IN HOC SIGNO VINCES (La CITTA’ETERNA tra guerra e pace)

 

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IN HOC SIGNO VINCES (La CITTA’ETERNA tra guerra e pace)

-         San Lorenzo (Fortezze volanti nel cielo di Roma)

Era una bellissima giornata di sole, all’ improvviso un grande boato: tremano palazzi e pavimenti, in un attimo vengono giù muri e pezzi d’intonaco. Un ronzio potente che si muta in un rombo sordo, sorprendendo dal cielo la città eterna e in particolare il quartiere di San Lorenzo. Ondate successive di bombe e allarmi, le sirene di avviso arrivano in ritardo, il primo attacco dal cielo, il più massiccio, non è annunciato. Attimi indimenticabili scolpiti nella memoria dei cittadini dell’Urbe. Polvere ovunque, nuvole dense e alte, rotaie divelte e carbonizzate, la gente che urlava e scappava in tutte le direzioni. Le sirene d’allarme urlano quando le bombe già infieriscono a pioggia su palazzi, chiese e scuole. A colpire la città di Roma,  più di 70 anni fa, furono oltre 300 aerei di tipo Lancaster , Wellingthon, Halifax inglesi e oltre 800 bombardieri americani B 17, B24 e B25 (Fortezze volanti) che lasciarono cadere 4000 ordigni da 6000 metri di altezza sulla verticale dello scalo merci di San Lorenzo vicino al cimitero monumentale del Verano,  caro a moltissimi romani. Le incursioni aeree si susseguirono poi sui quartieri Prenestino, Tiburtino, Esquilino e Termini. Gli ordigni esplosivi caddero a macchia di leopardo. Il fragore delle esplosioni e il bagliore degli incendi è avvertito a decine di chilometri. Gli Angloamercani picchiano duro. Gangster del cielo li soprannominerà  il regime fascista. L’alternanza di bombe dirompenti e di ordigni incendiari, compresi bidoni di benzina e fosforo, sviluppano incendi spaventosi, fondono cavi elettrici, telefoni, l’asfalto delle strade. Per tutta la notte i roghi bruciano indomiti. La città è colpita dalla periferia alla sede universitaria vicino San Lorenzo. Dal basso le macerie di una Roma che sembrava protetta e inviolabile, cullata nella sua unicità, segnata dalla presenza del pontefice Pio XII  e dal suo carisma che invocherà su Roma la benedizione divina. Dall’alto, sullo sfondo, il teatro di un conflitto che entra nella fase decisiva nel cuore dell’estate cruciale del 1943 (circa 72 anni fa ): prima lo sbarco degli alleati in Sicilia, poi il bombardamento dell’Urbe e a seguire la caduta del fascismo e le dinamiche che portarono all’armistizio e alla guerra civile. Roma è innanzitutto la capitale di un paese schierato a fianco della Germania, da Londra non hanno dubbi, bisogna colpire con durezza e vincere la guerra; da Washington si temono le reazioni del mondo cattolico. Ma la guerra è a una svolta, la caduta della città eterna avrebbe un significato simbolico ben preciso. Così vengono selezionati avieri esperti di bombardamenti dotati di mappe e foto degli obiettivi militari. Sui volantini gettati dai bombardieri angloamericani si legge: siamo decisi ad abbattere il regime che ha avvilito il paese. Separate il vostro destino dagli uomini del regime fascista. In questo modo potreste riottenere quell’onore e quella stima che vennero perduti con il regime mussoliniano. Circa 8000 tonnellate alla fine piovvero dal cielo, i caduti civili furono 1496. Tra le istruzioni dei piloti militari, c’era quello di evitare lo sconfinamento nelle aree proibite e nei quartieri popolari: purtroppo anche le migliori intenzioni non riescono a guidare le traiettorie degli ordigni esplosivi, ne allora ne in seguito. Ma questa è davvero un’altra storia….

