Da Gino Mastria

Da Gino Mastria ricevo queste sue considerazioni e le pubblico volentieri anche se i valori che esprime son valori universalmente riconosciuti e condivisibili con o senza pasqua. Per me, basta, e avanza, solo un po’ di buon senso. Comunque, all’amico Gino, pur senza resurrezioni di sorta, alle quali non credo, gli faccio comunque i miei migliori auguri di buona salute e lunga vita a lui e famiglia. Inoltre gli auguro anche che rifletta sulla sua incoerenza politica. g.p.

PASQUA 2013

dalla “croce” del dolore,

un germoglio di una nuova primavera

(di Gino Mastria)

A Collepasso come in tutto il paese esistono solo due strade di fronte alla crisi morale ed economica che ci sta travolgendo:unità e dialogo, oppure, guerra e divisioni.

Non c’è via di scampo!

E sarebbe ancora una volta, colpa dei professionisti della politica(di destra e di sinistra), che da anni imperversano rancorosi nei meandri del potere versando fiumi di minacce e accuse che paralizzano il paese. Un paese ai bordi del precipizio, destinato all’abbandono e alla recessione.

Si vuole dare di questo paese, della sua gente e delle istituzioni un’immagine negativa: nessun incoraggiamento per quello che si fa e si costruisce, solo fango e calunnie.

Chi si affaccia nel nostro paese(sui giornali e nei siti internet), scorge terra bruciata, pettegolezzi e brutture. Ma siamo realmente così?

Sappiamo bene che non è questa la vera immagine di Collepasso.

Il nostro paese, pur vivendo drammaticamente la crisi che ha investito tutto il mondo e in particolare i paesi del Mezzogiorno, non è un paese di “terzo” mondo, come si vuol far credere.

Collepasso è viva. Sofferente, ma viva.

Qui come altrove, continua l’avventura della vita; la gente è inquieta ma ha il coraggio d’intraprendere, di ripartire, di rischiare.

La gente continua ad essere libera di incontrarsi, di stringersi per gioire e per soffrire insieme, in un dialogo di solidarietà, consapevoli che in questo momento si deve essere più uniti che mai.

A Collepasso la gente lavora, non si perde in chiacchiere, i giovani mettono su famiglia perchè innamorati, ancorati ai valori buoni della nostra terra e della nostra tradizione.

Tra di noi ci sono persone che lavorano che soffrono e danno un grande apporto alla crescita umana e morale di questo lembo di terra del Sud.

Solo gli “orbi” non riescono a vedere tutto questo, continuando a perdere la loro vita in pettegolezzi e sproloqui denigratori.

Tutti i giorni incontriamo testimoni: uomini e donne eccezionali che non strillano, ma danno una testimonianza costruttiva con la loro presenza e il loro lavoro. Esperienze positive che aiutano ogn’uno di noi ad orientarsi nel caos e nella confusione della vita e della realtà.

Quanti genitori. Quanti educatori.

Sono uomini e donne discreti che non parlano, non bestemmiano, che amano, lottano e soffrono contro la vita e a sostegno della vita. Non si fermano mai.

Sono gli operatori della società civile, onesti cittadini, mamme eroiche, uomini e donne delle istituzioni, dipendenti pubblici, vigili urbani, carabinieri, bidelli, artisti, medici, uomini di cultura, ma anche anziani, gente semplice ricca di esperienza e dignità.

Sono questi il volto della cultura, il volto della solidarietà, espressione della vera politica che amministrano e governano di fatto la nostra convivenza.

Questi uomini e queste donne sono testimoni eccezionali che andrebbero premiati. Ma non ci sono premi per la bontà e l’impegno, per loro è una normalità.

Sono queste persone che devono essere elette per amministrare il nostro paese. Non i “ciarlatani” e gli “impostori”.

Mi

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sento indegno di essere un “consigliere comunale”, mi sento di non fare abbastanza rispetto ai bisogni e alle necessità della gente che incontro tutti i giorni.

Da queste considerazioni emerge l’urgenza ad una maggior unità, al superamento dei conflitti e alla costruzione di una progettualità operativa che tiene insieme tutti quanti. Ognuno secondo il proprio mestiere e ruolo che gli è stato affidato.

Vedo tante iniziative in cantiere. Uomini e donne, giovani e meno giovani del nostro villaggio, partecipare alla vita delle associazioni, nelle parrocchie, nella scuola, che organizzano la speranza, spingono avanti la nave del progresso umano e sociale, dando un senso alla vita, al lavoro e al dolore.

Sono queste le opere e le persone che devono essere sostenute per far ripartire il nostro paese.

Occorre allora, un dialogo franco tra generazioni, l’incontro tra esperienze provenienti da diversi meandri ideali e ideologici della nostra società. Occorre una nuova cultura dell’ascolto e della condivisione per far ripartire la politica qui a Collepasso come in tutto il paese.

Va abbattuta infine la barriera del possesso, del potere ad ogni costo e della presunzione cieca.

Bisogna avere il santo coraggio di fare un passo indietro, per dare spazio al nuovo, a risorse umane più giovani e preparate che non partono dal pregiudizio e dal rancore verso l’avversario, ma dal desiderio di un cambiamento reale.

