Due nomi, due uomini.

 RICEVO DA ANTONIO LEO E PUBBLICO

                                 

Due nomi, due uomini.

Due nomi un solo luogo del nostro immaginario collettivo, a testimonianza di una tragedia che ha colpito tutti, un intero popolo. E’ difficile scindere questo binomio, impossibile parlare di Giovanni, senza immediatamente ricordare Paolo. Nella nostra mente si è insediato un automatismo che sarà difficile rimuovere. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano uniti in vita, legati da un mestiere che per loro era una missione:  liberare la società civile dall’ oppressione di una mala pianta: la Mafia, che nasce vive e prospera nello stesso umore nutritivo prodotto dalla Sicilia.

Loro sono inscindibili nella nostra memoria, come accadde per quanti divennero simbolo contro la loro stessa volontà, eroi soltanto per aver voluto esercitare il diritto di affermare le proprie idee  e per aver rifiutato la vita facile dell’accomodamento e del quieto vivere. La loro fine orribile e tragica li ha fusi insieme!  Sicché oggi, quasi naturalmente il viaggiatore che si avvicini alla Sicilia sentirà i loro nomi prima ancora di mettere piede nell’ isola. Infatti al momento di giungere a Palermo in aereo si sentirà la voce del comandante informare che si sta atterrando all’aeroporto Falcone e Borsellino….Gli italiani, gli italiani  onesti amano questi due magistrati caduti a meno di due mesi l’uno dall’altro,  gli stessi mafiosi li rispettavano  così come li temevano quando erano vivi. Difatti Cosa Nostra capì subito che non ci poteva essere convivenza tra i propri interessi e questi due magistrati che parlavano in palermitano, capivano il linguaggio mafioso, si muovevano perfettamente a loro agio tra ammiccamenti, sguardi, segni apparentemente enigmatici. Insomma i due ex ragazzi della Kalsa che in gioventù avevano giocato a calcio con i loro coetanei poi arruolati dai boss, si ritrovarono insieme a contrastare un mondo che conoscevano e capivano perfettamente . Per questo poterono dialogare con i collaboratori riuscendo ad ottenere la fiducia offrendo in cambio la semplice “PAROLA D’ONORE”.

I  due però non dovevano vedersela solo coi “bravi ragazzi” che maneggiavano pistole, eroina e tritolo. Entrambe infatti non erano molto amati nelle stanze che contano, quelle della politica. Perciò la storia della vita e della morte di questi due eroi italiani non lascia spazio a dubbi e ambiguità. Ovvio, si trattava di ostilità che si manifestava in modo diverso. Eppure questa ostilità pesava esattamente quanto e più delle pallottole.

Ai due fu inoltre riservata  la tagliente ironia del palazzo di giustizia di Palermo e poi la saccente campagna di stampa contro la presunta smania di protagonismo, quindi un vero e proprio sbarramento che avrebbe precluso il ruolo di coordinare le inchieste sulla mafia. Una marcia lenta verso la delegittimazione, fino al tritolo. Eppure a  rileggere, oggi gli ultimi movimenti, le ultime parole dei due personaggi, ci si imbatte in uomini coscienti della propria fine imminente, perfettamente consapevoli perfino del possibile movente, eppure incapaci di tirarsi indietro. Fino all’ultimo!

 Antonio LEO 

Collepasso, 15/12/2011

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