DOPO MONTI CI TOCCHERA’ IL MONTISMO

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MONTISMO

Non c’era bisogno di un profeta per prevedere che dopo Monti avremmo dovuto fare i conti con il Montismo. Non hanno perso tempo i tifosi montiani. Lo schieramento che vuole realizzare questa condizione è già emersa: sono Casini, Fini, Montezemolo, Marchionne, i veltroniani del Pd, i pisanu-iani del Pdl, il partito dei giornali “la Repubblica” e quello del “Corriere della sera” e chissà quanti altri sono pronti ad agganciarsi a questa cordata. Classe dirigente, questa, che è lì da decenni e oggi ci ripropone, come nuova, la solita “mediazione politica” sempre nell’interesse della solita borghesia multinazionale europea, la solita ministra riscaldata, le sue solite “riforme strutturali”. In realtà…

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Così scrive Paolo Ferrero segretario nazionale di Rif. Com. su

“il fatto/politica & palazzo” a Proposito di un Monti bis.

“…A questo punto è abbastanza evidente che il taglio degli sprechi è il comodo paravento dietro cui nascondere l’ennesimo taglio dello stato sociale ed in generale l’ennesima compressione del ruolo dello stato. E su questo bisognerebbe riflettere: Monti usa lo spauracchio della speculazione per distruggere il welfare, precarizzare il lavoro e abbattere i salari, perché il vero obiettivo è la sconfitta dei lavoratori, non l’uscita dalla crisi.

Nello specifico del welfare, l’obiettivo non è salvarlo ma togliere diritti e aprire spazi ai privati per l’intervento sui servizi.

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Se Berlusconi ha mandato la democrazia a “puttane”, Monti l’ha “sbattuta” in galera. Ma il demerito non va ascritto solo a questi due, ci hanno messo il loro impegno anche i partiti, chi più chi meno. La corruzione dilagante poi ai vari livelli ha spianato la strada dando un alibi di ferro a tutti coloro che vedono nei partiti un freno per la gloria della globalizzazione dei mercati, per la liberazione a tutti i costi e l’azzeramento dello Stato sociale. Infatti, chi lavora per questo obiettivo sta cercando di rendere impossibile la vittoria di chiunque attraverso una legge elettorale pazzesca, peggiore del porcellum. Poi di fronte all’impossibilità di una maggioranza si rifarà il governo di larghe intese con i fan di Monti.

Le ruberie regionali, ed ora anche le provinciali, sono la punta di un iceberg che ancora non si conosce quanto c’è di immerso, quante ruberie alla fine emergeranno, non certo per volontà politica ma per indagini della Magistratura. Ancora una volta, come l’inizio degli anni novanta con la tangentopoli, scopriamo un “futti futti” generale caratterizzata da uomini senza scrupoli.

Questi episodi di mal costume hanno portato alla luce in modo drammatico il problema della selezione della classe politica. E non si tratta solo del porcellum e la conseguente nomina dei segretari dei partiti, c’è dell’altro, tant’è che nelle province e nelle regioni il sistema elettorale pur essendo diverso, con le preferenze, si riscontra un tasso di criminalità politica superiore a quanto si riscontra per senatori e deputati. Il guaio inizia quando i partiti a forza di sparlare delle ideologie le fanno finire in soffitta. Tolte queste portatrici di idee e valori, diversi certo, ma pur sempre delle idee, dei valori collettivi, restano solo gli interessi personali i quali, puntualmente, emergono dalle fogne dell’egoismo umano. Ecco che la prima tangentopoli degli anni novanta viene superata di gran lunga dall’attuale. E pretendere che sia la magistratura a risolvere il problema è una pia illusione.

Qualcuno sentenziò: “ogni popolo ha il governo che si merita”. Non è campata in aria questa affermazione. Facciamo una disamina. Il furfante Fiorito, ora in galera, venne votato da 38 mila elettori, una marea di preferenze, ed era già un furbacchione. Se lo ricandidassero verrebbe nuovamente rieletto a furor del suo popolo. Ecco emergere da questo assunto i limiti della democrazia. Limiti che si riscontrano però solo in quei paesi che hanno distrutto il senso civico dell’impegno politico. E in Italia ci hanno messo tanto impegno, sia la classe economicamente dominante, sia la classe politica. Ce la faranno gli onesti, i lavoratori, i pensionati a scegliere e votare una classe politica degna di questo nome? Riuscirci vuol dire fare emergere la democrazia dalle fogne nelle quali, in tanti, l’hanno esiliata.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 3/10/2012

 

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