FATTI E MISFATTI DI GENOVA 2001

 

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FATTI E MISFATTI DI GENOVA  2001

I fatti sono noti, arcinoti e, per l’appunto dimenticati. In queste settimane nelle sale cinematografiche d’Italia è in onda il film “Diaz” sugli avvenimenti succedutisi a Genova tra il 19 e il 22 Luglio del 2001. Andare a vedere il film può considerarsi un dovere civile.  Chi come me lo ha visto, può anticipare che non sarà una visione piacevole. Nè divertente. Sarà in compenso una visione interessante. Un film, infatti, che ci consegna una storia per immagini che finalmente consente agli italiani della presente e della futura generazione di far entrare nella propria memoria nazionale i fatti accaduti nei terribili giorni di quel luglio di inizio secolo e millennio.

A questo proposito sarà bene subito chiarire una cosa: non deve essere questo articolo e- non voglio che- sia l’occasione per riaprire la ferita di una sterile e annosa polemica nei confronti della polizia. E’ vero la condotta di “quei reparti” di polizia “in quelle circostanze” fu illegale, perché la polizia di uno Stato democratico in cui tutti ci riconosciamo, non certo di quel sinistro “Stato di polizia” che fu bersaglio polemico di legioni di “antagonisti” di destra e di sinistra del secolo precedente. Lo Stato siamo noi, dunque la polizia siamo noi, e pretendiamo che i suoi agenti si comportino nel rispetto della persona e della legalità come in quel caso e in quelle circostanze, non avvenne. Punto. Fine delle polemiche.

Con il contributo di questo film si ha una testimonianza indelebile grazie alla quale la ferita possa finalmente sanarsi, come pelle lacerata attorno a un primo coagulo di sangue represso. Ora, finalmente i fatti e misfatti di Genova potranno uscire dal ricordo individuale ed entrare nella memoria collettiva. Potranno, insomma, smettere di sanguinare, uscendo dalla retorica zona di rimozione in cui rischiavano di piombare ed entrano benignamente nell’esperienza della nazione. Sì, perché per me questo è il significato dell’esperienza, di quel vivere consapevole con cui è possibile riconciliarsi: la ferita più la memoria che ti ha lasciato. E ferita indubbiamente vi fu.

Diaz esce infatti nelle sale italiane a pochi giorni di distanza da “Romanzo di una Strage”. Impossibile non accostarli, la contiguità temporale potrebbe indurre a collocare i fatti narrati nello stesso solco storico degli antefatti e retroscena della strage di Piazza Fontana. Se lo si facesse, a mio modesto parere, si prenderebbe un grosso abbaglio. Non siamo, infatti, di fronte al proseguimento della stessa eterna, identica storia di un medesimo volto tenebroso di un potere arcano e occulto che si esercita attraverso complotti, trame oscure, misteri inconfessabili e irrisolti, come già trattato da me nell’articolo “La strategia della tensione”. Questa è un’altra storia, che riguarda una nuova e diversa generazione che, se vogliamo, rende giustizia al ricatto ideologico in forza del quale in tutti questi anni ci è stato quasi imposto di ricondurre ogni passaggio della storia italiana recente alla presunta matrice universale degli “opposti estremismi” e delle violenze e lotte politiche degli anni ‘70.

Nel secolo scorso, infatti, ogni volta che le forze del cambiamento si infrangevano contro la violenza altrui,  spesso anche di Stato, gli antagonisti di destra e sinistra si rassodavano nella convinzione di trovarsi dalla parte giusta, si rafforzavano nelle loro motivazioni di impegno nella lotta politica. Ciò che invece accadde a Genova fu tutta un’altra storia; fu uno dei pochi conati di partecipazione attiva alla vita politica da parte di una generazione cresciuta dopo la grande smobilitazione ideologica degli anni ‘80 e ‘90. Quella generazione tentò allora di alzare la testa, fu bastonata e la riabbassò per non alzarla più. E questo non lo suppongo o lo dico io; è infatti storia e realtà vissuta. Perché soltanto 2 mesi dopo quel luglio 2001 venne l’11 Settembre a seppellire lo slancio del movimento “Alter-Mondista”.

Quindi, fu tolto a una generazione intera che non è affatto la stessa di Piazza Fontana, il diritto di riappropriarsi della propria storia, la storia di una generazione purtroppo perduta alla causa della politica in generale per colpa del “Terrorismo  Religioso Internazionale.” E le conseguenze di questa perdita sono sotto gli occhi di tutti.

 E adesso, a più di dieci anni di distanza dal G8 di Genova, una società morsa dalla crisi economico-finanziaria, si accorge di quante ragioni ci fossero in quelle azzittite voci antagoniste e di dissenso!

ANTONIO LEO

Collepasso /16/4/2012

 

  1. Perchè parlo di memoria? Perchè oggi in Italia è nata un nuovo tipo di memoria rispetto ai fatti storici svoltisi nello scorso secolo. Questo tipo di memoria è molto fragile e, in alcuni casi anche molto ipocrita e ovviamente, non avendo bisogno di interpretidei dei fatti ma solo di testimoni, è una memoria che viene in gran parte gestita dai familiari delle vittime alimentando il perpetuarsi del dolore e dello sdegno e allontanando la comprensione globale dei fatti. E’ nata quindi un altra forma ufficiale di memoria, sulla base di un compromesso tra destra e sinistra che si limita ad onorare le vittime trascurando il contesto, le cause, le responsabilità. Un giro nei luoghi in cui vennero uccisi i ragazzi di destra e sinistra negli anni 70 risulterebbe un noioso macabro reality per i giovani contemporanei, peraltro neanche supportato da una giornata di ricordo collettivo delle vittime delle violenze politiche. Un traguardo da cui siamo molto lontani, non culliamoci nell’illusione che possa bastare “il ricordo” per tenere “una memoria” condivisa come è successo in Italia per le due giornate di commemorazione delle foibe e dei campi di concentramento dove sembra che destra e sinistra si siano spartite le tragedie dello scorso secolo. Probabilmente mi sbaglio, ma non ne sono sicuro poichè sui siti di movimenti nazionali facente riferimento alla destra si onoravano solo i martiri delle foibe senza postare nulla il giorno della giornata di Auscwitz…..viceversa su quelli di sinistra avveniva esattamente il contrario. Questo perchè in Italia non esiste una memoria condivisa!

