DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA RIVOLTA POPOLARE? DA MARX A MASANIELLO?

Da sempre, in pochi per la verità, denunciano limiti e ingiustizie che il sistema capitalista realizza mettendo a repentaglio continuamente persino la tenuta stessa della democrazia. Questa crisi globale del sistema capitalista, del resto ripetutamente dai comunisti preannunciata, ha costretto anche gli economisti liberali ad un ripensamento delle loro teorie, fino a prospettare soluzioni e rimedi tali da confondersi con i programmi della sinistra antagonista e di classe. Uno degli economisti più “IN” è il francese Jean-Paul Fitoussi, il quale sul quotidiano “la Repubblica” di giovedì 2 aprile tanto sostiene in una sua intervista: “La chiamino come gli pare ma questa è una rivolta popolare non coordinata, spontanea, quindi molto pericolosa… Le fondamenta della democrazia sono in pericolo… La crisi proviene infatti da una grande menzogna, non soltanto dei finanzieri, ma anche dei politici, diventati prigionieri di una dottrina assolutista e che ha prodotto effetti catastrofici. Ci dicevano che i nuovi posti di lavoro si potevano creare soltanto in relazione alla loro capacità produttiva. (Quindi lo stipendio come variabile dipendente dalle capacità produttive) Oggi scopriamo che, in realtà, la classe dirigente di molte imprese non veniva retribuita con questa regola. Anzi, è stato esattamente il contrario: la maggior parte dei dirigenti del sistema finanziario ha avuto una produttività negativa, continuando però ad incassare remunerazioni astronomiche. La gente ha capito di essere stata raggirata… Ora che si chiedono sforzi supplementari ai lavoratori, ci si accorge che negli ultimi trent’anni il salario medio si è globalmente abbassato. In sostanza si è permesso che fossero rafforzate le discriminazioni economiche. La dottrina andava fino ad accettare che le disuguaglianze fossero considerate un fattore positivo di crescita e di dinamismo economico. Questo, invece, ha provocato un’ovvia crisi della democrazia, che per sua stessa definizione, non può sopportare l’aumento delle disuguaglianze…”. L’economista liberale ci ha descritto le condizioni medie del mondo industrializzato, ma in Italia stiamo peggio, molto peggio della media. Eppure, il Governo farfuglia su leggi di natura etica al fine di mandare in brodo di giuggiole vescovi e affini allo scopo di racimolare un pugno di voti da sacrestani e chierichetti e, ignora, o quanto meno trascura, il dramma che milioni di famiglie vivono giornalmente. Il quattro aprile sono stato a Roma a manifestare con la CGIL contro la politica dissennata di questo governo. Malgrado ciò, so che la ribellione, lo spontaneismo, spaventa molto di più gli amanti dello status quo, mentre li lascia quasi del tutto indifferenti quelle manifestazioni tanto programmate e tanto rispettose delle legalità che somigliano spesso a delle processioni, le quali sembrano invocare miracoli più che a urlare e lottare per vincere. La mia generazione ha lottato ed ha conquistato diritti. La generazione successiva no, ed è arrivata con le chiappe per terra. Alzatevi e lottate, se non volete vivere una vita da schiavi del capitale.
Collepasso, 2,4,09 gaetano paglialonga

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