DALLA DEMOCRAZIA ALLA DEMOCRATURA

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DALLA DEMOCRAZIA ALLA DEMOCRATURA

(Dai partiti strutturati, ai partiti liquidi e oggi, hanno raggiunto lo stadio di partiti gassosi)

(Una volta la tv è riuscita a svolgere una funzione culturale notevole, ma da alcuni anni in qua invece):

Chissà in quanti hanno contribuito, di certo la tv è stata la più brava, la più capace, la più funzionale a questo andazzo che si è costituito. Ci ha inondato per anni di leader e di uomini della divina provvidenza, infine ha messo in campo  il giovane rottamatore che, a forza di rottamare, ha finito con il rottamare anche il suo stesso partito e ridotto il suo elettorato  (altro che 41%, si il 41% del 50% dei votanti, quindi, di fatto è solo il 20%. Infatti a conti fatti in termini di numeri reali ha perso tre milioni di elettori), quanto meno quei pochi che ancora si recano a votare, ad una mandria di pecore ben addestrate e tanto ubbidienti. Certo, qualcuno all’interno di quel che è stato il partito di Berlinguer non ci sta, si agita (Bersani, Cuperlo, fassina, Civati ecc.) ma ahi loro,  non solo non sanno che fare, ma soprattutto non hanno idee valide né la capacità di unirsi tra loro e cercare di fare massa critica al fine di fermare questo nuovo flagello politico.

Il movimento 5 stelle è ormai perso nelle sue onnipotenti impotenze; il “nuovo centro destra” di Alfano (Angelino quello del lodo Alfano), non produce certo nulla di novo rispetto a quanto si è visto in passato e con il quale questo pseudo governo deve fare i conti. Una destra anch’essa polverizzata in mille frammenti e ridimensionata elettoralmente. E questo è dovuto al fatto che a destra non riescono a realizzare un progetto alternativo in quanto, il PDR di Renzi, con le sue leggi e decreti gli ha completamente sottratto da sotto i piedi i loro stessi programmi, anzi, anche qualcosa in più. Quindi non è un caso che il PDR di Renzi  perde consensi a sinistra ma recupera abbondantemente consensi a destra, fino al punto che, oltre ad aver fatto il pieno di corrotti e corruttori nelle sue fila, ha anche imbarcato esponenti politici decisamente di destra. E così, il PDR di Renzi,  con spiccati atteggiamenti destrorsi è costretto a difendere i suoi dalle accuse della Magistratura e allontanare dal governo chi non appartiene al suo PDR, oltre che a realizzare leggi e decreti decisamente di chiaro indirizzo reazionario.

C’è chi sostiene, e non a caso, che c’è il rischio di una deriva antidemocratica. Prima le provincie che gli elettori non voteranno più i consiglieri provinciali i quali saranno invece eletti dai sindaci della provincia; poi il Senato, che non sarà eletto dai cittadini ma saranno eletti dai consiglieri regionali; poi l’italicum, legge elettorale che prevede, per i futuri deputati, nominati dalle segreterie di quei pseudo partiti in disfacimento; infine per non farsi mancare niente, il Renzi fa passare una serie di leggi, leggine e decreti tutti con il chiaro intento di  sminuire, ridurre all’osso gli interventi politico-amministrativi. Tutto ciò in mancanza di un equilibrio istituzionale configura una tendenza che può portare al despotismo dell’uomo solo al comando. Insomma, tutti i sogni dei reazionari che negli ultimi trent’anni hanno invaso la loro mente e il loro cuore, ma che non sono riusciti a realizzare, ecco l’uomo sedicente di sinistra che in poco tempo li sta realizzando. Aveva visto proprio giusto quell’Agnelli che, tanto tempo fa, così sentenziò: “Solo un governo di sinistra può realizzare un programma di destra”. Ed eccolo, un governo sedicente di sinistra che realizza fin nei minimi particolari un programma decisamente di destra. Se penso poi a tutti coloro che votano per questo PDR, convinti di votare per la sinistra, mi verrebbe da ridere se non sapessi delle inevitabili conseguenze nefaste che subiranno i lavoratori e i pensionati.

