I RICCHI RUBANO, LA CHIESA INTRIGA, I POVERI S’IMPICCANO

Sopra le immagini dei ladri laici, dei ladri religiosi, e dei morti di fame.

I RICCHI RUBANO, LA CHIESA INTRIGA, I POVERI S’IMPICCANO

E il capitalismo va, e va con il consenso di elettori sfiduciati, distratti e frastornati, i quali passano, come autentici stralunati, da un tele-predicatore all’altro: da un Berlusconi a un Grillo. Da un politico comico ad un comico politico. Mentre buona parte dei parlamentari rubano, e più di ogni altro rubano i cassieri; rubano i grossi imprenditori, i quali si dividono poi  il maltolto con chi gli ha procurato l’appalto, mentre i piccoli imprenditori si impiccano per i debiti; si ruba alla grande nel mondo del calcio, compresi gli allenatori, mentre gli utili idioti “e morti te fame” dei tifosi si scannano tra loro. Rubano i grossi evasori fiscali, mentre gli altri pagano allo Stato fino all’ultimo centesimo dovuto. E tutto ciò avviene all’interno di una democrazia ridotta a simulacro di se stessa, giustificata dai suoi accattivanti slogan di giustizia, democrazia, libertà. Libertà sbandierata a tutto volume dai predicatori suddetti. Quindi, libertà, sì, di rubare per gli uni e di impiccarsi per gli altri! E, nonostante ciò, gli elettori sperano nei loro tele-predicatori come il credente spera nei miracoli. Poi gli elettori dicono che i politici sono tutti marpioni, come se questi ce li avessero mandati i “dèi falsi e bugiardi” del ” ‘l buon Augusto” e non votati da loro.

Ma insieme a questo frastuono fraudolento di ruberie di regime sedicente democratico, si rubano documenti e si distribuiscono veleni nel “sacro” Stato teocratico vaticano, culla e scuola di vita di tutti gli intrighi italici vecchi e nuovi. E qui, a differenza di altre congreghe, ancora non si capisce chi siano i buoni e chi i cattivi. I corvi che rubano documenti riservati per sputtanare i cattivi cardinali? Oppure i cattivi sono i corvi che cercano di fermare i buoni cardinali? Certo è che prima o poi ci toccherà comprare e leggere il libro “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi per capirci qualcosa. Del resto gli affari della chiesa sono sempre stati oscuri e misteriosi, ma per quanto riguarda il denaro non lo hanno mai disdegnato. E comunque, alla base di quanto emerge dai documenti, lo scontro ha origine nelle finanze del Vaticano e della sua famigerata banca, lo IOR (Istituto Opere Religiose). La banca e il modo di gestirla è la causa di fondo di tutto questo can-can. E in tutto questo gran casino anche la terra si è disgustata ed ha iniziato a tremare, ma anche questa trema dovunque all’infuori che nello Stato del Vaticano. Così tra il terremoto finanziario, quello terrestre e quello vaticano, di certo non c’è il rischio di annoiarsi.

Gli antichi latini sostenevano che “Pecunia non olet”, ma il clero, invece, ha  sempre giurato che il “denaro è lo sterco del diavolo”, quindi avrebbe un pessimo odore. Nonostante questo loro ritornello trascendentale, nell’immanente hanno sempre fatto del denaro lo strumento fondamentale dell’allargamento e consolidamento del loro regno. Persino il cattolicissimo sommo poeta così descrive i “nuovi farisei” nella casa che fu di Pietro: “Fatto v’avete dio d’oro e d’argento;/e che altro è da voi a l’idolatre,/se non ch’egli uno, e voi ne orate cento?” E meno male che, il loro Maestro, da quanto emerge dai Vangeli, aveva una certa antipatia per il potere terreno, “il mio regno non è di questo mondo”, pare abbia detto. Quindi, sempre citando il sommo poeta si può affermare con lui che le opere del clero sono state non certo“leonine ma di volpe”. E se ieri il sommo poeta vedeva la chiesa “puttaneggiar coi regi”, oggi chi non è troppo distratto, la vede puttaneggiar non solo coi regi, ma persino con la mafia. Infatti, la banca vaticana IOR (altro che quel cassiere squattrinato e sfigato di Giuda) è stata definita la “lavanderia del denaro sporco”. Insomma una cosa pare ormai certa: le “sacre” stanze della curia pullulano di “santi” furbacchioni. Un’ultima considerazione: in ogni luogo si urla, e a buon diritto, contro i costi della politica, mentre sui costi dello Stato del Vaticano, che per i contribuenti risultano essere di gran lunga superiori rispetto al costo della politica, nessuno ha il coraggio civile di raccontarcela tutta. Chissà forse hanno paura di finire all’inferno? Poverini!

