FORI IMPERIALI

FORI IMPERIALI

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-      Save the Gladiator’s tomb

Di tutte le grandi nazioni del mondo, l’Italia in particolare dovrebbe essere una guida nel promuovere l’importanza di esplorare e conservare il passato antico. Parola di Russel Crowe, che al cinema ha vestito i panni del”Gladiatore” e ora scende in campo per salvare a Roma il mausoleo di Marco Nonio Macrino.

E’ la tomba del generale preferito dell’imperatore  Marco Aurelio che ha ispirato la star dell’arena di Ridley Scott, Massimo Decimo Meridio. Il magnifico monumento funebre di Marco Nonio Macrino che fu anche gladiatore, è del II secolo d.c. ed è venuto alla luce alla periferia di Roma, lungo la via Flaminia. E’ considerato tra i ritrovamenti più importanti degli ultimi trent’anni per la potenza architettonica dei suoi marmi. Il problema è che il monumento del vero gladiatore di Roma rischia di essere reinterrato, perché la tomba del Macrino/Meridio con le sue colonne intere e i frammenti colossali, le raffinate decorazioni, la gigantesca iscrizione dedicatoria, conservati negli strati millenari di fango del Tevere può essere ricostruita, ma la Soprintendenza ai beni architettonici dell’Urbe non è in grado di spendere tre milioni di euro per un progetto di valorizzazione che prevede anche la protezione e la bonifica. Restaurare la tomba, che prevede anche bonificare 13 mila metri quadri di quell’area e che quindi avrebbe anche un parco archeologico sull’antica via Flaminia (via Flaminia Vecchia), e probabilmente un moderno museo all’aperto da godersi in bicicletta o in treno, è forse un sogno, ma un sogno che spinge lo stesso Russel Crowe a lanciare un appello all’amministrazione che dovrebbe incoraggiare anche i cittadini italiani ad essere fieri dei successi della gloriosa storia del loro paese. E per salvare il monumento, l’attore ha anche avviato una petizione on-line intitolata “Save the Gladiator’s tomb” e promossa inoltre dall’American institut for Roman cultur che coinvolge una rete mondiale di studiosi e ricercatori. E la sensazione è che, se fosse emerso nelle periferie di Berlino, Parigi, Londra, New York, il mausoleo del generale Macrino,che fu anche senatore, avrebbe avuto un altro destino!

Reinterrare il mausoleo per mancanza di fondi sarebbe un suicidio storico culturale imperdonabile per la nostra e per le future generazioni. Il mausoleo è infatti di una bellezza unica, tutta l’area lo è, considerando non solo ciò che è stato rinvenuto, ma quant’altro è nascosto sotto metri di terra. Nell’insieme un piccolo Foro Romano che nulla avrebbe da invidiare al fratello maggiore. Ciò che sorprende in tutta questa vicenda è la lucidità di R. Crowe che restituisce il giusto valore all’archeologia e alla storia meglio dei nostri luminari. Infatti è dai dettagli delle nostre esplorazioni archeologiche che vediamo e capiamo quello che ci lega alla nostra storia, quello che la storia ci può insegnare e cosa può essere il nostro futuro con quella conoscenza .

Lo stato dei nostri beni culturali è sotto gli occhi di tutti, più drammaticamente nascosta è l’incapacità di riuscire a comunicare il valore, il significato e il senso. Tutti si inventano tutto, senza risultati. Ogni rivetta applicata al nostro patrimonio culturale deve fare i conti con una diffusa differenza e incomprensione. Il rischio è in generale di non comprendere mai i problemi dell’Italia, di arrivare sempre in ritardo sulle scelte, di adeguarsi a ciò che non serve ai cittadini italiani.

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-       Domus Aurea

A un certo punto si era scatenata a Roma la gara tra chi avesse la casa più grande e più fastosa, magari moltiplicando il numero delle dimore di proprietà o la loro dimensione. Che la Domus Aurea fosse una sorta di mostruosità fisica e morale, lo sostennero personaggi autorevoli dell’epoca cioè del primo sec. dopo Cristo e con argomenti abbastanza seri. Plinio il vecchio che la vide costruire lo dice chiaro nel suo trattato di storia. “A punire il lusso, scrive Plinio, ci pensano gli incendi ma non c’è verso che la natura umana comprenda che c’è qualcosa di più effimero dell’uomo stesso” Ma, continua il grande storico; “ abbiamo visto, la casa di un principe Nerone, estendersi fino a circondare la città e, per non farsi mancare niente è piena d’oro”, una pacchianata fuori misura turpe e offensiva.  Pensate, racconta, che quei contadini arruolati a forza e mandati a morire ammazzati per ampliare l’Impero, spesso coltivavano dei campi più piccoli di un salotto di quella dimore principesche fatte col loro sangue. Ma per noi moderni il problema è un altro. Cioè esaltare per quel che merita la Domus Aurea che è gemma incomparabile, un sogno che si materializza davanti ai nostri occhi. Essa doveva essere cancellata in odio a Nerone e in effetti lo fù, ma tutta la storia dell’Impero e della successiva tradizione all’alto medioevo è storia di distruzioni inesorabili. Che cosa è rimasto? Poco o nulla. Quella che oggi chiamiamo la Domus aurea, è una piccola porzione dell’immane complesso originale. E’ una zona di rappresentanza ma di minor rilievo nell’economia generale della fastosa dimora e dei suoi immensi giardini. Questa in effetti dilagava sul colle Palatino dove risiedeva l’imperatore. La zona ora riaperta, sul colle Oppio, era un insieme di saloni da utilizzare per cerimonie, incontri,eventi. Dunque ora grazie alla Soprintendenza ai beni culturali si può vedere qualcosa di più. Ma occorre enorme rispetto per non offendere il passato che preme ancora angosciato sul presente.

ANTONIO LEO

Collepasso, 8/2/2015

 

  1. A proposito di Impero Romano, il 24 Ottobre del 79 d.c. sembra una giornata qualsiasi a Pompei dove soggiornano i ricchi di Roma, una città abitata da circa 12 mila persone che, come innumerevoli altre nell’impero, lavorano , vanno alle terme, fanno l’amore. Ma alle 13 dal vicino VESUVIUS si sprigiona una quantità di energia pari a 50 mila bombe atomiche e, in meno si 20 ore, sotto un diluvio ustionante di ceneri e gas, Pompei è soffocata da 6 metri di pomici, mentre la vicina Ercolano viene sepolta sotto 20 metri di fanghi compatti. Migliaia di uomini e donne cercano di scappare, invocando gli Dei, ma trovano una morte orribile. E solo in epoca moderna saranno scoperti alcuni dei loro corpi contorti nella disperazione della fuga.

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