volte grandi sofferenze. Di Enzo Ferrari si è detto tutto e il contrario di tutto, per mettere a fuoco il personaggio, il carattere, le imprese, le vittorie: insomma la vita irripetibile di un ragazzo di nome Enzo che da grande sognava di essere Ferrari. Se Enzo Ferrari è diventato “Enzo Ferrari” tenendo fede alla promessa fatta da giovane , le motivazioni sono da ricercarsi nel suo carattere tutto d’un pezzo.

Il “Drake” ha fatto tremare illustri personaggi, piloti, manager responsabili di grandi aziende e di associazioni legate al mondo dell’automobile. Lui, l’uomo di Maranello che faceva attendere sovrani e capi di stato di tutto il mondo nelle sue proverbiali “sale d’attesa”, accomunati a piloti e tecnici, che chiamati appositamente alla sua corte, aspettavano per fare l’ingresso al suo cospetto. La sua abilità nel giostrare gli avvenimenti era unica. Riusciva ad ottenere il meglio da tecnici e piloti, mettendoli in competizione fra loro e a volte creando un clima non proprio disteso, ma sempre per il bene della sua “Scuderia”, bene che si materializzava con le vittorie e l’aumento del volume produttivo della sua fabbrica. Ma come detto prima, il tutto faceva parte del suo carattere, del suo credo. Insomma Ferrari era Ferrari , in tutto e per tutto. Punto! Il suo carisma era palpabile, un vero padrone delle situazioni sia favorevoli sia sfavorevoli, che ogni giorno gli si presentavano davanti, ma che in ogni circostanza, andasse come andasse, ne traeva sempre qualche  beneficio.

Nel mondo dell’automobile egli è stato come organizzatore di scuderia, come agitatore di uomini, di mezzi e di problemi inoltre come costruttore di automobili tra le più desiderate, L’UNICO! Pochi come lui saranno noti in tutto il mondo. Basta dire Ferrari…… Egli amava scommettere su piloti ancora non affermati come lo fu in principio il grande Gilles Villeneuve per poi portarli alla vittoria e così dimostrare che le sue vetture erano superiori a tutti e il suo fiuto di talent-scout, sempre eccezionale. Con i suoi collaboratori e tecnici invece anche se duro, Ferrari si dimostrò quasi sempre un padre, pronto ad ascoltare i bisogni dei dipendenti. E i suoi uomini lo hanno sempre ricambiato con dedizione assoluta al lavoro , perché lavorare in Ferrari e per Ferrari era motivo di orgoglio. Un orgoglio nazionale!

Avanzando negli anni, sostituì le lenti chiare con degli occhiali con lenti scure, aumentando così la sua già spessa impenetrabilità, assumendo un ruolo di vantaggio psicologico verso i suoi interlocutori, che erano spesso giornalisti italiani, ma soprattutto stranieri. Scrutava, ma non poteva essere scrutato. Lungimirante, inventò sin dall’inizio della sua avventura automobilistica la sponsorizzazione tecnica  sui suoi mezzi di trasporto, ricavando un beneficio economico non indifferente, anche in termini di immagine. La maggior parte delle case automobilistiche pagavano infatti la pubblicità sui giornali. Ferrari, ogni lunedì mattina, trovava foto e articoli delle sue vetture, il tutto gratuitamente!

Non resta che prendere atto quindi che Ferrari è stato unico nel suo genere: nell’affrontare la vita, nel lavoro quotidiano e nel gestire gli uomini. Questo leggendario uomo che si può definire senza ombra di dubbio e senza retorica un grandissimo, per tutto quello che ha fatto per la sua azienda e per il nostro paese, risultando lui e le sue vetture un mito italiano.

Ecco quest’uomo disse di sè: Nella vita bisogna rinunciare a qualcosa che ci preme veramente, ed io dopo aver perduto mio figlio (Dino, morto per una grave distrofia muscolare), ecco io non posso  e non ho più nulla di più caro a cui rinunciare….

Nei miei ricordi di ragazzino, il Drake Enzo è un vecchio signore con gli occhiali scuri, che cela dietro quelle lenti, chissà quali emozioni mentre risponde agli intervistatori di turno con le sue parole, le sue battute taglienti e le sue frasi famose. In una di queste diceva di sentirsi colpevole di essere sopravvissuto ai suoi dolori, ai suoi piloti morti in pista e a suo figlio Dino.

A quasi 25 anni dalla scomparsa del costruttore modenese, la sua vicenda umana, tecnica e sportiva resta di straordinario interesse e attualità, soprattutto se racconta di un uomo che parlando di se stesso all’età di 90 anni disse: “Io sono uno che a 20 anni ha sognato di essere ENZO FERRARI”.

ANTONIO LEO

Collepasso, 29/4/212

 

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