Gli 800 “santi” del papa Francesco

Gli 800 “santi” del papa Francesco

 

“Per la santificazione di 800 otrantini, morti dopo la conquista della loro citta’ ad opera dei turchi, hanno partecipato a San Pietro a Roma il Presidente della Giunta regionale pugliese, il Presidente della Provincia di Lecce, Gabellone ed il Sindaco di Otranto.

         Hanno partecipato, in forma ufficiale  ad una iniziativa clericale, ancorchè inopportuna come, una contro-crociata mussulmana.  

         E così sulle finanze pubbliche dei pugliesi sono venute a gravare le “missioni” dei loro rappresentanti locali.

        Dal momento che il viaggio pro-santi effettuato non rientra nei compiti istituzionali amministrativi, la relativa spesa dovrebbe risultare non riconoscibile o canonica da parte del giudice contabile.

        Pensate che la Corte dei Conti perseguirebbe chi insegue i fanti e anche chi segue i “santi”?

        Quale cittadino o politico laico, non folgorato sulla via di Otranto, inficerà la triplice presenza alla santificazione degli ottocento “martiri”?

        A futura memoria si potrà conoscere l’entità del costo e la sua “copertura”?

        Possiamo concepire amministratori infedeli?” (Giacomo Grippa)

 

Quanto sopra è un’opportuna e condivisibile considerazione di Giacomo Grippa sugli opportunismi di certi politicanti. E solo il suo dovere eserciterebbe la Corte dei Conti se addebitasse, a questi opportunisti, le spese sostenute e scaricate, probabilmente, sui conti pubblici.

Ma in particolare ho voglia di disquisire sullo spessore politico-religioso di questo Papa Francesco, il quale, a parole, sembra voglia fare cose diverse, mentre nei fatti e con sicumera ripercorre la strada maestra di tutti coloro che lo hanno preceduto. Come dire: il lupo cambia il pelo ma non il vizio. Solo i bontemponi e i poveri in spirito si saranno illusi di trovarsi di fronte a un personaggio diverso, nuovo. Mentre coloro che non soffrono di esigenze trascendentali vengono in mente solo le parole del sommo poeta: “Fatto v’avete dio d’oro e d’argento;/e che altro è da voi a l’idolatre,/se no ch’elli uno, e voi ne orate cento?/… Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,… là dove Cristo tutto dì si merca… Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,…” eccetera, eccetera.

La decisione di innalzare sugli altari, tutti in una volta, una camionata di 800 militari del XV secolo, la trovo stravagante. In realtà, a quei cosiddetti martiri che difesero Otranto, in realtà, persa la guerra, come era terribile costume dell’epoca, restava solo la scelta di passare armi e bagagli dalla parte del nemico o perire. Qualcuno probabilmente tradì, altri preferirono soccombere per non coinvolgere le loro famiglie nell’infamia di traditori della Patria. Il cristo, la chiesa, la trascendenza, per loro, penso, c’entrassero meno dei cavoli a merenda. Ma alla chiesa servono i santi, come alla macchina serve il carburante.

 

Quindi non è paradossale pensare che in quella strage possono essere periti anche degli atei, agnostici e chissà forse anche qualche furbacchione e ladruncolo. Ma non sarebbe del tutto fuori luogo immaginare che ci fosse stato qualcuno che ha preferito tradire piuttosto che perire, però, siccome la storia in quei tempi la scrivevano gli scribi e/o intellettuali al soldo della chiesa, si saranno guardati bene dal raccontarcela tutta, almeno credo, non era a mio avviso funzionale al consolidamento di quel potere. Comunque, buoni e cattivi, credenti e miscredenti ora diventeranno, volenti o nolenti, tutti santi per la gloria della santa chiesa cattolica apostolica vaticana. Però, se c’è qualcuno di bocca buona che si scandalizza per l’eccidio realizzato dai turchi ad Otranto, faccia mente locale a cosa combinarono i cristiani e il cristianissimo Goffredo di Buglione quando conquistarono Gerusalemme qualche secolo prima; fu la prima crociata e i cristianissimi promotori e divulgatori della necessità di liberare Gerusalemme dai musulmani, così spronavano il popolo a partire per la crociata: “uccidendo un infedele non si commette un omicidio, ma un malecidio, cioè si uccide il male, quindi è un bene; perciò massacrate l’infedele è dio che lo vuole”. E massacrarono quarantamila abitanti di Gerusalemme tra musulmani ed ebrei che vivevano pacificamente da sempre in quella città. E li uccisero nel peggiore dei modi, fatti letteralmente a pezzi, gambe e braccia su un mucchio, teste su un altro e i busti su un altro ancora, mischiati tra donne vecchi e bambini. E per rendere la morte più terribile, gli tagliavano prima le braccia poi le gambe, infine la testa. Ora immaginatevi i musulmani che decidono di innalzare sui loro altari i quarantamila massacrati a Gerusalemme dalle armate cristiane. Intaserebbero di sicuro il paradiso di Allah e, comunque, penso, non ci sarebbero disponibili sette vergini a testa per tutti questi martiri musulmani. Sarà stata questa la ragione per cui hanno deciso di soprassedere?

Il cattolicissimo Duce Goffredo di Buglione/Quarantamila trucidò con cristiana devozione,/Realizzò un genocidio di proporzioni immani;/un fiume di sangue causaron le sue mani.

Torquato Tasso invece, convinto di raccontarci una stupenda storia di eroismo di ispirazione trascendentale, in realtà, con la sua “Gerusalemme Liberata”, ha messo a nudo la tremenda, vile e disumana malvagità dei cristiani dell’undicesimo secolo. Ecco l’inizio e la fine delle empie scene che racconta, da gran poeta, senza dimenticare che le ha descritte sulla base del sentito dire, visto che scrive la sua opera alcuni secoli dopo il fattaccio.

Goffredo di Buglione

                                Torquato Tasso

 

« Canto l’armi pietose e il capitano
che il gran sepolcro liberò di Cristo
molto operò con il senno e con la mano
molto soffrì nel glorioso acquisto…..
 »

“Corre di tenda in tenda il sangue in rivi,

e vi macchia le prede e vi corrompe

gli ornamenti barbari e le pompe…

Né pur deposto il sanguinoso manto,

viene al Tempio con gli altri il sommo Duce;

e qui l’arme sospende, e qui devoto,

il gran Sepolcro adora e scioglie il voto”.

Poi, quando il Musulmano Saladin riconquistò Gerusalemme strappandola ai cristiani, non si macchiò affatto dello stesso delitto, dimostrando, con quella sua decisione, di essere molto meno disumano dei cristiani.

E al fine di non lasciar dubbi sul fatto che concretamente con lui non sia  cambiato proprio niente, non ci sia alcuna rivoluzione in atto, ecco che il papa Francesco, con niente di francescano e tanto di gesuita, riparte con le solite crociate contro la legge 194, contro l’aborto, contro i gay, contro il divorzio, contro la pillola del giorno prima e quella del giorno dopo… È chiaro, si tratta solo e soltanto della solita minestra disgustosa. E semmai dovesse succedere che un papa voglia veramente cambiare la chiesa, ci penserà la chiesa stessa, la curia romana a cambiare papa, e la fine di papa Luciani sta lì per ricordarcelo. Questa è la potenza della chiesa cattolica apostolica vaticana. Ed è il caso di concludere questa mia esposizione con le parole del più grande credente e anticlericale che io conosca, il sommo poeta: “E se licito m’è, o sommo Giove/ che fosti in terra per noi crucifisso,/ son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?”

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 13/5/2013

 

 

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