DI NUOVO “COMPROMESSO STORICO”?

DI NUOVO “COMPROMESSO STORICO”?

(DI ANTONIO LEO)

Qualche giorno fa il presidente della Repubblica, con tono venerando e terribile, ha raccomandato larghe intese indicando ai politici di oggi il modello del “compromesso storico” degli anni 70, con allusione al governo mono colore Andreotti, non sfiduciato dai voti dei comunisti.

In verità, sebbene  la formula di governo che si sta attuando  oggi può avere più o meno qualcosa in comune o di simile con quella degli anni 70, bisogna dire che le motivazioni e il clima sociale che si respirava nel paese, allora era ben diverso da quello di oggi. Infatti, il punto di partenza del ragionamento di Berlinguer e Moro, era rappresentato dalla necessità di impedire che si ripetesse in Italia quanto era appena accaduto allora in Cile(da ricordare che siamo nel 1973) dove il governo democratico e socialista di Salvator Allende era stato rovesciato con le armi dal generale Pinochet. Invece, in Italia secondo Berlinguer e Moro, vi era il pericolo di spaccare in due il paese. Sappiamo che, come mostra ancora una volta la tragica esperienza cilena,  questa reazione antidemocratica tendeva  a farsi più violenta e feroce quando allora le forze popolari cominciavano a conquistare le leve fondamentali del potere nello stato e nella società. Una tendenza di questo genere si era verificata anche in Italia a partire dal 1969, quando all’attivismo studentesco e operario si contrapponevano, la strategia della tensione, la mobilitazione dell’estrema destra con le varie trame nere e conseguenti pericoli di colpi di stato o golpe che dir si voglia più o meno veritieri, inoltre il deterioramento della situazione economica con in particolare la crisi petrolifera dei primi anni 70, questo(la crisi economica)forse l’unico punto in comune con la situazione attuale! Insomma in Italia le forze reazionarie  stavano creando un clima di “esasperata tensione” che poteva aprire la strada ad un governo autoritario o perlomeno di svolta durevole a destra, non la destra molle e fievole di oggi rappresentata da Berlusconi e il Pdl, ma ben altra…. Ecco allora la proposta, per contrastare questa tendenza, di una nuova, grande alleanza nazionale (non quella di Fini… comunque anche essa morta e sepolta) che richiamava quella creata dalle forze antifasciste dal 43 al 47 e che aveva alla base il consolidamento di “un esteso e robusto tessuto unitario”(esemplare la spinta verso l’unità sindacale). Insomma,  Berlinguer è consapevole che socialisti e comunisti insieme non possono sperare di governare il paese e prepara l’accordo con Moro. Ecco perché noi parliamo di convergenze parallele, e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di un’intesa delle forze popolari di ispirazione social comunista con le forze popolari di ispirazione cattolica. Con la proposta Moro, Berlinguer centra due obiettivi, pone il Pci al centro della scena politica e soprattutto salvaguarda la democrazia italiana e i ceti medi da qualsiasi tentazione autoritaria e golpista come si era verificato nel 1970 con il regime dei colonnelli greci ad Atene. Considerato il carattere esplosivo della situazione italiana negli anni 70, non fu cosa da poco!

Oggi però la situazione è completamente diversa, infatti paragonare quel periodo tragico della storia d’Italia a quella attuale è un po’ fuori luogo. In primis, riecheggia  il ricordo malamente ominoso della fine orrenda del povero Moro, aggiungendo che l’esecutivo Andreotti fu approvato poco prima del rapimento di via Fani. E poi perché un accostamento del genere sembra una manipolazione della storia a quanti l’hanno vissuto  e la situazione prospettata per questi giorni, ricorda quella del “deus ex machina” cui ricorrevano i tragici poemi greci,quando uno scioglimento razionale e naturale del modo troppo intricato della trama non era più possibile.

Ritornando però al discorso  di Napolitano e paragonando il compromesso storico e le convergenze parallele degli anni 70, alle larghe intese di oggi, è necessario fare dei distinguo. Intanto bisogna dire che la Dc di Moro non aveva niente in comune con il Pdl di Berlusconi. Quella era un partito popolare di cristiani più o meno autentici, guidato da altri cristiani più o meno autenticamente devoti. Il Pdl è un partito di pochi arricchiti e di molti poveracci che ammirano e scimmiottano gli arricchiti. Anche il Pd però è molto diverso dal Pci, poiché ha perso gran parte se non tutta la capacità e la volontà di sostenere le rivendicazioni della classe operaia  rappresentata dal partito di Berlinguer. Inoltre, tra la base del Pd e quella del Pdl non c’è niente in comune, mentre il Pci e la Dc avevano nei fatti preparato insieme la legge fondamentale dello stato: la nostra Costituzione. Quindi, per diversi motivi sopra citati, l’accostamento e il paragone tra le larghe intese del passato e quella auspicata oggi è perlomeno improprio.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 27/4/2013

 

 

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