FRONTE DEL PALCO (I Social Network)

FRONTE DEL PALCO (I Social Network)

-Vita reale o realtà virtuale?

I Social Network stanno perdendo terreno…..Già, quasi, quasi ti cancello. E poi ricomincio a scrivere un diario vero, fatto di carta, rilegato. Pagine dentro cui infilare fotografie che invecchiano, colori che sbiadiscono, fuori fuoco, che nessun Photoshop adeguerà. Non occorre interrogarsi troppo in profondità, per scoprire che la socializzazione di facebook è per buona parte illusoria. A dispetto di un aumento di informazioni, sia in termini di numeri che di frequenza, a dispetto di un allargamento del campo degli interlocutori (le nuove amicizie). In teoria dovrei parlare solo quando ho qualcosa da dire, in pratica dico sempre qualcosa. Mi esprimo, dichiaro, chioso, posto, riposto, compio una serie infinita e inevitabilmente inflattiva di atti linguistici, perché questo mi provoca un’immediata sensazione di piacere. Un tempo avrei partecipato ad una discussione con l’idea di ricavarne un accrescimento culturale.

Facebook in particolare sta mangiando la polvere di una nuova tendenza, una specie di antivirus umano. Secondo dati recenti infatti, è in crescita il numero di utenti che eliminano i contatti con cui non hanno veri legami di amicizia e conoscenza diretta, ma anche amici alla lontana usciti fuori dal giro quotidiano delle frequentazioni. Insomma, tutto quel calderone che fa aumentare vertiginosamente in numero delle notifiche sulla home page. Tutto questo, sta facendo perdere dei quattrini all’inventore del social network più potente del mondo. Se milioni di italiani smetteranno di connettersi, come farà il povero Zuckenberg a gestire l’affare della pubblicità….La studiosa di comunità “on line” Karen North, ha spiegato come la maggior parte degli utenti registrati passano sempre meno tempo davanti al computer e, sono soprattutto, in modalità molto meno attiva. Tutto quel sistema che poggia sulla micro megalomania di tutti noi, me compreso, sull’eccesso di privato messo in piazza, la cronologia delle vite anonime che collezionano amici come tacche su una medaglia all’improbabile valore.

Meno chat, meno forum, meno gruppi, meno partecipo a questo o a quell’evento, meno auguri di circostanza, meno giochini e fattorie virtuali, meno messaggi privati, insomma meno sbobba. La catalessi è a una svolta. La tappa successiva sarà ridurre il cerchio sempre di più, finchè non si potrà tornare a impugnare una manciata di numeri di telefono, saranno i numeri dei nostri amici di sempre, quelli con i quali vai al cinema, allo stadio, al concerto rock, a mangiare una pizza il sabato sera, quegli amici che di tanto in tanto non hai voglia nè di vedere nè di sentire, quindi quelli reali, veri e sinceri.

Comunque soltanto nel 2011 appena trascorso, sono stati letteralmente espulsi dalle bacheche ben mezzo miliardo di persone. E noi che credevamo che il problema dei falsi amici, fosse soltanto di natura politica, un timing elettorale. Capita anche ai comuni mortali, la straordinaria futilità del collezionare finti amici, comincia a vacillare e insieme a questa perdita di “appel”, sfuma anche la condivisione fasulla, quella che all’inizio faceva sentire di più al centro dell’attenzione, al centro della piazza virtuale, dell’amore, dei contatti accumulati accettando richieste di amicizia prive del benchè minimo messaggio di benvenuto. I tempi sono talmente duri, che non se ne può più di abbracci virtuali, si avverte invece di nuovo il bisogno di tornare a guardare da vicino facce che arrossiscono in diretta, amici ai quali poter raccontare la paura e le ansie della vita e dove finalmente trovare vero ed autentico conforto.

Se la realtà ci assedia coi tratti sempre più inafferrabili e proteiformi dei suoi problemi, è logico che noi ci rifugiamo nel nostro monologo esteriore. Se le cose fuori di noi si sono fatte illeggibili, noi leggiamo noi stessi, ripassiamo senza posa l’unico centimetro del pianeta di cui sappiamo abbastanza. Inutile dire che anch’io in questo momento, scrivo per placare il mio narcisismo come facciamo un po’ tutti noi. E non c’è dubbio che affrontare il mondo da fuori, è un esperienza faticosa, per non dire sconcertante. Ma se ce ne restiamo tutti a casa ad aggiornare i nostri profili, se continuiamo a emettere enunciati per il gusto di sentire come suona la nostra voce, che possibilità ha il mondo di spiegarci le sue ragioni?

ANTONIO LEO

Collepasso, 27/5/2012

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