EPOCHE

EPOCHE

250px-LuigiMeroni1

-Un Beatles a Torino

Si può attraversare la vita per un breve, brevissimo  periodo a volte, e nonostante questo lasciare un ricordo che resiste agli sfregi del tempo. Gigi Meroni visse soltanto 24 anni. Per i tifosi granata era una specie di semidio. Era la “farfalla granata”. Genio, fantasia, anticonformismo: Meroni era tutto questo e molto altro ancora: dentro e fuori dal campo i compagni lo adoravano, la gente si faceva conquistare dalle sue stravaganti ganze, che colpivano i benpensanti. Soffiava il vento dei Beatles e Gigi coglieva in anticipo i cambiamenti e la nuova era Beat. Pantaloni a zampa d’elefante, giacche con gli spacchi e con sei bottoni, cappotti che ne avevano soltanto uno, gessati incredibilmente audaci per l’epoca, come le camicie con i grandi colli, i merletti e gli elegantissimi gilet damascati. E poi quei Ray-Ban perennemente sul viso. La barba, oppure i baffetti sotto quel naso particolare. Un pirata gentile.  Senza nemmeno volerlo Meroni si era trasformato in un’icona. Aveva estro e talento. Fossero i dribbling o l’abbigliamento stravagante , i capelli lunghi, l’amore per la pittura o per i bluff al tavolo da poker: in Gigi Meroni non c’era mai calcolo, non lo faceva per posa, era semplicemente il suo modo di vivere. Tanti campioni dello sport oggi sfilano per stilisti, posano per la grandi firme della moda, vendono la propria immagine per gigantesche campagne pubblicitarie. Gigi, non ha mai esposto i suoi quadri, non voleva avvantaggiarsi della popolarità conquistata sui campi di calcio. Forse è anche per questo che ispira tanta nostalgia.

-La mia città

Mario Balotelli ha 24 anni, l’età di  Gigi Meroni quando morì in quel tragico incidente d’auto. Balotelli sta gettando via un tesoro inestimabile. L’enorme talento che la natura gli ha messo a disposizione. Se il calcio fosse solo punizioni, potenza, colpire forte un pallone avremmo un fuoriclasse in casa, ma il calcio è anche sacrificio massimo in allenamento e in partita che diventa rispetto per i compagni  e spirito di squadra; è anche responsabilità di rappresentanza che ti costringe a dare l’anima per chi ti sostiene e ti chiede un autografo. Mario a questo non ci arriva, perso nelle sue telefonate, smarrito nel suo mondo virtuale, sbriciolato in mille interessi e mille distrazioni, prigioniero del suo personaggio, incapace di far squadra. Purtroppo, il c.t. Conte considera moltissimo questi fattori. Difficile prevedere se e quando Supermario riuscirà a meritarsi altro azzurro. Anche perché a Liverpool la città dei Beatles non è che per il Balo sia tutto rose e fiori… Di sicuro senza di lui, Coverciano è un po’ più banale!

F.to ANTONIO  LEO

Collepasso, 20/10/2014

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Newer Post
Older Post