DAL BUNGA BUNGA AL BANCA BANCA.

 

 

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 DAL BUNGA BUNGA AL BANCA BANCA.

DAL GOVERNO DELLE TV AL GOVERNO DELLE BANCHE.

Malgrado ciò due cose positive emergeranno:

1) il mondo la smetterà di riderci in faccia per l’ex “nostro” Presidente bunga bunga;

2) quel depravato sistema elettorale dell’alternanza, quel bipolarismo che ha sancito la degenerazione della democrazia e l’inizio della così detta seconda repubblica, sta finalmente per andare in frantumi. Si tornerà al proporzionale puro, ben venga!

Quella negativa è che coloro che ci hanno portati nel baratro politico ed economico, ora giurano di volerci salvare. “Stiamo freschi!”

Una volta c’era la politica che cercava di mediare nell’inevitabile lotta di classe, ora c’è la speculazione finanziaria con le sue fameliche esigenze a dettare l’agenda ai governi senza mediazione alcuna. Una volta c’era l’internazionale comunista, l’internazionale socialista e l’internazionale democristiana, ora c’è la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. Una volta c’era un Dio con le sue chiese a cui rivolgersi nei momenti di disperazione, ora c’è il dio PIL con le sue fameliche borse. Da quando è sceso in campo il bunga bunga, tutta la politica è andata a puttane. E, dire che siamo caduti dalla padella nella brace, è quanto di più realistico si può affermare.

Il PIL ora conta più della fame di milioni di italiani. E far crescere il PIL è diventato cosa giusta e santa sempre e comunque. Insomma produrre e produrre, consumare e consumare, inquinare e inquinare. Questo pazzesco correre mi fa venire in mente un treno in corsa senza freni e senza macchinista sul quale viaggia tutta l’umanità. Sarà difficile fermare e scendere da quel treno per ripartire a piedi imboccando una nuova strada.

 Certo, la sinistra c’è. È viva nella società. Nelle lotte della Fiom, della Cgil e del sindacalismo di base, nella galassia del pacifismo, nelle vertenze per i beni comuni, nelle mobilitazioni studentesche, nei movimenti delle donne, nelle lotte per i diritti civili, nelle sensibilità sui temi ambientali. Ma la maggioranza del movimento crede ancora possibile un capitalismo dal volto umano, una finanza internazionale tipo “fate bene fratelli”. E finchè questa speranza nella bontà del capitalismo resiste, sarà arduo pensare di poter costruire qualcosa di alternativo a questo sistema di ladri internazionali legalizzati! Di certo c’è che banditi di questa portata, un po’ alla volta, stanno rivalutando, inconsapevolmente, il comunismo. Teoria economica, questa, tanto deplorata negli ultimi vent’anni. E, sempre più, va affermandosi l’idea che Il capitalismo è un sistema che va superato, proponendo i grandi obiettivi rivoluzionari del socialismo: la proprietà e il controllo sociale della produzione, la programmazione e la pianificazione dello sviluppo economico, finalizzati al soddisfacimento dei bisogni dell’umanità, nonché alla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e ad uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, sottratto al profitto.

I comunisti non sono fuori dalla storia: sono nel movimento reale che si sta prendendo la briga di dimostrare che la storia è già di nuovo in cammino”.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 11/11/11

 

 

 

 

 

 

  1. Caro gaetano è giusta la tua analisi. Però non fu né il bunga bunga, né la Magistratura, né il conflitto di interessi a mettere fuori gioco il “Kaimano” nazionale. Ci pensarono i mercati finanziari con le inevitabili perdite in borsa delle sue aziende, nonché le pensioni a rischio dei suoi parlamentari. Sono questi tre elementi lo hanno messo fuori gioco. Le sue aziende vicino al fallimento nel 1994, quando “scese in campo”, in diciassette anni si gonfiarono fino all’inverosimile. Oggi la con la terribile crisi finanziaria in atto, stava rischiando di ritornare al fallimento che era riuscito ad evitare nel lontano 1994. Ma se Berlusconi esce di scena, resta forte e diffuso il berlusconismo. Sconfiggerlo sarà un processo lungo e duro da realizzare. Perché il berlusconismo è, e resta, nella coscienza di troppi italiani.

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