FERRANDO: «Questa sinistra ridotta in macerie per colpa della sua classe dirigente»

Il leader del Partito comunista dei lavoratori attacca le liste «finte comuniste» e dice: il voto utile stavolta è quello per noi
Il quadro che dipinge della sinistra italiana non è di quelli più rosei. Ridotta in macerie dall’incapacità della sua classe dirigente, divisa per motivazioni personalistiche, incapace di proporre un’alternativa. Ma una via d’uscita Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori, la vede: è la «radicalizzazione della lotta».
Il Pcl si candida alle europee. Perché un elettore di sinistra dovrebbe votarvi?
Primo: siamo l’unico partito che non si è compromesso nelle politiche antioperaie del centrosinistra, anzi siamo nati proprio contro i suoi caratteri antipopolari. Secondo: avanziamo una proposta a tutte le forze di sinistra, politiche e sindacali, per una mobilitazione contro Berlusconi e Confindustria che parta dall’unico modo che a nostro avviso la sinistra ha per uscire dalla sua crisi, ossia la radicalizzazione della lotta. Per intenderci, una dinamica sul modello francese o greco, che è l’unico che ha portato a dei risultati. Terzo: proponiamo un programma a lungo termine, che si pone come obiettivo il governo dei lavoratori e la riorganizzazione socialista della società. Poi c’è il nostro programma: blocco generalizzato dei licenziamenti, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, abolizione delle leggi anti-migranti.
Anche Rifondazione e il Pdci si presentano come «Lista anticapitalista». Perché non correre insieme?
Non contano i nomi ma la sostanza. Ci si può definire «anticapitalisti», ma se poi si votano leggi che vanno contro i lavoratori, allora quel termine è solo una maschera che non fa altro che far crollare la credibilità della sinistra.
C’è lo sbarramento al 4%. Alle politiche avete preso lo 0,6%. Un voto al Pcl non è dispersione dei voti?
Lo sbarramento rappresenta il tentativo di eliminazione della rappresentanza nelle sedi istituzionali. È antidemocratico per definizione, e anche suicida per quella sinistra che lo ha sostenuto. Basti ricordare il favore con cui il Prc guardava al sistema tedesco. Per noi non è un problema, noi puntiamo a radicarci nella società. Le altre forze ex di sinistra se proprio avessero voluto avrebbero potuto mettersi insieme per superarlo più facilmente, i loro programmi alla fine sono simili. Non lo hanno fatto solo perché sono divisi da personalismi.
L’appello al «voto utile» potrebbe portarvi via consensi.
E allora lo uso anch’io. Il «voto utile» è quello dato a una sinistra coerentemente anticapitalista, che non tradisce. In quest’ottica sono le altre liste «finte comuniste» a essere di disturbo. Perché il problema vero che uscirà da queste elezioni sarà la ricostruzione di una sinistra vera dalle macerie create dai suoi gruppi dirigenti.
Duri e puri. Il rischio è apparire solo «testimonianza».
Capovolgo la critica. Siamo gli unici a non essere di «testimonianza». Proponiamo un cambio reale delle forze tra le classi. Le nostre proposte sono concrete, l’unificazione della lotta è un’esperienza concreta. Non manca la mobilitazione dei lavoratori, manca una classe dirigente che la sappia sfruttare non in chiave subordinata a un’alleanza con il centrosinistra.
Da queste elezioni ti aspetti una dura sconfitta della sinistra. «Tanto peggio tanto meglio» allora?
No. Non voglio che sia uno scontro fratricida tra le ex sinistre di governo. Il peggio a sinistra c’è già stato, a prescindere dal raggiungimento dello sbarramento. Bisogna dare un segnale visibile della ricostruzione di una sinistra anticapitalista vera. E lo si potrà fare solo se la classe dirigente che ha portato alla rovina la sinistra si farà da parte. Riutilizzando uno slogan di un’altra forza politica mi viene da dire: «Se non ora, quando?».

Marco Ferrando 

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