SANTA INQUISIZIONE E LIBERO PENSIERO

-      Da Taurisano a Tolosa

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“…Andiamo, andiamo a morire allegramente da filosofo…” Bello come un Dio greco, ricco di buona famiglia, facoltoso uomo d’affari. Partì dalla Puglia( Taurisano, Sud Salento) e vagò per l’intera Europa affascinando per le sue idee avanti nel tempo. Coltivò un razionalismo dubbioso, l’utopia in progress. Morì sulla piazza principale di Tolosa a 34 anni nel 1619 dopo un processo farsa durato ben 6 mesi e retto dalle parole di un falso testimone che disse davanti a un tribunale laico di averlo sentito negare Dio e l’anima.

E’ la parabola breve e intensa del filosofo pugliese – salentino (di Taurisano) Giulio Cesare Vanini a cui arride ora una fortuna inaspettata quanto meritata dopo lustri di oscurità. Le leggende metropolitane cominciano già mentre il vento ispido sporgeva nell’aria le sue ceneri ancora calde. Qualcuno disse che in camera sua era stato trovato un rospo, e quindi era pratico di magia nera. Altri mormorarono che già il suo nome era sospetto: Giulio Cesare. Altri che fosse il 12° apostolo di Satana. Quindi fu accusato di esoterismo, satanismo e magia nera un po’ come avvenne all’inizio degli anni 70 con i primi gruppi Hard Rock dell’epoca come i Black Sabbath i Deep Purple e i Led Zeppelin accusati di essere i discepoli e i portavoce di idee luciferine con la differenza che, ai tempi di Vanini  e della Santa Inquisizione queste posizioni di vita vere o false che fossero procuravano di essere arsi vivi tra  le fiamme del rogo.

Antiplatonico, negatore del trascendente, dell’anima immortale, contestava la visione rinascimentale dell’Universo. Fu inoltre a favore della libertà sessuale, contro le posizioni della Chiesa che vedeva e vede ancora oggi il sesso col solo fine riproduttivo. Un grande dell’Umanesimo e non poteva essere altrimenti, fu subito considerato “il nonno” dei Lumi e primo filosofo della modernità. Nel 2010 è stata inaugurata la sua casa restaurata nel centro storico di Taurisano sede di un centro studi a lui intitolato.

Sdoganato da Hegel e Shopenhauer ( era più facile bruciare Vanini che confutarlo) il pensatore eretico salentino teorizzò anche la non fissità della specie,  2 secoli prima di Darwin (l’uomo non è al centro dell’Universo, proviene da scimmie, maiali e rane). Fu un uomo coerente, sempre in fuga, patì miseria, fame, freddo. Grande affabulatore, visionario in grado di immaginare un mondo nuovo e vite più vivibili e con meno ingiustizie nella società. Cultore dell’utopia, di cui oggi in un mondo che ha velocizzato tutto, c’e stretto bisogno, forse anche da qui muove la riproduzione del suo pensiero formato di straordinaria modernità nell’epoca del blog e del subprime; l’utopia vaniniana è più che mai attuale. “…Andiamo, andiamo a morire allegramente da filosofi…

-      Il Rogo di Roma

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Morì più di 400 anni fa, il 17 Febbraio sul rogo. Fu scomunicato dalla chiesa cattolica, luterana, anglicana e calvinista. E’ Giordano Bruno. Una figura controversa quella di Bruno, che divide ancora gli studiosi. Fu detto di lui che era un visionario, un mago, uno stregone, ma anche un uomo “baciato dalle muse”. Sicuramente non fu compreso, ed ancora oggi  la questione è aperta, infatti alcune università tedesche gli hanno tributato omaggio indicandolo come colui che illuminò la strada per la moderna concezione della filosofia, altre università italiane invece ancora oggi lo ignorano del tutto. Giordano Bruno fu ritenuto un eretico perché rivendicava l’autonomia del libero pensiero in un’epoca in cui il dogma era sovrano. Nei secoli invece fu considerato come uno dei principali simboli ed esempi di libertà. Quella di Bruno fu una figura complessa che si inserisce in un periodo di profondo sconvolgimento e rinnovamento degli orizzonti conoscitivi. Fu l’uomo nuovo, l’uomo moderno che cerca la conoscenza, il senso dell’essere, la vita. E’ un uomo il cui pensiero è molto più avanti del suo tempo e del suo spazio, ma Bruno significa anche un’altra conquista; l’uomo restituito a se stesso, reso padrone della propria sorte.

Giordano Bruno fu un grande, e questo niente e nessuno potrà mai cambiarlo, nemmeno la sua morte, perché la morte ha proiettato su tutto il resto della sua vita qualche cosa che ha trasformato la sua vita stessa. Il rogo di Bruno in Campo dei Fiori a Roma, proietta su tutta la sua vicenda qualche cosa che nessuno avrebbe immaginato con lui in vita, quel rogo non smise mai di bruciare nella memoria e nella coscienza di molti. Infatti, chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero, la possibilità di esprimere le proprie idee, di atteggiarsi in una certa maniera, di agire nel mondo, ecco ognuna di queste persone, può ricollegarsi alla figura di Bruno, che diviene così il simbolo del “libero pensiero”.

L’errore più grande fatto dalla “santa inquisizione”, fu che il rogo di Giordano Bruno verificò le sue teorie magiche, infatti in Bruno, uno degli aspetti fondamentali era l’efficacia dell’imago (immagine). L’immagine magica è qualche cosa che opera con efficacia se usata in una certa maniera. L’inquisizione impose così al mondo e alla memoria degli uomini quest’immagine della figura bruciata del filosofo che si è impressa nella memoria universale, e così in un certo senso ha reso vero la teoria magica di Bruno. Fu uno smacco tremendo per la chiesa cattolica e per la santa inquisizione. La fermezza dimostrata nel lungo processo romano e l’intraprendenza con cui salì sul rogo ne fecero un martire del libero pensiero e come tale fu celebrato lungo i secoli.

ANTONIO LEO

Collepasso, 12/12/2014

 

 

 

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