GENIO E FOLLIA

GENIO E FOLLIA

van gog

-      Van Gogh, lettere al fratello

Vincent è autodidatta, coltissimo per le sue letture ossessive di Zola, Hugo, Shakespeare, Flaubert. Scrive furiosamente come un romanzo in progress con capacità letteraria di sintesi ed esattezza realistica nel rendere le situazioni. E allo stesso modo dipinge. L’impressione è la forsennata corsa contro il tempo di uno spirito eroso. L’urgenza espressiva appare nel modo deciso, vigoroso, apparentemente veloce di dare le pennellate, dall’uso visionario intensificato del colore, ma anche dal modo in cui nella sua mente  come nella pratica, il disegno, la pittura sono strettamente intrecciate con la scrittura. Parole e immagini per far arrivare all’altro, più profondamente, ciò che ha in mente. La vita sec. Van Gogh è breve per tutti e il problema è nel farne qualcosa di valore. Egli vive la sua esperienza come discesa infinita verso la fine, dissociato e alienato dalla realtà, concentrato solo e soltanto sulla sua arte e sull’incapacità di tollerare le manifestazioni del male e del dolore. Intessute di meditazioni sul ruolo dell’arte e sul significato della vita artistica e della vita reale, le lettere a Theo sono uno spaccato di un uomo dilaniato dalla malattia e offeso dalla mancanza di riconoscimento. Vincent aveva molta nostalgia di Theo. Fra loro c’era sempre un grande affetto e una grande tensione. Theo mantenne Van Gogh per quasi  tutta la vita; apprezzò e commentò i suoi quadri e Vincent  lo ricambiò con gratitudine e nascosto senso di colpa. Voglio fare disegni che vadano al cuore della gente e al cuore delle cose. Vorrei fare ritratti che tra un secolo, alla gente del futuro sembrerebbero apparizioni diceva Van Gogh. Non per la somiglianza fotografica, ma attraverso le nostre espressioni appassionate , usando come mezzi di espressione e di esaltazione del carattere la nostra conoscenza e il nostro gusto del colore. Figure colme di dolorosa, bruciante verità, come il dottor Gachet, lo sguardo saturnino, la bocca chiusa in una smorfia. Come medico alieniste Gachet, ripete a Vincent di non preoccuparsi, le sue crisi non erano nulla di grave. Il dottor Gachet, mi ha dato l’impressione di essere piuttosto eccentrico, scrive Vincent a Theo, mi pare confuso e malato quanto te e me. Qualche mese dopo Van Gogh si spara. Forse anche la freddezza e l’impotenza terapeutica di Gachet lo spinsero al gesto estremo.

Ma le lettere a Theo, cioè suo fratello, illuminano in profondità non solo sull’arte di Van Gogh, ma sulla sua vita, sulla sua follia, sulla sua morte. Grazie ad esse si ricostruiscono eventi sull’esistenza smontando tutta la falsa mitologia accumulatasi. Le oltre mille pagine sono innanzitutto un archivio spontaneo, sui quadri che Van Gogh stava realizzando, una bottega deposito di una quantità straordinaria di disegni. Fu la moglie del fratello Theo, morto sei mesi dopo il suicidio di Vincent, a riordinare il suo epistolario, pubblicandolo per la prima volta nel 1913. Così  quelle lettere di pura intelligenza straziata e di alta letteratura scritte al fratello sono diventate lo straordinario racconto della sua esistenza e una sonda potente per perlustrare il mondo dell’artista.

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-      Dante esoterico

 