Un atto di umiltà salutare per fare spazio alle forze rappresentative della società civile perché si incontrino e mettano a tema le priorità del nostro vivere. Innanzitutto il lavoro e/o la mancanza di questo. Senza lavoro la persona perde la sua dignità e si afferma la violenza. Occorre rilanciare una politica a sostegno delle attività produttive nei comparti che storicamente hanno caratterizzano l’economia del nostro territorio, l’agricoltura, il turismo la piccola e media impresa, l’artigianato classico e artistico, il commercio.

Bisogna arrestare la fuga dei nostri giovani con progetti mirati alla valorizzazione delle nuove tecnologie, alla valorizzazione del territorio e dell’ambiente, dell’internazionalizzazione, dell’innovazione e diversificazione dei nostri prodotti. Bisogna porre maggiore attenzione sull’educazione dei ragazzi, investire più risorse sulla cultura in tutte le sue espressioni.

Di fronte alla crisi economica e morale che ci travolge, la sfida più grande non è risolvere i problemi, su questo argomento hanno fallito in tanti, ma ritrovare l’unità del popolo per costruire il futuro, per educare grandi e piccoli alla responsabilità, alla legalità e all’esperienza della solidarietà.

Un popolo che sa riscoprire questi semplici e fondamentali concetti, sa riconoscere le proprie origini e tracciare lo sviluppo e la crescita del vivere futuro.

Ha senso, allora, la Santa Pasqua, non solo per i credenti, ma per tutti gli uomini di buona volontà.

La Pasqua dice che il cambiamento è possibile proprio considerando il dolore della Croce di Cristo che è la stessa croce che ognuno di noi si porta addosso nella vita di tutti i giorni.

Con questo sguardo possiamo solcare il mare del dolore e del caos e con lo stesso sguardo possiamo sperimentare la grandezza di un’amicizia o di un amore. Uno sguardo che fa percepire la tenerezza di un fiore: preludio di una nuova primavera, certezza che la “realtà” non è contro l’uomo e il suo desiderio infinito di essere felice.

F.to Gino Mastria

Collepasso, 27 marzo 2013

 

  1. Caro Gior-Gino come tu ben sai, solidarietà è amore e condivisione della sofferenza. Senza condivisione nulla si può, per questo il nostro avvenire dipende da come noi riusciremo a vincere la nostra presupponenza di superiorità verso gli altri.Oggi i casi disperati e di miseria esistono in ogni parte del mondo. il nostro futuro dipende in buona parte da come riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza. Bisognerebbe dedicare più tempo a chi soffre, a chi è solo. Ma questo è inutile che venga a dirtelo proprio a te che sei sempre stato il fautore di simili gesti e iniziative da tempo immemore…Sai che la schiettezza fa parte del mio carattere, che non sono tipo da falsi e retorici complimenti, ma come non accorgersi e non notare che il mondo non avrebbe bisogno di uno, ma di cento, mille, diecimila come Gino Mastria…addrhu ca storie….Oggi dobbiamo constatare però che casi di indigenza di vera e propria emergenza restano e aumentano in gran parte d’Italia e del mondo. Ecco perchè bisognerebbe clonare i Gini Mastria, non cercare di eliminarli…Dobbiamo infatti ammettere che dappertutto vi sono situazioni di grande emergenza. Assistiamo a volte impassibili e spesso attoniti, a troppi episodi di tristezza, dolore e disperazione che avvengono, ai quali non prestiamo più la giusta attenzione perchè siamo assillati da una fretta frenetica, schizzofrenica, da una specie di ansia psicologica per cui non abbiamo più tempo di riflettere sui casi della porta accanto. A tutto questo, dobbiamo aggiungere inoltre la nostra insofferenza per chi soffre o si trova in uno stato di estremo disagio.Vi sono però fortunatamente molti esempi positivi degni di imitazione. Tante persone, che hanno una loro regolare occupazione e dedicano il loro tempo libero agli altri, ai più bisognosi, ai più sfortunati. Uomini e donne che hanno messo il proprio tempo libero, la loro esperienza, la propria professionalità a disposizione degli altri, che hanno donato se stessi al prossimo; amandone e condividendone a pieno la sofferenza. Persone che sono riuscite a vincere il proprio egoismo e a mettere a disposizione degli altri la loro solidarietà umana. Tu, Mastria Gianfreda Giorgio detto Gino, sei sicuramente una di queste , te lo dico sensa falsa retorica e falsi moralismi di cui non sono capace…Se come hai fatto tu riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza, salveremo non solo gli altri, ma anche noi stessi, altrimenti ci ridurremo a vivere una vita svuotata di ideali e di valori. Visto il grado di indifferenza a cui siamo giunti, possiamo senza dubbio riconoscere che la solidarietà umana, rappresenta l’ancora di salvezza in questo mondo insensibile a qualunque dolore, a qualunque sofferenza. Credo che la lezione che ci insegna la vera Pasqua, cioè il dolore e il sacrificio della croce di Cristo e di qualunque altra croce(sofferenza) sparsa in Italia e nel mondo, debba consistere sopratutto nel dare se stessi, ossia nel mettere se stessi al servizio degli altri e del prossimo, come hai sempre fatto tu!

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  2. Gino peace&love…

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