DELENDA CARTHAGO


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Le rovine di Cartagine

DELENDA CARTHAGO (“Cartagine dev’essere distrutta)

-L’Urbe Eterna.

Roma, non solo una città, ma un nucleo urbano generatore di miti, luogo che fin dall’antichità ha offerto metafore e modelli alle lotte politiche, ai conflitti religiosi, alle scelte culturali. Roma, un certo senso della grandezza, l’idea di uno spazio amministrativo unificato e regolato dal diritto, un’efficacia tecnica associata alla bellezza della forma nelle arti e nelle costruzioni, un insieme di virtù morali in cui si era tentati di vedere il segreto del successo: ecco la ricetta che Roma ha offerto a quanti volevano trovare in lei un simbolo immortale, inattaccabile del tempo.

Sin dall’antichità Roma ha offerto all’Europa e al mondo un bagaglio di modelli e di riferimenti che hanno trasformato la sua storia in un mito fatto di significati spesso antitetici fra loro; Impero e Repubblica, autorità e libertà, sono i due poli principali attraverso cui si snoda la vicenda di una leggenda che non ha vissuto solo negli scaffali degli studiosi e tra le rime dei poeti, ma ha circolato nelle vene pulsanti della storia vissuta. La presenza di Roma all’origine delle idee politiche che ancora animano l’attualità e che affondano le loro radici in un passato lontano, accompagnando la riflessione sulle istituzioni civili dell’Europa moderna. La concezione universalistica dell’Impero e del Papato, la difesa delle libertà cittadine e dei valori dell’autogoverno, l’immagine trionfante della rivoluzione francese, la vocazione scenografica del fascismo sono le principali tributarie del mito di Roma antica, cosi come lo sono stati tutti quei movimenti che dalla riforma protestante ai nazionalismi ottocenteschi, al nazismo sino alla Lega Nord, si sono riconosciuti in una identità antiromana.

Fra riabilitazioni e cadute, fra entusiastiche adesioni e drastici rifiuti, l’antica Roma continua dunque a vivere in un destino alterno, nelle cui piaghe corre la strada maestra della nostra storia. Il mito di Roma! Mitos….nell’accezione greca è favola, racconto; potremmo dunque proporre se vorremmo un discorso su Roma come favola narrata, come essere biologico vivente o ”energia di scrittura”. Roma è in fondo il fantasma che ognuno si costruisce con la propria fantasia. Roma è la città dei martiri cristiani e non cristiani, dei Cesari in formato naturale e in quarantottesimo, del diritto e delle efferatezze da basso impero e di San Filippo Neri e di suor Pagliuca.

Noi dunque amiamo e malediciamo Roma, perché in essa, nella volontà contraddittoria dei suoi aspetti e risvolti riconosciamo noi stessi, la complessità e la tortuosità della natura umana, la faccia sacra e profana del nostro essere e del nostro vivere. Roma la civiltà romana e italica, è un vento che ha percorso i secoli, dove il seme si è diffuso ed è nato un costume civile. Non esiste una civiltà in senso assoluto, tocca ad ognuno di noi assorbire, assimilare ed attualizzare una civiltà nella vita di ogni giorno. Una civiltà che non diventi costume ed astrazione.

Roma e l’Italia siamo noi; Roma e l’Italia sarà quel che vorremmo che sia, se è vero che i governi delegati a procedere nel solco delle tradizioni culturali che dovrebbero unificare l’attualità vanno dove noi vogliamo e dove noi le portiamo. Roma città eterna, Roma insieme Urbe e Stato, nucleo di una comunità legata quasi gelosamente alle sue semplici e austere origini, ma anche centro di un impero fastoso ai limiti della dissolutezza. Roma antica, gli uomini e le donne che ne hanno fatto la storia, tanti episodi impressi in maniera indelebile nella memoria collettiva. La Roma di oggi invece è reazionaria, cattolica, popolaresca, dialettale, rivoluzionaria, laica, contestatrice. Roma moderna fatta di uomini e donne di gente comune, con capacità di intendere e di volere che si attende che i rapporti attuali all’interno della città urbe non siano legami di prevaricante complicità, ma di reciproco stimolo sulla via della nascita di una Roma che sostituisca l’attuale città conformista e controriformista nemica di ogni sano illuminismo, una Roma e quindi una Italia cattolica, ma anche laica per intenderci, che viva col calore di tutte le fedi, nessuna esclusa, legate tre loro da rapporti di razionale complementarità e multiculturalità, e col calore infine di tutte le coscienze democratiche.

ANTONIO LEO

Collepasso, 26/4/2012

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