Un viaggio nel mondo esoterico di Dante, all’interno del suo misterioso linguaggio, con dei viaggiatori trasformati per l’occasione in esploratori di nuovi mondi alla scoperta della verità celate. E’ questo il succo della Divina Commedia che parla di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Non dobbiamo chiederci in che forma Dante ci parli oggi, ma esaminare perché un classico come le sue opere duri per sempre. Non è facile svelare il segreto che si nasconde dietro alle terzine di Dante. Da allora si sono succedute diverse interpretazioni simboliche su cui vari gruppi di eminenti studiosi cerca di far luce sul viaggio di Dante nel mondo ultraterreno. Essi hanno studiato vari percorsi danteschi che partono dagli ordini di cavalleria sino al gruppo iniziatico del Trecento: i fedeli d’amore. Alcuni studiosi hanno pure suggerito percorsi diversi da quelli comunemente conosciuti. La Divina Commedia, dunque, in chiave diversa da quella conosciuta a scuola. I fedeli d’amore, comunque, sono la casta a cui Dante apparteneva per glorificare la dedizione alla conoscenza. In sintesi cosa rende universale Dante? Ci ricorda, forse, la nostra umanità i cui conflitti, a distanza di secoli, sono gli stessi di ieri. Come mai lui è universale oggi, in tempi di crisi? E non solo in Italia, ma in tutto il mondo? Ci sono stati tempi duri: la peste, l’atomica, le guerre, eppure siamo sempre sopravvissuti. Dove si trova la speranza? I classici sono la risposta a questa domanda del mondo. Qual è la magia di Dante, di Shakespeare, di Manzoni? In loro l’aspetto simbolico convive con quello letterario e accanto alla letteratura accademica troviamo quella non ufficiale di questi poeti del passato. Inoltre la loro magia è una componente comune che ci ricorda la nostra umanità tra ragione e speranza nel futuro. Bisogna, infatti, saper interpretare l’esoterismo di questi grandi poeti rappresentandoli a livello semplice a tutti. E non perché la gente sia stupida, ma per far capire che la verità richiede pazienza e amore. Questo vale per Dante: ha visto l’inferno e il purgatorio, ma ha deciso che c’era bisogno di una via d’uscita. Il mondo ha bisogno di questo tipo di immaginazione e di esempi positivi, altrimenti è la fine. Il mondo ha bisogno di testimoni di speranza, come in passato lo è stato Dante Alighieri.

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Carlo Alberto Sallustri in arte “TRILUSSA”

Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Sallustri nacque a Roma e lì vi morì. Dopo un’infanzia non brillante sotto il punto di vista scolastico, esordì giovanissimo pubblicando il suo primo sonetto. Trilussa forgiò un linguaggio sempre più prossimo all’italiano, fin quasi a indurre il romanesco a una patina leggerissima. Fu definito poeta della cronaca, ma anche poeta di un mondo piccolo borghese, ma probabilmente fu entrambe: i suoi sonetti nacquero per commentare i fatti di cronaca di un mondo tarso borghese. La vita politica romana del tempo, offriva sicuramente una straordinaria varietà di bersagli, come le baruffe tra clericali e anticlericali, tra monarchici e repubblicani, ma anche la corruzione e i giochi di potere della politica: tutti furono colpiti da suo modo di scrivere senza imparzialità. Raccontò  da vero e proprio reporter  fatti da porre all’attenzione del popolo. Questo era Trilussa “er poeta de Roma”, un grande artista, una gloria per i romani, che è vissuto infondo nemmeno tanti anni fa, ed è subito entrato nella leggenda.

Lungi dall’essere un intellettuale, fonte della sua ispirazione erano le strade di Roma assai più che i libri. Quando un giornale locale gli pubblicò i primi versi , questi conobbero presto il consenso dei lettori. La sua fama crebbe, la sua notorietà raggiunse il culmine. Tuttavia Trilussa non frequentò mai i circoli letterari ai quali continuava a preferire le osterie. Le sue poesie sono dunque popolate da tipici personaggi di un mondo piccolo borghese (la casalinga, il commesso di negozio, la servetta ecc). Negli anni successivi, però la struttura sociale dell’Urbe, doveva cambiare profondamente; l’ispirazione che il poeta traeva così intimamente dalle vecchie atmosfere romane era destinata pian piano ad abbandonarlo.  I suoi anni migliori giungevano al termine. Eppure a soli 20 giorni dalla morte, gli veniva riconosciuto dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi il titolo di senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico: siamo ricchi, fu il suo commento alla fedele governante nell’apprendere la notizia , ben sapendo che tale titolo non era molto più che una carica onorifica. Trilussa infatti viveva alla giornata, aveva l’incubo di pagare l’affitto, era sempre pieno di debiti e però, pur non vivendo nel lusso si godeva la vita tra feste di popolo, abiti eleganti e teatro. Trilussa: un personaggio difficile, un autentico anticonformista.