Insomma la democrazia è a rischio, anche perché a forza di esportare la democrazia con bombe e mitragliate in altri paesi, siamo finiti col ridurre al lumicino la nostra. Quanto siamo scemi noi elettori, o no? Mentre loro sanno bene quello che fanno!

F.to pagliatano

Collepasso, 8/4/2015

P.S. Aggiungo questa nota di Democrazia Atea che trovo interessante

RESISTENZA CONTRO IL PD

Un sentimento di disgusto era la reazione che suscitava Berlusconi quando si appropriava delle riflessioni di Antonio Gramsci e le propalava come fossero suoi personali slogan pubblicitari.

Non dissimile è il disgusto che suscita Renzi quando cita Piero Calamandrei.

Calamandrei conosceva bene le derive autoritarie e sapeva come si sarebbero comportati coloro che, in futuro, avrebbero distrutto la Costituzione.

Costoro avrebbero tradotto la realtà a proprio vantaggio: “come se un giocatore, figurando di supporre che l’altro possa barare, cominciasse a barare prima di lui per impedirglielo, e pretendesse, in questo modo, di poter essere ancora considerato come un giocatore onesto!”.

Renzi ha distrutto una dopo l’altra le garanzie democratiche.

I pilastri della nostra debole democrazia li ha smantellati, dal lavoro alla scuola, dalla sanità all’informazione, passando per la rappresentanza dei corpi intermedi.

Dopo la legge elettorale non ci sarà più nulla da modificare e il totalitarismo legale di matrice piduista sarà compiuto.

Se ne è accorto anche qualche opportunista all’interno del PD, ma anziché farsi parte attiva per salvarci dalla deriva fascista impressa da Renzi, gioca irresponsabilmente all’astensione interna.

Le accuse di fascismo piovono da più parti, tanto da spingere Renzi a precisare che “Decidere non è fascista”.

Certo che, detto da lui, è la certezza del contrario.

Non so cosa festeggeranno gli iscritti al PD il 25 aprile.

Ricorderanno i morti che gli hanno consegnato la difesa dei valori della Resistenza racchiusi nella Carta Costituzionale e fingeranno di onorarli nel mentre hanno deciso che quei valori conviene disprezzarli, negarli, calpestarli, infangarli.

Mistificano il riformismo più reazionario e spregiudicato che si ricordi.

Non possiamo tacere la deriva autoritaria che ci sta confezionando Renzi e la banda del PD che lo sostiene.

Il prossimo 25 Aprile celebreremo la Resistenza Antifascista e stavolta anche contro il PD.

La Segreteria Nazionale di Democrazia Atea

 

www.democrazia-atea.it

 

