DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA DI TASSE !

DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA DI TASSE !

            Dalla attuale campagna elettorale emerge un’immagine bislacca: lo scontro sulle tasse. Tutti, o quasi tutti i politicanti che con le tasse hanno costruito le loro fortune politiche, ora, in campagna elettorale, giurano che vogliono toglierle. Dopo aver fatto allegramente sprofondare nella più misera condizione i lavoratori, i disoccupati, i precari e i pensionati, ora garantiscono l’abrogazione di alcune tasse: l’imu, l’irpef ecc.  Insomma, così come in guerra la verità è qualcosa di indicibile, allo stesso modo in campagna elettorale la verità diventa inenarrabile. E più si sono cimentati con l’invenzione di nuove tasse, sempre sui soliti noti, più giurano, ora, di volerle abrogare. Infatti, i due massimi esponenti “tartassatori”, Berlusconi e Monti, dopo aver agito come lo sceriffo di Nottingham, ora vestono i panni di Robin Hood. E, conoscendo la memoria corta di molti elettori, puntano decisamente a prenderli, per l’ennesima volta, per i fondelli. Autentici figli di meretrici!

Chi vorrebbe invece ripristinare una tassazione progressiva, come impone la Costituzione, si vede scavalcato a sinistra da questi furfanti politici sopra citati. Così Bersani, che vorrebbe alleviare leggermente qualche problema ai più tartassati, finisce con l’assumere l’immagine del conservatore, per non parlare del “rivoluzionario gentile”, tanto odiato da quel Casini che ieri era tanto affezionato alla sorte delle famiglie, ma dal momento che è apparso all’orizzonte Monti, si è scordato il passato. In quanto alla lista “Rivoluzione Civile” di Ingroia che punta addirittura al ripristino dei diritti sottratti (articolo 18, pensioni ed altro) ai ceti produttivi dai governi Berlusconi e Monti, vengono definite, le loro giuste proposte, addirittura reazionarie, mentre gli obsoleti liberisti si fanno passare per rivoluzionari. Ecco come, capovolgendo il significato delle parole, il vecchio passa per nuovo e il nuovo per vecchio.

È da circa vent’anni che un Governo, degno di questo nome, non realizza un piano di industriale, tutti furono colti invece da illuminazioni finanziarie. Fu così che la ricchezza di una Nazione, che si è sempre basata sul lavoro produttivo (primario e secondario), finì con l’illudersi che con i soldi ci si può arricchire e vivere ricchi e contenti. Fu così che gli imprenditori, o quanto meno parte di essi, invece di investire in ricerca e innovazione, finirono con l’investire in operazioni finanziarie il loro plus-valore realizzato con il sudore dei lavoratori. Altri, meno fraudolenti, ma altrettanto egoisti, spostavano le loro imprese in paradisi produttivi, dove la mano d’opera doveva accontentarsi “te na poscia te fiche”. E i politicanti, nella più totale ebbrezza della globalizzazione, si guardarono bene dall’intervenire contro questa degenerazione di classe sempre più egemone, sempre più egoista e meschina.

Se a questa tendenza di immiserimento della capacità di produzione nazionale di manufatti, non si pone al più presto rimedio, scivoleremo sempre più verso un inevitabile declino dell’intera Nazione, altro che “patto di stabilità”. Gli economisti di mezzo mondo continuano a denunciare la pazzia della gestione economica europea, continuano a denunciare la demenza della linea di austerità che gli organi europei stanno imponendo a tutti. E sostengono, invece, la necessità della crescita, solo così, a loro dire, si esce dalla spirale debito pubblico Pil. Più lavoro, più produzione, più investimenti europei sulla crescita, questa la linea che consigliano per venir fuori da questa ennesima crisi del sistema capitalista. Che è come dire, a mio avviso, di rimandare il tutto alla prossima crisi. Giacchè le crisi del sistema capitalista si riprodurranno sempre. Sono nel DNA del capitalismo le crisi cicliche, finchè non arriverà quella definitiva che toglierà di mezzo, e per sempre, questo sistema decrepito e distruttore di risorse umane e materiali. Sì, lo so, non è a portata di mano, ma prima o poi arriverà.

Altro tormentone elettorale che sta intasando giornali e reti tv, sono le alleanze e/o desistenze tra una squadra e l’altra. Cercano, con questo, di stabilire qual è la più dannosa e pericolosa per il paese, e insieme tentare di neutralizzarla. Ma, ahi loro, anche all’interno delle suddette squadre c’è chi non apprezza tale prospettiva e finiscono l’uno contro armati per agganciare un pugno di voti in più. Il PD cerca la non belligeranza con la squadra montiana e la desistenza con la lista “Rivoluzione Civile” di Ingroia. Insomma il PD chiede che dalla prima non gli giungano attacchi, e dalla seconda di “farsi più in là”, di non presentarsi al Senato in quelle regioni che il PD ritiene a rischio. Quindi, per poter vincere, chiede comprensione e collaborazione per ridimensionare il rischio che vinca il “pifferaio”, che è, a detta di tutti, il vero pericolo reale per il paese. Mentre nessun accenno, nessuna attenzione pongono alla crescita del lavoro, della produzione, al ridimensionamento della disoccupazione. Se non fossimo messi tanto male ci sarebbe tanto da ridere!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 17/1/2013

 

 

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