I ringraziamenti post-elettorali

I ringraziamenti post-elettorali

Sabato 21 a sera inoltrata sono riecheggiate le urla impetuose della vittoria del centrodestra le quali hanno tediato persino gli ignari cittadini della periferia del nostro villaggio. Due sono stati coloro che si son distinti con argomenti truci e voce furibonda: Rocco Palese capogruppo regionale d’opposizione, e Baldassarre parlamentare europeo. Ma di tutta quell’ira soltanto loro conoscono le cause, in quanto l’assordante volume invalidò il loro argomentare.  Ma non poteva mancare l’invito all’amore, al vogliamoci bene, del pio Gino. Rappresentante locale, il nostro Gino, di quell’esercito politico-affaristico ciellino impegnato così alacremente ad accumulare capitali nel nome di quel famosissimo povero di Nazareth. Assicurano però che il denaro da loro accumulato non diventa mai sterco del diavolo, ma con miracolo ad personam  lo trasformano in acqua santa e incenso per la gloria del loro Signore. Caro Gino, mi auguro tu sia almeno un inconsapevole ingranaggio della “colpa e vergogna delle umane voglie” di ben altri ceffi.  

 

Domenica 22, sempre a sera inoltrata, è la volta della squadra sconfitta. Un paio di interventi con voce moderata, poi arrivano le urla. Ma il volume, anche qui, era sì forte, che del contenuto non ne afferrai il senso. Ma finalmente un argomento a bassa voce espresso, la mia attenzione colse: “La bandiera della pace ammainata…”, qualcuno si lamentò. Ma ahi loro, il vertice del loro partito l’ennesima guerra umanitaria volle e con convinzione in Parlamento tale tesi espresse.

 

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IL PARTITO DEMOCRATICO TRA GUERRA E PACE. 

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Ovvero:

L’infausta guerra sull’opposta soglia

            Curiosità politica: o c’è scollamento politico tra vertice e base nel PD, oppure il lamento sulla rimozione della bandiera della pace dal balcone del palazzo comunale è solo un’esercitazione di mediocre ipocrisia.  In Parlamento e nell’Italia intera, solo l’Italia dei Valori e la sinistra antagonista e comunista si sono espressi decisamente contro, per tutti gli altri era cosa buona e giusta, era l’ennesima guerra umanitaria. Ma ahi loro,“La guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri”.

Ai frequentatori di questo blog l’arduo giudizio.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso 24/5/2011

 

 

  1. giusta constatazione sulla bandiera ammainata. però che facciamo, non accettiamo coloro i quali sono in contarddizione con il loro stesso partito? non è una cosa opportuna che anche il pd si schieri per la pace? poi questo tua forma di espressione a tratti passiva, mi incuriosisce, perchè la usi? esibizionismo o cosa? saluti birichino

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  2. Certo, caro birichino, se ci fossero dei ripensamenti e delle dovute spiegazioni o meglio ancora dell’autocritica, benvenuti… se no diventa strumentale l’operazione, o no! in quanto alla forma, beh, sono reduce della rilettura di “quel Virgilio e quella fonte che spandi/e di parlar sì largo fiume”, e mi ha intossicato un po’. ma mi passerà vedrai! saluti gaetano

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  3. I comunisti sono stati sempre bersaglio per delle gratuite ironie in relazione al loro attaccamento ai simboli. Notiamo adesso che anche i simboli hanno il loro valore, anche se poiè tutta da sperimentare la coerenza con il significato di ciò che si prende a pretesto per delle polemiche paesane.

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  4. Che la questione della pace o della guerra sia stata sempre una grossa gatta da pelare per la sinistra italiana è risaputo, basti pensare ai Rossi e ai Turigiatto del passato governo Prodi. Che l’Italia sia un paese pacifista nella sua ormai centocinquantenaria politica estera è tutto da dimostrare, che ci sia una contraddizione tra l’articolo della Costituzione che recita: “L’Italia ripudia la guerra etc…” e la partecipazione alla Nato della medesima è un dato di fatto. Poi abbiamo la Fincantieri, la Finmeccanica, la Oto Melara, la Breda, industrie a vocazione bellica produttrici di navi militari, cannoni, mitra, bombe a mano, di solito i sindacati (compresa la CGIL) difendono i posti di lavoro dei lavoratori di queste imprese, posti di lavoro che hanno senso solo se le guerre si fanno. Insomma è tutto un gran calderone di ipocrisie e pianti greci e intanto “piglia e porta a casa” da parte di tutti. C’era Gheddafi che correva verso Bengasi per massacrarne la polazione, due o tre tiri dai caccia francesi l’hanno bloccato, che a Bengasi non è morto sotto i tiri dei carrarmati del Rais ha ringraziato, chi a Bengasi non è stata stuprata e segnata per sempre dai mercenari di Gheddafi ha tirato un sospiro di sollievo, poi c’è la favola delle bombe intelligenti e la strumentalizzazione della lega nord, l’imbarazzo di Vendola e quello di berlusconi amico della Lega e di Gheddafi, poco chiaro e poco bello tutto, poi c’è qualche buontempone che a Collepasso armeggia sul balcone del Municipio e leva la bandiera della pace. Un gran casino, tanta confusione e una sola considerazione: la pace si costruisce non basta proclamarla.

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