  1. A ben vedere non c’è nulla di davvero nuovo in questo esercizio della leadership che ha avuto nella prima fase di Berlusconi e nella seconda di Renzi l’esempio più efficace. Tuttavia molti giustamente continuano a paventare il rischio di derive autoritarie e di uomini soli al comando ma ben pochi si interrogano sul perché la nostra democrazia si è così profondamente e rapidamente trasformata nel rapporto tra istituzioni e cittadini. Le riforme costituzionali non si sono fatte ma tutto è cambiato egualmente. Al di là delle cause e delle responsabilità, che di certo non sono solo di Berlusconi e di Renzi, quel che deve far riflettere è la scomparsa della destra qual è stata rappresentata per almeno quindici anni da Alleanza nazionale: una forza politica che ambiva ad agire con cultura di governo, aliena cioè a demagogie e populismi, anche quando si trovava all’opposizione. Che sia riuscita o meno nell’intento è un altro discorso, ma credo sia un fatto oggettivo che A.N. ha sempre rifiutato quelle facili scorciatoie, specie in materia di anti-europeismo e immigrazione, che confinano la destra in una posizione minoritaria, che possono sì produrre momentanei consensi ma senza mai rappresentare una credibile alternativa per il governo del Paese. Chi si iscrive oggi a un partito, e perché? Quanti tra i giovani fanno politica? Sono davvero i migliori coloro che si avvicinano alla cosa pubblica? È lecito dubitarne. I partiti sono molto diversi da quelli di un tempo: non hanno sezioni, non hanno giornali, non hanno scuole di formazione e di pensiero, non hanno ideologie, forse non hanno neppure idee forti. Però non hanno mai avuto tanta influenza. Neppure i segretari della Dc e del Pci ricevevano premi di maggioranza e nominavano i propri parlamentari; e quasi mai il leader e il presidente del Consiglio erano la stessa persona (com’è accaduto a Berlusconi e come accade a Renzi). Eppure la Prima Repubblica era la Repubblica dei partiti. «Il partito, questo incredibile strumento del potere che da un giorno all’altro ti innalza ai vertici dello Stato, ti dà poteri economici decisionali anche se fino a ieri hai scritto libri di nessun valore, anche se sei un economista di cui nelle università dei Paesi avanzati riderebbero…»: così ha scritto Giorgio Bocca a proposito dell’ascesa di Fanfani; fin troppo severamente, visti i successori. «Partitocrazia» la chiamò Pannella. Quante volte abbiamo celebrato il funerale dei partiti? Invece sono più vivi che mai. Meglio, sono più che mai le leve per il potere. Renzi è arrivato a Palazzo Chigi dopo aver scalato il Pd e successivamente cacciato Letta. Salvini ha conquistato la segreteria della Lega, con l’accordo che Tosi sarebbe stato il candidato premier, e ora l’ha cacciato. La nuova legge elettorale mette i partiti al centro di tutto: il partito più votato avrà il premio di maggioranza, i capi partito designeranno gran parte degli eletti. Eppure non ci sono né le regole, né le garanzie, forse neppure le volontà necessarie ad aprire i partiti alla partecipazione dei cittadini.

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  2. …non tutti a destra si vogliono arrendere all’ipotesi che non ci sia più nulla da fare se non stare alla finestra o, peggio ancora, scegliere il male minore tra il salvinismo, in felpa o in gonnella, e il tardo berlusconismo. Eppure, credo che, a prescindere dalle scelte di ognuno negli ultimi anni, coloro che hanno rappresentato Alleanza nazionale abbiano il dovere almeno di provarci. Non per riportare indietro le lancette dell’orologio, ma per rispetto verso una comunità umana e politica. Sarebbe il modo migliore per ricordare, vent’anni dopo il congresso di Fiuggi, la nascita di quella destra di stampo europeo, di cui oggi si sono perse, purtroppo, le tracce.

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  3. Domanda ai signori della democrazia a modo loro, quella che vale solo quando vincono e mai quando le buscano, quelli che sentenziano che votare e’ un dovere ma ci fanno governare da un premier che nessuno ha eletto: ma se i partiti fanno talmente schifo agli elettori che alle urne si reca solo la metà della popolazione, perché bisogna continuare ad attribuire tutti i seggi in palio e continuare la pappatoia del disgusto?
    Mai che nessuno rifletta sulla “sanzione” da infliggere ad una partitocrazia che continua a divorare seggi-ombra, quelli che si spartisce anche se i rappresentati rifiutano di farsi rappresentare. Se un candidato non riesce a portare i propri elettori alle urne, paga con la mancata elezione al seggio ambito. Se invece sono i partiti a non far andare i cittadini alle urne, il bottino resta identico…!

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  4. Uno, Nessuno, Centomila 7 luglio 2015, 14:48

    Anche in Italia andrebbe promossa una consultazione sull’Europa, con tutte le difficoltà di ordine costituzionale che possano esserci, ma va fatta. Non è minimamente pensabile che il nostro popolo non debba essere mai chiamato a decidere, a partire dagli ultimi tre governi, nessuno dei quali eletto dagli italiani. Sui trattati e la loro permanenza in vigore va aperta una ampia discussione popolare per decidere se il gioco vale ancora la candela.

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