Era meglio quando era peggio….

  Ricevo da Antonio Leo e pubblico questa sua opinione negativa sulla ristrutturazione dell’Esercito Italiano che in parte condivido.

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Era meglio quando era peggio….

 

Nel corso degli anni Novanta, con le prime operazioni militari all’estero, si afferma anche in Italia il modello volontario all’interno delle forze armate. La convinzione della necessità di un esercito professionista si diffonde trasversalmente nella classe politica italiana, necessità poi confermata dalle successive operazioni. Ma per quale motivo l’ esercito di leva voluto dalla nostra Costituzione, creato per difendere la nostra Nazione, un Paese che – è sempre opportuno ribadire- dati i continui eventi tesi a negarlo,  pone nel rifiuto della guerra una delle basi della sua esistenza! per quale motivo  – dicevamo-  questo esercito misto, cioè composto da militari di leva, dagli ufficiali di complemento e dal personale di carriera (ufficiali e sottufficiali)  non andava più bene?

Certo  questo tipo di esercito,  un po’ arretrato, lento, formato non da  professionisti ma da cittadini, legato alla Nazione e alla sua difesa da un  filo diretto con la società  che lo rappresenta  è forse un esercito poco efficace e meno efficiente, certamente meno spendibile sui fronti internazionali come quello fatto da volontari e da professionisti.  In  buona sostanza sarebbe forse inadeguato alla politica interventista portata avanti negli ultimi anni dal governo degli Stati Uniti e conseguentemente dai suoi alleati.

Infatti essendo perfettamente conscio che un esercito di coscritti rappresenti un ostacolo o quantomeno un impaccio alla nuova dottrina interventista, lo Stato lo sostituisce con quello di professionisti della guerra lautamente retribuiti,  pur riservandosi di ripristinare la leva obbligatoria in caso di guerre. La leva quindi non è abolita ma solo sospesa in quanto è previsto il suo immediato ripristino in caso di crisi di particolare rilevanza , opzione per la quale lo Stato italiano si riserva comunque il diritto di disporre del proprio popolo.

Dal mio punto di vista, però nel momento in cui con uno strappo alla Costituzione, l’Italia ha abolito le forze armate di leva e istituito quelle volontarie  e professionali, ha messo una pietra tombale  sul concetto stesso di esercito su base popolare che almeno in linea di principio è  comunque soggetto a qualche forma di controllo.

Infatti la leve garantiva la partecipazione della società  civile alla difesa ed eventualmente all’offesa, garantendo cosi un controllo democratico anche nelle Forze Armate.

Un soldato di leva , un ufficiale di complemento non dovendo vivere di guerra e non dovendo fare la carriera militare a vita ha certamente uno spirito più critico; un militare professionista sarà comunque ricattabile perché vive e magari mantiene la sua famiglia con quella professione. Il rischio di perdere il posto  di lavoro gli farà accettare anche cose contrarie ai suoi principi, come accade normalmente per qualsiasi altro lavoratore dipendente. Quanti di noi infatti ogni giorno devono subire il ricatto di un superiore in nome della necessità del salario. Invece il militare di leva , l’ufficiale di complemento che torna a casa dopo la ferma obbligatoria, può raccontare, può trovare ancora qualcuno che sia disposto ad ascoltarlo, può rivolgersi all’ opinione pubblica. Ma un professionista potrà mai fare lo stesso sapendo di rischiare il posto di lavoro?

L’idea di professionalizzare le forze armate per avere un esercito più snello, meno costoso, preparato per le sfide del futuro, non era un’ idea sbagliata in partenza. Ma quello che sono e sempre più saranno gli eserciti professionali oggi e in futuro,  a mio avviso, pone l’esigenza di ridiscutere l’intera questione.  Certo la leva costerebbe di più e in alcuni casi si sconterebbero dei difetti di preparazione, ma sarebbe possibile per ovviare a ciò, studiare una specie di doppio binario e cioè: ridottissime unità professionali super specializzate, e una base più larga di leva. Alla luce di queste riflessioni è stato giusto abolire il vecchio esercito di leva e dei coscritti, fondato sulla partecipazione popolare e rappresentativo di tutte le fasce della società italiana e soprattutto di tutte le zone d’ Italia e non solo del profondo Sud dove la maggior parte delle volte ci si arruola non per convinzione o vocazione, ma per mancanza di alternative e di posti di lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza!

Antonio LEO  

Collepasso 28/11/2011

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