Dall'ideologia alla mignottocrazia fino alla fiera delle vacche

 

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 finita la stagione dell’ideologie è fiorita  la mignottocrazia e la fiera delle vacche. 

Una volta c’erano le ideologie fondate sui valori. Valori, a volte buoni a volte meno buoni, ma ci si confrontava, a volte ci si scontrava, qualche volta ci si faceva persino male. Ma, nel bene o nel male, si credeva nei valori per i quali si era disposti a pagare dei prezzi a volte anche molto alti. A questo modo di operare e impegnarsi politicamente fu dichiarata guerra. Tutti i poteri, occulti e palesi, non diedero più tregua a questo modo di intendere la politica come strumento (i partiti) e metodo (ideologico) di impegno politico. Questo largo coinvolgimento nella cosa pubblica di moltitudini di individui, giovani e meno giovani, comportava la controindicazione di lacci e laccioli per il potere reale il quale non lo riteneva funzionale all’esigenza del suo irrinunciabile obiettivo: il massimo profitto.

Il potere suddetto, malgrado lo scontro con la classe subalterna, rimase classe dominante. Quindi, vinta la partita (1980 la marcia dei quarantamila alla fiat?), iniziò subito con la copertura dei numerosi politicanti voltagabbana, una lotta contro tutto ciò che è stato definito vecchiume e, l’esaltazione di tutto ciò che è nuovo, come fosse cosa giusta buona e bella. Chi si attardava nella visone politica precedente, finiva con l’essere tacciato come politico primitivo, espressione di una politica primordiale. Per loro, il comunismo era il vecchio, il liberalismo era il nuovo. Come se il liberalismo non fosse nato e sperimentato già prima del comunismo. E che il comunismo, non fu altro che una risposta alle tremende condizioni che il liberalismo aveva portato le masse. Al pauperismo, alla fame, alla miseria. 

Ora è sotto gli occhi di tutti cosa intendevano per “nuovo giusto e bello”: la mignottocrazia e il compra-vendita dei politicanti. Il Parlamento ridotto a fiera paesana dove sono in vendita parlamentari alla stregua di vacche e porci. Però, al costo di intere mandrie di vacche e porci. Infatti, il costo di un parlamentare, per passare da una schieramento ad un altro, varia dai centomila euro ai cinquecento mila. Stanno trascinando le Istituzioni democratiche nella vergogna, nel disonore, questi  Rinnegati, disertori, voltagabbana, banderuole, camaleonti, riciclati, riconvertiti, gattopardi, transfughi, felloni, puttanieri.

Da: il Brindisi di Girella

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Viva Arlecchini

E burattini

Grossi e piccini:

Viva le maschere

D’ogni paese;

Le Giunte, i Club, i Principi e le Chiese.

Da tutti questi

Con mezzi onesti,

Barcamenandomi

Tra il vecchio e il nuovo,

Buscai da vivere,

Da farmi il covo.

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Di
Giuseppe Giusti

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   Oggi, una moltitudine di elettori, dopo aver maturato la consapevolezza di aver commesso degli errori nel dar credito e votare questa porcata di classe politica ora al potere e, disgustati dallo spettacolo giornaliero, ricadono nell’errore votando per la nuova moda: “i leader-predicatori”; “gli artisti della parola”.

Fortunatamente non tutto è perduto, i giovani, gli studenti, questa futura classe dirigente, ha idee molto diverse di chi, oggi, detiene il potere e, nè paroloni dei prediatori, nè programmi tv sono riusciti a rincoglionirli. Ecco, questi giovani studenti stanno dimostrando come si lotta quando si ha le idee chiare: “resistere un’ora in più della controparte”. C’è da augurarsi che riescano a coinvolgere i lavoratori nella lotta. E auguri, a questa futura classe dirigente!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 9/12/2010

 

 

 

 

 

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