ANTONIO LEO

COLLEPASSO, 2/4/2015

  1. Quell’anima inquieta e deforme seduce ancora, più di quanto ci si immagini. Tutti abbiamo incrociato le “sudate carte” del poeta, qualcuno ne ha afferrato l’essenza e qualcun altro ne è stato respinto. Giacomo Leopardi, vitale e ironico oltre la prigione della gobba, è un eroe, un amico fidato anche per chi non ama i libri. Pessimista ma visionario, parla ai giovani di ogni tempo e riempie di orgoglio il petto di chi porta il suo nome. Ma ora c’è una speranza per la cultura italiana: a Ottobre dello scorso anno è uscito un film su Giacomino Leopardi; due ore e mezzo dense di poesia e pensiero. “Il giovane favoloso” ha sbancato al botteghino. In sala sono andati studenti e professori, ma non solo, perché l’attore Elio Germano, ha compiuto un miracolo pop. Il suo Giacomo è stato di famiglia per tutti, il successo ha dimostrato che Leopardi è nel cuore degli italiani. E’ lo stesso amore che al Mondiale ci trasforma tutti in c.t : la gente vedeva il film e all’uscita del cinema diceva la sua perché sentiva di “possedere” il poeta, lo stesso poeta che si abbandono allo studio ”matto disperatissimo e folle”. Poeta fuori dallo stereotipo, che regala passione e ha l’umanità assoluta che sogniamo tutti. I ragazzi di oggi che sui libri maledicono spesso “l’ermo cole”: anno avuto tutti un occasione per “riscoprirlo nel profondo”. Ecco, il vero Leopardi, anticonformista e politico che piace ai più perché è un lottatore, con sete di vita e di sapere. Una pagina di “Zibaldone”, a caso, ogni giorno: aiuta a conoscerci meglio. C’è voglia di conoscenza, nonostante certe abitudini didascaliche ci allontanino da un uomo così grande. Da quel “favoloso giovane”, in fondo, si scopre che tutti siamo malati. Di “Infinito”!

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  2. La sfida sottesa è quella di farsi migliori, di non volersi adattare ad essere uno scherzo del caso, ma di determinarsi in conformità di un desiderio attuato dalla volontà, di anelare alla gloria lasciando una traccia del proprio passaggio sulla terra, anche attraverso la lotta, di avvertire e vivificare la responsabilità del retaggio costituito da storia e memoria, di non rassegnarsi ad essere un numero, un meccanismo economico di consumo, un’entità chiusa nel recinto dei bisogni, entro il quale è esclusa la possibilità di farsi davvero liberi.

    L’uguaglianza sostanziale, in tale visione, non è un punto di partenza, ferma restando la pari dignità sociale, ma è, al più, un punto di arrivo: ci si può fare uguali in consapevolezza, saggezza e conoscenza.

    Occorre specificarsi, differenziarsi, valorizzare la propria unicità, secondo la regola della vita e della storia, dando così all’esistenza un senso.

    Determinarsi persona che non si annulla nella massa, che non si omologa nel numero, né si confonde con esso.

    Essere colui che, incarnando il merito, alimenta il futuro col desiderio, la determinazione, la responsabilità, la capacità visionaria, la curiosità, la competenza, l’emozione, la selettività della memoria, l’invenzione, l’atto creativo, il presagio…

    Spingere la propria consapevolezza fin dove l’aveva spinta Galilei: “Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella“, restando umili, sapendo sempre di non sapere e che ogni passo avanti compiuto, è sempre e solo una tappa verso l’orizzonte intravisto.

    P.S. “La mente dell’uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell’uomo mediocre ha familiarità con il guadagno. (Confucio)“. “L’opinione dei molti non ha valore, uno solo se ottimo, vale per diecimila. (Eraclito)“. “Grande destino non ammette animo imbelle, ma una volta che siamo destinati a morire perché consumare nell’ombra, privi di ogni gloria, un’inonorata vecchiezza? (Pindaro)“. “La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli“. (Aristotele). “Sulle alte vette deve regnare la solitudine. (Nietzsche)“. “Le radici profonde non gelano mai” (Mussolini). “Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Pound). “Che mi importa del costo delle cose? Sono qui per vivere, non per contare” (E. Hemingway)“. “C’è sempre una filosofia per la mancanza di coraggio“. (Albert Camus). “Una grande maggioranza non vuole la libertà, anzi ne ha paura. Bisogna essere liberi per volerlo diventare, poiché la libertà è esistenza – soprattutto è un accordo consapevole con l’esistenza, è la voglia – sentita come destino – di realizzarla“. (Ernst Jünger). “La lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri“. (Luigi Pirandello). È molto probabile che una tappa decisiva nel misterioso processo dell’evoluzione dell’uomo sia rappresentata dal giorno in cui un essere, che stava esplorando con curiosità il suo ambiente, fermò la sua attenzione su sé stesso”. (Konrad Lorenz). “L’arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.” (Filippo Tommaso Marinetti).

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