EVVIVA, ECCO UN BUON SINDACO.

EVVIVA, ECCO UN BUON SINDACO.

 Messina. Il sindaco espone la bandiera della pace alla festa delle Forze Armate.

Lunedì, 04 Novembre 2013 18:46 Redazione Contropiano - 

Il neo sindaco di Messina, Renato Accorinti, esponente del movimento No Ponte nel corso della celebrazione ufficiale a Messina della giornata delle Forze Armate, si è presentato srotolando una bandiera della pace con su scritto: “L’Italia ripudia la guerra”, ovvero le parole dell’articolo 11 della Costituzione. Anche il suo intervento ha lasciato di stucco i rappresentanti delle autorità e delle alte gerarchie militari. Qui di seguito il testo:

“Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte – ha detto il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani – e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell’Archivio Disarmo su “la spesa militare in Italia” documenta come l’Italia abbia speso per l’anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l’Istat ha pubblicato il suo più drammatico Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1’8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema della progressiva campagna di militarizzazione italiana”.

“La nostra isola – ha proseguito Accorinti – rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (Muos) i paesi stranieri. Anche l’arrivo dei flussi migratori è vissuto come un “problema di ordine pubblico” da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice “Si” al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio “No a tutte le guerre” e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia – ha concluso il sindaco – da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l’umanità”.

Ecco chi è Accorinti:

Accorinti è tra i fondatori del movimento “No Ponte”, che si oppone alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Attivista per i diritti civili, dell’ambiente e nella lotta alle mafie fa parte del locale Movimento Nonviolento.

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È chiaro, questo degnissimo sindaco, penso, non si definisce né si definirà mai un comunista, ma la sua coscienza politica, ma soprattutto le sue azioni, sono di fatto infarcite da tutti quei valori che i comunisti in passato e nel presente hanno sempre sostenuto e sostengono. Certo, ha dimostrato anche notevole coraggio politico nel dimostrare in quel modo, proprio il 4 novembre la sua opposizione a tutto ciò che emana pessima esalazione di armi e di guerre. E il quattro novembre, purtroppo, non si è mai fatto abbastanza per evitare i rigurgiti guerrafondai di una minoranza irrequieta. Quindi ben vengano esponenti politici che non hanno chiuso in un cassetto l’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale.

Senza la pretesa di tracciare un parallelismo, comunque non posso fare a meno di fare mente locale ad un episodio che si è consumato anche qui nella nostra Collepasso a proposito di bandiera della pace.  Quando “l’Unione per Collepasso” vinse le elezioni nel 2006, rifondazione Comunista, che ne faceva parte, chiese ed ottenne da quell’Amministrazione di esporre sul balcone del Palazzo Comunale la bandiera della pace. E rimase lì per tutti e cinque anni del mandato. Scaduto quel mandato, perse le elezioni, vinse la destra, la prima cosa che fece la destra politica nostrana fu quella di togliere quella bandiera della pace messa lì sul balcone. Quindi, pur se non lo ammetteranno mai,di certo la destra politica anche a Collepasso ha paura di un simbolo che rappresenta la pace e contro ogni guerra, compresi i nomi nuovi che ad esse, i nuovi guerrafondai, hanno dato: “intervento umanitario”; in quanto alle inevitabili stragi di cittadini inermi, si è affibbiato termini stravaganti come “effetti collaterali”. Perciò non si può tacere sul fatto che anche questa amministrazione ha in odio il simbolo della pace. Anche perché, nella composizione della nuova maggioranza pullulano i militari, e questi, un po’ dappertutto, non solo a Collepasso, vedono la pace e la bandiera dell’arcobaleno che ne è diventato un simbolo come fumo negli occhi, un nemico da abbattere.

Questi signori, ovunque prestano il loro servizio militare e/o politico, li puoi osservare muoversi e agire come un formicaio nell’innalzare lodi ai nostri militari caduti, invocare medaglie all’onor militare, sventolare bandiere tricolore e definire eroi tutti coloro che tornano in Italia avvolti nella bandiera italiana. Non fa differenza per loro se questi hanno ucciso degli iracheni o Afgani innocenti, restano comunque degli eroi. Ma soprattutto mai si è potuto assistere a dei comportamenti di condanna da parte delle autorità militari e politiche di fronte a stragi di innocenti di altrui popoli. No, queste le definiscono spudoratamente “effetti collaterali”. È difficile dire se queste forze armate e chi le gestisce,  nonché i politicanti che ne determinano le scelte, le decisioni dei così detti “interventi umanitari”, si rendano conto oppure no di essere, di fatto, solo degli strumenti molto affini agli interessi delle multinazionali degli armamenti e dei petrolieri. Anzi utili idioti dell’altrui tornaconto economico. Che ci provi qualcuno a convincermi del fatto che gli iracheni e gli afgani si trovano meglio dopo i nostri “ interventi umanitari”.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 10/11/2013

 

 

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