IERI,OGGI, DOMANI (Silvio, Diego e Seba)

 

IERI,OGGI, DOMANI (Silvio, Diego e Seba)

pelè

 

 

- maradona

Maradona (El Pibe de oro)

L’amore per il pallone, per quel pallone che fa impazzire il mondo. Lui da calciatore ne è stato un Dio affermato, amato e conosciuto in tutto il pianeta. Un Dio del calcio come Pelè nonostante ancora oggi ci si ostini a chiedere chi sia il migliore. Non c’è, fare una scelta sarebbe come mortificare l’estro, la bellezza dei movimenti, la fantasia che non può e non deve avere un solo padrone. Interpreti diversi di due epoche diverse e pertanto unici per quello che hanno saputo dare. Maradona e Pelè, così ricchi, così lontani. In tutto, nella vita privata con il brasiliano dai modi gentili e l’argentino genio e sregolatezza. Nomini Diego e scateni l’inferno. Dalle storie di droga, al figlio napoletano non riconosciuto, ai problemi di salute, ai guai col fisco. Diego senza pace, toglietemi tutto, ma non il pallone. Il pallone, la stella del Pibe de oro, notti di ricordi, emozioni brividi sulla schiena, le risate per quel gol segnato dalla mano di Dio, ma anche l’enfasi per la rete segnata all’Inghilterra dopo aver saltato come birilli l’intera squadra, definito da tutti il gol del secolo. Diego, unico un artista con indosso una maglia speciale quella con il numero 10 , il numero dei campioni che a lui piace sempre ricordare. Diego è stato un campionissimo, forse prima di parlare bisognerebbe conoscere le persone. Avrà pure sbagliato, lo ha riconosciuto e ha pagato. Sempre controcorrente, contro i poteri forti dalla parte dei deboli. Ma la vita privata è un’altra cosa e non potrà mai offuscare l’immagine di un Dio del football che ancora oggi fa sognare Napoli, l’Italia, l’Argentina, il mondo, perché un talento come Diego si ama

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e basta.

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- Piola (Il cannoniere inarrivabile)

Silvio Piola non smette di giocare a calcio, lo fanno smettere. Fosse per lui continuerebbe a star lì, al centro dell’attacco, combattendo come un leone , segnando gol impossibili. Inventore della rovesciata è stato esempio di correttezza e professionalità, un modello di stile dentro e fuori dal campo. Campione di livello mondiale, è stato e resta un cannoniere inarrivabile. E’ lui l’uomo dei record, è lui il primo cannoniere della serie A. Nella sua inarrivabile statura di campione, intorno alle vertigini dei suoi gol l’epoca di una delle più grandi conquiste del calcio italiano, il mondiale del 1938 in Francia. Piola in quel torneo scatenò e suscitò emozioni ed entusiasmi come il Paolo Rossi dell’ 82, lo Schillaci del 90 il Baggio del 94. Era impresa difficile ed affascinante bissare il mondiale del 34 per di più in terra straniera, ma la Nazionale grazie anzi soprattutto ai gol di Piola ci riuscì. L’atmosfera è quella di fine anni 30, in cui la nazione era protesa verso un futuro che non avrebbe risparmiato a lui come a tutti gli italiani le atrocità della guerra, periodo però in cui avverranno l’inseguirsi dei campionati e le grandi sfide delle Nazionale, ma anche la continua espansione della popolarità del calcio, la costruzione dei primi grandi stadi, l’aggiornamento delle regole, l’evoluzione delle tattiche e del tifo, l’avvento delle radiocronache di straordinari e indimenticabili giornalisti, come Sandro Roghi e Nicolò Carosio , sempre puntuali e attese dalla folla che fremeva per Silvio Piola. Inoltre, l’avvento delle incalzanti trasformazioni sociali e il mutamento del linguaggio; parole ed espressioni come bomber, calciomercato, panchine, verticalizzare, termini questi ed altri che non ricorrevano nel tempo di Silvio che di bomber avrebbe provocato un’ indigestione. I tifosi stravedevano per Piola sapendo quale spirito lo animasse, anche quando a sgambettarlo era la sorte, che il grande Brera il suo giornalista preferito, amava descrivere come la “strega dagli occhi verdi”.

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- Giovinco (La formica atomica)

Il calcio a volte riesce ancora a regalarci vicende di rivincite, di rinascite, di riscatto. Questa è una delle storie. Sebastian Giovinco è passato in poco tempo dai fischi agli applausi, dalle critiche più feroci agli elogi più sperticati, dal

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nulla al tutto, dalla miseria alla nobiltà. Il pallone come ci ha insegnato Jean Paul Sartre, rappresenta per davvero una meravigliosa e sorprendente metafora della vita. Merito del giocatore in primis che non si è demoralizzato, non si è lasciato andare. La Formica atomica ha saputo reagire con immenso orgoglio e ha tirato fuori il meglio del proprio repertorio. Sicuro, efficiente, imprevedibile. Assist e folgorazioni, dribbling e passaggi illuminanti. Altro che vuoto a rendere. Un giocatore su cui la squadra sa di poter contare, un fantasista restituito alla consapevolezza e all’allegria, senza timori e remore. Seba, deve badare solamente al presente e al futuro. Basta col passato. E’ cominciato il tempo felice del raccolto. Lui ha le potenzialità per ridiventare un’arma in più sempre più micidiale nelle mani della squadra . Perché la favola non è ancora compiuta e nella favole “le formiche” hanno sempre un ruolo positivo e un lieto fine!

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 14/3/2014

 

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