-         Il cielo sopra i tetti dell’Urbe (via Margutta)

Per riscoprire la magia ineffabile di Roma, quella sottratta a questo tempo disgraziato e ai rumori molesti prodotti da un’ umanità incarognita e inzeppata per ogni dove, l’unica opzione è arrampicarsi sui tetti. Lì, il tempo si sospende e suggeriva Luca Barbarossa nella celebre canzone “Via Margutta”: “vedessi quanto è bello il cielo in Via Margutta questa sera, a guardalo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo, la stessa città dei bombardamenti( San Lorenzo,19 Luglio 1943) e dei pittori dei giovani poeti e dei loro amori prigionieri di nascosto in un caffè”. Là in effetti vi si notano cupole che tondeggiano sul cielo in ogni direzione  e ad ogni istante, come a confermare l’essenza giunonica della città eterna di Roma, che si nota soprattutto da viale Belvedere di Villa Borghese lungo Trinità dei Monti, oltre che dal Gianicolo, dal Pincio e dallo Zodiaco. Per capirla questa meraviglia, devi avventurarti lassù come un cecchino, e una volta che sei lì, appollaiato tra tegole e cappi, devi catturare quel soffio di poesia, tracciata tra classico e barocco, sentire nel naso gli aromi e i profumi scomparsi della città eterna. In effetti, si ha la sensazione che Roma è veramente una proiezione del tempo che è stato. Le piazze, le infilate, gli angoli, i vicoli, le guglie, i campanili raffigurati in quota dopo la scalata da Piazza del Popolo a Villa Borghese sul balcone del Pincio rivelano una natura segreta, lì dove la materia dominante e l’aria in cui ritrovi in sospensione, immaginate ma intatte, le mille storie che nei secoli sono corse di bocca in bocca nell’Urbe, gli intrighi, le schermaglie le devozioni e le insolenze, lo scontro tra i potenti e il popolino.

Inerpicato sulla cima delle cose e delle case e sopra i tetti di Roma come diceva la celebre canzone di Barbarossa;  “ sta cadendo la notte sopra i tetti di Roma….” il visitatore turista sembra dirci che anche con i piedi  piantati per terra potremo tornare a vedere, perché “romani de Roma” e “habituè dell’Urbe” non alzano più davvero lo sguardo sui particolari rivelatore della bellezza eterna della città, ma gettano appena un occhio.  I primi i romani da tempo indolenti, noi altri habituè in maniera alquanto routinaria, ma tutte e due le categorie a differenza dei turisti e visitatori ormai quasi inconsapevoli perché assuefatti alla bellezza  straordinaria e incantevole dell’Urbe eterna.

Nel bene e nel male, “In hoc signo vinces” ieri, oggi, domani, nei secoli dei secoli, “Roma caput mundi” e Urbe che rivendica la propria imperante eternità !

ANTONIO LEO

Collepasso, 24/2/2015

 

  1. E sapete chi c. c’era su una di quelle fortezze volanti? Clark Gable!

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  2. Non si deve chiedere a milioni di persone di venire a Roma a piedi ma si possono offrire occasioni per camminare in pace nella città, una volta che si è arrivati con il treno, l’aereo o l’autobus. E inoltre si possono coinvolgere i romani nel riscoprire luoghi e significati trascurati o ignorati. Lo si può fare nei giorni ordinari in orari compatibili con la vita di tutti. Per scoprire che molti tra noi vogliono cessare di essere stranieri, se non estranei alla Città Eterna. Ovvero percorrere le antiche strade che portano a Roma e gli itinerari che permettono di ritrovare nell’Urbe valori e luoghi di straordinario interesse. Nei tempi moderni, la dimensione del pellegrinaggio a Roma è apparso progressivamente indebolito, anche per il mutamento dell’universo interiore dei viaggiatori. Intanto non si è mai interrotta la volontà di raggiungere Roma a piedi lungo i percorsi delle antiche vie. E’ sempre più frequente che molti scoprano e attraversino tratti di queste strade e sentieri affascinanti comunque capaci di produrre esperienze singolari a fronte della nostra confusa esperienza di vivere urbano.

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