E mentre il mondo intero crolla, l’economia, la produzione, tutto si ferma per esigenze della finanza internazionale, non poteva mancare il solito terremoto d’estate e le puntuali alluvioni d’inverno. Nonostante tutto questo gran casino, l’unico che non si scompone e va avanti come un carro armato nel realizzare gli obiettivi della trimurti, è il Presidente del Consiglio dei Ministri, neanche fosse “Lo ‘mperador del doloroso regno”. Infatti, si ha la sensazione che ci stia accompagnando proprio in quell’inferno dantesco.

Nonostante tutto, i megafoni della finanza internazionale continuano con il loro sputtanato ritornello: “abbiamo dilapidato le risorse economiche della Nazione, ora dobbiamo tirare la cinghia per poter rimettere a posto i conti”. Dilapidato chi!? Falsari !!!!!!!!!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 2/6/2012

  1. Caro Gaetano, a mio modesto parere è necessario riannodare le trame di uno spirito pubblico depresso e sfilacciato. Questo implica anche di saper opporre dei rifiuti secchi: alla logica cieca della finanza , alla comunicazione selvaggia, come la pubblicazione di documenti riservati del Vaticano, ai traditori della politica, a un Europa reticente e vuota di valori e ideali, alla violenza cieca in Italia, ma anche nel mondo. Il nostro paese certo è vaccinato, da anni, con alterne vicende e scadenze ha conosciuto il terrorismo e le sue bombe che distruggono e ammazzano, le stragi di stato, le trame oscure ecc. Mai però avremmo pensato che questa assurda furia omicida potesse avvicinarsi alle scuole, dove ragazzi inermi vivono la stagione della speranza e dell’attesa. Una furia omicida e vigliacca, che sembra ricacciare indietro la speranza di un mondo nuovo in cui si fa strada l’incontro, il dialogo, il rispetto e l’accoglienza delle differenze. Una fase economica e sociale è finita , quella del consumismo, del debito. C’è bisogno di lavoro, soprattutto per le giovani generazioni. Ma il buio non è totale e inesorabile, come sostengono i presuli italiani. E’ possibile riavvicinarsi verso un processo di crescita, sia pure diverso dal passato. I giovani hanno bisogno di guide autorevoli e forti, di adulti coerenti e appassionati che li guidino. Auspico, e non mi stanco di ripeterlo che istituzioni, scuola , università si pongano accanto alle nuove generazioni , valorizzandone i talenti, sostenendoli nella fatica a crescere, aiutarli a riscoprire i valori fondamentali dell’ amicizia, della solidarietà. Ma soprattutto, aiutarli nella costruzione di una società, in grado di rinnovarsi. Tu dirai, ma questo cosa centra…Io invece caro Cipputi, penso forse sbagliando che la speranza di una società migliore è nelle mani della new generation, di chi se no, noi che più giovanissimi proprio non siamo; possiamo fare i nostri discorsi, giusti o sbagliati che siano, ma a prendere in mano le redini di una nuova società, devono essere le generazioni a venire, noi saggiamente possiamo dare solo una mano. Non è che io e te, te lo immaggini, potremmo metterci a fare la rivoluzione….Io quanto , quanto, ma tu sei anche più avanti con l’età, poi sinceramente non abbiamo più neanche il fisico, anche se noto con piacere che tu hai un cervello che ragiona da giovane.

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