ERA ORA! L’INTERNAZIONALISMO SINDACALE É SULLE BARRICATE!

Le “democratiche” forze della repressione.

Ecco le zelanti “forze dell’ordine” nostrane come tengono sotto controllo coloro che protestano. Cariche con blindati e jeep anticipati da lanci di fumogeni, spezzare i cortei, inseguimenti personali, manganellate alle spalle e sul volto scoperto, calci a studenti a terra, botte a ragazzine, a fotografi, a cinquantenni. Nonostante botte da orbi ai manifestanti da parte delle forze di polizia, le manifestazioni su scala europea hanno confermato nitidamente l’urgenza di un cambio di priorità nell’intera euro-zona.  Questa mobilitazione è destinata ad aumentare in modo esponenziale nella misura in cui le pretese dei governi antipopolari, meglio sarebbe definirli comitati d’affari della speculazione finanzia, cercheranno di portare a termine il loro sporco lavoro: la distruzione totale dello stato sociale. Ma i giovani studenti in particolare pongono un’esigenza di cambiamento a cui il governo risponde unicamente con la repressione. Non credo che si lasceranno intimidire, ormai non hanno molto da perdere, il Governo ha spento, per il loro futuro, ogni loro prospettiva.

ERA ORA! L’INTERNAZIONALISMO SINDACALE É SULLE BARRICATE!

                Come dimenticare i tempi in cui la borghesia era sciovinista mentre il movimento operaio era organizzato in modo internazionale e riusciva a tenere a bada le fameliche esigenze di accumulazione di lor signori? Oggi che il capitalismo evolutosi a speculazione finanziaria internazionale con la sua globalizzazione, quindi con visione e interessi internazionali, il movimento dei lavoratori fatica ancora, e non poco, a organizzarsi in modo internazionale dopo un’ubriacatura di oltre trent’anni di prospettive riduttive, anguste, nazionali. Comunque, l’altro giorno, 14 novembre 2012, si son fatte le prime prove di internazionalizzazione del movimento sindacale, quanto meno a livello europeo.

In tutta Europa sono scesi in piazza, mobilitati dal CES, (Confederazione Europea del Sindacato), masse enormi di giovani studenti e disoccupati insieme a lavoratori precari e a lavoratori sempre più con il lavoro a rischio di svanire sotto i colpi della finanza internazionale, hanno riempito le strade e le piazze d’Europa. Sciopero contro quel Potere economico che risulta essere composto da una marea di ex imprenditori i quali hanno scoperto che con meno rischi e meno fatica si può accumulare di più. Insomma fare soldi con i soldi è diventato, di fatto, l’orizzonte degli ex padroni e padroncini.

IL VERO OBIETTIVO DEI MANOVRATORI:

Ora l’obiettivo di questi speculatori, ex imprenditori, è quello di realizzare il loro antico sogno: riportarci tutti al paleocapitalismo. Stroncare del tutto le conquiste ottenute con dure lotte nel secolo scorso. Cosa questa che, essendo risultato impossibile realizzare con la produzione, con il mondo del lavoro, ci provano con metodi più truffaldini che mai. E a gestire questa dissennata tendenza alla distruzione dello stato sociale, al depauperamento delle risorse produttive, è stato chiamato al Governo del Paese un uomo della finanza internazionale, il Prof. Mario Monti.  Non è un caso, non si tratta di dimenticanza il fatto che non si siano colpiti i grossi patrimoni, le rendite finanziarie, le banche, e si continua a sperperare ingenti risorse della Stato in costruzioni faraoniche e perfettamente inutili, strutture come il TAV, il ponte sullo stretto e mille di queste dissennate operazioni che assorbono centinaia di miliardi di euro. Per non parlare degli armamenti e dei cento miliardi da spendere in bombardieri di nuova generazione, come se la nostra massima aspirazione fosse quella di una guerra continua contro tutto il resto del mondo. Quel mondo, che dal loro punto di vista, non si adegua alla folle globalizzazione finanziaria. Questo è il loro obiettivo, ma non il nostro, non quello dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, dei pensionati, degli studenti senza prospettive.

Una notevole parte della cosiddetta classe media, la descrive bene questa vignetta sopra riportata. Purtroppo c’è in giro qualcuno che crede ancora che l’Italia sia un paese povero, niente di più sbagliato. La ricchezza in Italia e pari a 9000 (novemila) miliardi di euro. Più di quattro volte il debito pubblico. Il 50% di questa ricchezza lo detiene il 10%, cioè 4500 miliardi è in mano ad una esigua minoranza di italiani. Il resto è della maggioranza, che però consiste, in modo determinante, in case di prima abitazione e solo un’esigua cifra di risparmio da lavoro dipendente e autonomo copre il resto. È’ palese anche per noi da dove i governi potrebbero attingere per rimettere in sesto le scassate finanze nazionali. Potrebbero far riemergere i miliardi espatriati, potrebbero evitare di spendere centinaia di miliardi in armamenti, potrebbero evitare la realizzazione di opere faraoniche perfettamente inutili ecc.. Invece, continuano a spolpare l’osso dei più deboli, sul lavoro dipendente e sui pensionati.

Perché questa loro dissennata politica?

Ciò accade perché l’obiettivo dei manovratori del sistema della globalizzazione punta a rendere tale la condizione di tutta la classe media (vedi vignetta). Infatti, c’è da osservare un ultimo aspetto molto significativo di quanto affermo: tutti gli economisti, nazionali e internazionali, in tutte le lingue stanno urlando che l’austerità sta ammazzando l’economia. E che è del tutto da mentecatti pensare e insistere con l’austerità che non farà altro che uccidere del tutto l’unico e vero motore dell’ecomia. E che è necessario, invece, puntare decisamente sulla crescita, sullo sviluppo, “condicio sine qua non” per uscire dalla crisi. Siccome chi è ai vertici del potere non è più scemo degli economisti che denunciano questa strada dissennata, è evidente che l’obiettivo a cui puntano non è risolvere la crisi ma utilizzare la crisi per spazzare via gli ultimi scampoli di stato sociale che ci son rimasti. Di conseguenza si può giurare che il giorno in cui avranno completato la loro opera distruttiva non si parlerà più di crisi. Io ci scommetto, voi no?

Conclusioni:

Quando poi osservo tanta parte di quel popolo che subisce tale atteggiamento e che continua a votare per i partiti che portano avanti questa disumana tendenza, non posso non pensare che ci siano troppi elettori con tendenze masochiste; oppure troppo stralunati dalla propaganda di regime e dai suoi pennivendoli? E, invece di votare per partiti antagonisti a questo sistema, o si astengono dal voto, o votano per partiti difensori ad oltranza di questo sistema disumano (pdl), oppure per i sedicenti riformisti (pd), o per qualche nuovo predicatore che sa incantare come un pifferaio, trascurando del tutto quei partiti antagonisti che propongono un’alternativa al sistema capitalista. Insomma, a mio parere, è anche un po’ colpa nostra se ci troviamo con questa classe politica incapace di proporre alternative valide a questo sistema malvagio.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 16/11/2012

Ma per capire meglio come quel 10% di cittadini italiani si siano arricchiti, vi propongo questa metafora che io trovo significativa, anche se non esaustiva delle origini della crisi:

LA PARABOLA DEGLI ASINI

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.

In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.

I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.

L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali.

Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.

Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.

Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una.

Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.

Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.

Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.

Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).

Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.

Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.

Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.

Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato.

Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete?

metafora scritta da un anonimo

 

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