I GIOCOLIERI DELLA FINANZA

 

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I GIOCOLIERI DELLA FINANZA

Niente è più efficace, per produrre una nitida immagine della speculazione finanziaria, descrivere l’abilità e il risultato che conseguono i giocolieri. In qualsiasi momento si ferma l’immagine, si vede che il giocoliere ha solo due palline in mano, mentre altre dieci volteggiano. Tutto ciò che il mondo intero produce in un anno, il PIL mondiale, è pari a 75 mila miliardi di euro, mentre di moneta in circolazione ce n’è più di dieci volte tanto. Come è potuto accadere? Semplice! Si fanno dei debiti che non si possono pagare e si estinguono con altri debiti che non saranno esigibili e così all’infinito. Complici di questo sporco gioco, Stati, banche centrali, banche periferiche. Questa speculazione finanziaria non poteva continuare all’infinito, prima o poi doveva crollare. Fatto! Così si è verificato il passaggio dal “fare soldi con i soldi”, “nel fare soldi con i debiti”. Creando quindi, dal nulla, una massa di denaro virtuale. Ma il risultato fu micidiale perchè: chi ha giocato a quel gioco si è arricchito, chi ha speso solo l’equivalente di ciò che ha prodotto, è diventato povero. Ora come se non avessimo già pagato abbastanza, cercheranno di far sopravvivere questo sistema infame, facendo pagare il conto ai soliti lavoratori e pensionati.

Chi ha messo in moto questo infernale gioco, chi ha consentito che ciò accadesse?

Tutto ciò ebbe inizio negli anni ottanta quando la folle politica della destra volle fare un passo indietro rispetto alla turbo-finanza, al turbo-mercato. Si distinsero per primi, in questo dissennato disegno, Ronald Reagan e Margaret Thatcher. I loro slogan ripetuti fino alla nausea erano: “meno Stato e più mercato”; “il Governo non è la soluzione ma il problema”. passò, si impose, e fu l’anarco-capitalismo. La sinistra in parte non seppe, in parte non volle, opporsi a questo disegno delirante e il popolo lavoratore, nel frattempo, si era lasciato drogare dal consumismo sfrenato. Poi verso la fine degli anni ottanta con “la caduta del muro di Berlino” il mercato e la finanza globale tracimarono, trascinando tutti i principi economici, sociali, umani che fin lì avevano retto e giustificato il consenso nei confronti delle democrazie occidentali. Oggi, la democrazia è di fatto sospesa, o quanto meno è divenuta virtuale quanto la massa di denaro senza riscontro di beni prodotti. Quindi questa delega in bianco ai mercati ha significato la rinuncia a un’idea, a qualsiasi idea di governo, e a maggior ragione di autogoverno, e fu la morte della politica.

DI FATTO…

questa crisi del Capitalismo ha aperto un’epoca di grandi sommovimenti. Certezze che parevano consolidate sono messe in discussione. Non solo il paesaggio sociale ma le stesse vite delle persone vengono scosse, quando non travolte. La crisi del capitalismo, presentato dai cantori del pensiero unico come un fenomeno naturale, non viene compresa, non viene accettata dalle masse viste le conseguenze negative che su di esse si ripercuotono. Per dirla con Gramsci, siamo entrati in una fase di “guerra di movimento” e mai come oggi, il pensiero di Marx, basato sulla “critica dell’economia politica” si mostra attuale. Mai come oggi nella storia dell’umanità è stata così evidente la contraddizione tra una diffusa domanda di libertà e di giustizia e l’incapacità del sistema politico di soddisfarla. Quindi ora è necessario rompere la gabbia dei rapporti sociali capitalistici

CHE FARE?

Ripartire da Carlo Marx, ripartire da Gramsci,

ripartire dalla lotta di classe!

 F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 29/11/2011

 

 

 

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