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  2. Caro Antonio, mettere sullo stesso piano Auscwitz e le Foibe è una stravaganza storica. Gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, ai tedeschi, ai nazisti, non avevano mai recato violenza alcuna. mentre i fascisti nei confronti degli sloveni e croati…beh, leggi quanto segue.

    La violenza dell’occupazione fascista in Jugoslavia

    In seguito al Trattato di Rapallo, firmato nel 1920 tra il regno d’Italia e quello dei Serbi, Croati e Sloveni, furono annesse all’Italia: Gorizia, Trieste, l’Istria e Zara (mentre Fiume fu dichiarata città libera; successivamente, con il Trattato di Roma, il 24 gennaio 1924 fu annessa all’Italia). Negli anni successivi, il regime fascista impose in tutto il Venezia Giulia una violenta politica di snazionalizzazione. Come recita il testo definitivo dell’analisi bilaterale Italia-Slovenia dell’aprile 2001: «Nella Venezia Giulia vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni nazionali slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi». All’eliminazione politica delle minoranze, si accompagnò da parte del regime mussoliniano un’azione che «aveva l’intento di arrivare alla bonifica etnica della Venezia Giulia, con la repressione attuata nei confronti del clero, che rappresentava un importante momento di sintesi della coscienza nazionale delle minoranze, e «l’abolizione dell’uso della lingua slovena nella liturgia e nella catechesi».

    La prima conseguenza di «questo programma di distruzione integrale delle identità» fu la fuga di gran parte delle minoranze dalla Venezia Giulia: «Secondo stime jugoslave emigrarono 105 mila sloveni e croati». Ma soprattutto si consolidò, agli occhi di queste minoranze, un fortissimo sentimento anti italiano, «l’equivalenza tra Italia e fascismo» che portò «la maggioranza degli sloveni al rifiuto di quasi tutto ciò che appariva italiano». Come reazione, si radicalizzarono gli obiettivi delle organizzazioni clandestine slovene che, verso la metà degli anni Trenta, «abbandonarono le rivendicazioni di autonomia culturale nell’ambito dello Stato italiano per puntare invece al distacco dall’Italia dei territori considerati loro». Un’azione che trovò l’appoggio del Partito comunista italiano. La risposta fascista fu pesante.

    Anche nel ’41, dopo l’occupazione dei territori jugoslavi, il regime fascista usò la mano dura contro le minoranze, facendo leva sulla violenza, «con deportazioni nei campi istituiti in Italia (Arbe, Gonars, Renicci), il sequestro di beni e l’incendio di case». (Quanto sopra è parte di un documento ufficiale sottoscritto da Italia e Slovenia).

    Inevitabile la reazione di coloro i quali avevano subito violenza da parte degli italiani fascisti. Ecco come e perchè il paragone Auscwitz-Foibe non regge. Inoltre, se gratti solo un po’, e usi una terminologia comprensibile, sei costretto ad ammettere che, quando abbiamo vinto noi, la prima guerra mondiale, ci siamo allargati e abbiamo fatto i padroni in casa d’altri; quando la seconda guerra mondiale l’abbiamo persa, ci siamo meravigliati che ci hanno rimandati a casa a calci in culo, e chi resisteva, purtroppo, gli hanno fatto fare una brutta fine. così è sempre andata la storia, così continuerà ad andare, purtroppo.

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  3. In quanto al G8 di Genova, dove per altro perse la vita il giovane Giuliani, i No Global cercavano di contestare, di fermare quella politica globale che oggi ci ha inguaiato tutti. la finanza mondiale, la globalizzazione, il turbocapitalismo.
    In quanto alle “forze dell’ordine”, assunte e retribuite dallo Stato per mantenere l’ordine, per far rispettare la legalità, non è stata quella nè la prima nè sarà l’ultima volta che hanno operato e operano contro la democrazia e tentano di sovvertire l’ordine costituito. la “strategia della tensione” docet. Ma mai fare di tutte l’erbe un fascio, anche perchè non sono mancati coloro che hanno dato la vita per la legalità, e, l’elenco delle vittime, sarebbe lungo.

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  4. Caro Cipputi, sulla memoria storica dei fatti dello scorso secolo ti posso condividere, ma non sono io che metto sullo stesso piano le vittime delle Foibe e quelle dei lager.Per me sono vittime innocenti e basta. E’ che caduta la memoria ufficiale imposta dai vincitori della seconda guerra mondiale , basata sull’patto dell’antifascismo, è nata un altra forma di memoria ufficiale revisionista, sulla base di un compromesso tra destra e sinistra ufficiali, che si limita ad onorare le vittime trascurando il contesto, le cause le responsabilità. Non più buoni da una parte e cattivi dall’altra, ma comune considerazione e pietas per chi è caduto. Questo tipo di memoria collettiva secondo me , è molto fragile e, in alcuni casi anche molto ipocrita e ovviamente non avendo bisogno di interpreti dei fatti ma solo di testimoni, è una memoria che viene gestita in gran parte per convenienza e non per convinzione!

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