“IL CORTOCIRCUITO DELL’INSULTO”

Da “la Repubblica” traggo una piccola parte di un articolo di Nadia Urbinati dal titolo “il cortocircuito dell’insulto” apparso il 3/9/c.a., attraverso il quale con particolare capacità professionale riesce a fornirci una narrazione credibile della degenerazione politica in atto in Italia, e mi fornisce lo spunto per una mia analisi sul bassissimo livello politico raggiunto a Collepasso.

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“IL CORTOCIRCUITO DELL’INSULTO”

Anni di transizione incompiuta dalla democrazia dei partiti di massa a qualcosa di cui nessuno sa ancora vedere i contorni, da quando odio e violenza erano domati all’interno di narrative ideologiche che consentivano a chi le condivideva di imbastire dei discorsi, nei quali gli avversari non erano le persone ma le idee per le quali le persone si spendevano. La politica delle idee è una politica della civiltà perché induce i cittadini a trascendere la dimensione personale – a comportarsi e sentirsi come rappresentanti delle idee che condividono; ad avere avversari, mai nemici da distruggere. Dalla fine dei partiti tradizionali questa civiltà della rappresentanza, della separazione tra dimensione personale e dimensione politica è decaduta.

I candidati, i leader e i cittadini che con loro si identificano hanno in questi anni di decadenza della politica dei partiti cominciato a “metterci la faccia”, come si sente dire spesso, la loro faccia personale, a parlare in prima persona sfoderando le emozioni più intime e gusti privatissimi, cose dalle quali non si può né dissentire né convenire, proprio perché personali e non mediabili. Tutti come sovrani assoluti in un gioco di parole al massacro che non fa prigionieri.” …

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Nadia Urbinati è giornalista e opinionista politica che collocherei tra le intelligenze  della borghesia illuminata, che è poi la linea editoriale de “la Repubblica”. Nonostante questa sua moderata linea politica descrive le condizioni dei partiti così come da tempo vado denunciando su questo sito. Andazzo, questo, che non ha risparmiato la nostra Collepasso.

Il turpiloquio, le offese stralunate, le battute da taverna, la caricature dei nomi dell’avversario, il personalismo ed altro hanno svuotato dei contenuti la politica dopo aver scardinato i partiti e i loro militanti. Tutti ora tendono ad improvvisarsi leader, alcuni ci riescono, altri no. Ognuno dà di sè un’immagine impropria e finisce, a forza di autoproporsi, di credere nella farsa che rappresenta. Come se un attore che si identifica col personaggio che interpreta finisse per credersi tale. Come se Vittorio Gasman si fosse convinto di essere Brancaleone. Questo strampalato modo di essere ha coinvolto anche qualcuno della maggioranza, e c’è già chi si chiede se questa stessa maggioranza amministrativa sopravvivrà a questo trambusto, di certo il sottoscritto non gli augura lunga vita.

Questa degenerazione partitica non ha risparmiato, e come poteva, la nostra Collepasso. E la solidarietà espressa dal segretario locale e quello provinciale del P.D. nei confronti del Consigliere Comunale dell’Unione per Collepasso, mette in luce la mancanza di volontà, o l’incapacità di affrontare alla radice il problema che va oltre le strampalate minacce profferite nei suoi confronti in un pubblico comizio dall’esponente di Azzurro Popolare. Infatti, nel documento niente si aggiunge del livello scadente del linguaggio utilizzato da ambo le parti, almeno un richiamo a un più sobrio linguaggio sarebbe stato molto utile per tutti. Invece niente.

Il documento di solidarietà prodotto dai segretari e pubblicato sulla Gazzetta

di lunedì 3/9/c.a.

Sempre lunedì è apparso un foglio anonimo, e proprio perché anonimo mi astengo dall’inserirlo. Foglietto anonimo con il quale si avanzano delle accuse nei confronti del consigliere di minoranza dell’Unione per Collepasso. Accuse che ricalcano, con parole diverse, la tesi sostenuta nel “comunicato ai cittadini” a firma del Sindaco. Tesi secondo la quale il consigliere di minoranza lo si dipinge come il persecutore, mentre il consigliere provinciale un povero perseguitato caduto in trappola tesagli dal persecutore. Eh no! Non è una lotta tra un pollo e una volpe, si tratta, invece, di due persone che amano lo sproloquio, l’invettiva, che nulla hanno a che fare con la dialettica politica. E se questi anonimi ci mettessero la faccia si potrebbe anche aprire un confronto, altrimenti sono destinati a restare non credibili, non affidabili e deprecabile il loro agire.

E mentre questo dramma dei partiti si consuma a livello nazionale ed europeo, coinvolgendo tutti dal centro fino alla più remota periferia, l’anonimo potere economico che guida la globalizzazione dei mercati sta spianando, sta radendo al suolo lo stato sociale conquistato nel secolo scorso con dure lotte sociali, sindacali e politiche. Questo potere finanziario utilizzando la crisi che esso stesso ha innescato, con lo spauracchio dello Spread, del PIL che scende, del debito pubblico che sale, cerca di convincere tutti che lo stato sociale è un lusso a cui dobbiamo rinunciare. E nessuno dei partiti, che partiti mal messi di fatto sono, riesce a proporre una strategia per uscire da questo disastro che sta colpendo milioni di famiglie, e quindi porre un freno a questa deriva. Ma si notano solo dei leader che li senti farfugliare: “specchio delle mie brame chi è il più bel leader del reame?”

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 4/9/2012

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