Finanziaria 2011 a scoppio ritardato

 

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I partiti di massa, una volta, servivano a stemperare e governare le pulsioni di pancia, a moderare i termini, a suggerire, a volte a obbligare, di anteporre l’interesse collettivo al proprio ombelico; la dialettica e il principio di non contraddizione,  permetteva poi a chi dirigeva il dibattito un’opportuna sintesi. Quei partiti,  già da tempo ridotti a gusci vuoti, sono stati sostituiti da fantomatici leaders che, storicamente, sono sempre stati l’anticamera di avventure dissennate. E a coloro che denigrano i partiti a vantaggio dei leaderismi, e sono tanti, propongo la lettura di Eugenio Scalfari ne da’ degli stessi: “Non esistono uomini della provvidenza se non nella fantasia dei sudditi che si rifiutano di diventare cittadini…Le esperienze antiche e recenti dovrebbero averci insegnato che il popolo sovrano esiste soltanto se la sovranità viene esercitata ogni giorno, da tutti e da ciascuno”.

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La degenerazione della democrazia in consorterie varie è stata possibile perché invece del controllo dei partiti sui poteri esecutivi, ci si è fidati dei leaders.  Della mignottocrazia e dei suoi riti del bunga bunga più volte ne abbiamo parlato, ora è il caso di analizzare la P4 di Bisignani, dopo aver fatto la conoscenza della P2 di Gelli e della P3 targata Formigoni & company. La creazione di un occulto Stato  affaristico, in cui il dirottamento degli incarichi pubblici, l’inquinamento delle fonti di informazione, la slealtà istituzionale, creano una condizione di pseudo democrazia e nulla hanno in comune con la “Repubblica fondata sul lavoro”.

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La P4 di Bisignani è l’epilogo d’un regno, d’un costume, d’una devianza strutturale come sopra riportato, non nuova nel pentolone degli sporchi affari italiani. Anche questa P4, come le P precedenti, ha potuto utilizzare altissimi papaveri dello Stato, altissimi generali delle varie armi per imbastire i loro loschi affari, costruendo così immorali mercati, vendendo gli interessi pubblici alle cupidigie private, corrompendo e deformando la democrazia, calpestando la giustizia ed elevando tale privilegio così meschinamente ottenuto:  “Oggi si è  trasformato in virtù il perseguimento dell’interesse personale, e si ostenta la disuguaglianza come il sigillo del merito e della superiorità”.

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Ma ecco che il Kaimano d’Arcore ne ha inventata un’altra delle sue: una finanziaria a scoppio ritardato. Consapevole del fatto che alle prossime elezioni beccherà la terza sberla dagli elettori e se ne andrà fuori dalle “balle”, ecco che ti inventa una finanziaria i cui effetti negativi di 40 miliardi di euro, entreranno in vigore solo nel 2013 e nel 2014, anni, questi, nei quali lui non ci sarà, scaricando così il peso dei suoi disastri economici, sociali e morali, sui governi futuri. Autentica vendetta postuma: chiunque governerà il dopo Berlusconi avrà vita difficile fin dall’inizio del suo mandato. Forse la magistratura non riuscirà a fargli pagare il fio per le sue malefatte, di certo però gli stessi mercati dei quali è riuscito sempre a farsi beffa, lo stanno già declassando insieme a tutte le sue attività nate e cresciute nel malaffare. 

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Anche Nichi si atteggia a grande leader enigmatico!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 2/7/2011

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