CUORE SPORTIVO

 

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CUORE SPORTIVO

Il patrimonio genetico non si può tradire. Certo, l’educazione, il contesto sociale, il momento storico possono modificare sviluppo caratteriale, scelte, comportamenti. C’è, però, sempre qualcosa delle proprie origini che, prima o poi, finisce per riemergere. Sta scritto nel Dna. Delle persone come in quello delle aziende. E nel Dna dell’Alfa Romeo c’è la sportività. Hai un bel dire che, oggi, bisogna fare i conti con una clientela più razionale che emozionale, con consumatori costretti a misurarsi con portafogli resi sempre più sottili da una crisi che non vuole finire e dalla quale non si intravede l’uscita. Sempre più spesso, come dimostrano i dati di mercato, le scelte cadono su modelli che consumano poco, ma che tutto fanno più che suscitare passioni in chi le sceglie. Però…Quando il cuore torna a battere più forte? Quando le pulsazioni accelerano e il desiderio di stringere tra le mani un volante si fa più acuto? Nel momento in cui , al posto di un frigorifero con le ruote, vedi passare un auto sportiva. All’Alfa, non hanno mai dimenticato questa lezione, che viene da origini ormai più che secolari e da leggende molto antiche. Infatti talvolta la natura si diverte a giocare degli scherzi. Prendiamo il caso del quadrifoglio. All’origine, c’è una pianta molto comune, il trifoglio, apprezzata come foraggio degli animali. Durante lo sviluppo, però, il materiale genetico può subire dei disturbi: così, invece delle classiche tre foglioline, se ne generano quattro. Un’anomalia, che ha la caratteristica di essere rara. Tanto che ha dato origine fin dai tempi lontani, a una tradizione: chi ne trova una, può dirsi fortunato. Luoghi comuni, leggenda, scherzi del destino: non importa, quel che conta è crederci. E, spesso, la psiche umana ha bisogno di questo conforto. Anche se si è un pilota dell’epoca eroica, come  Ugo Sivocci. Fu lui, infatti ad utilizzare per primo questo simbolo, dipinto sulla carrozzeria dell’Alfa Romeo con la quale partecipò alla Targa Florio del 1923. La sua carriera agonistica era stata costellata sino a quel momento da buoni  piazzamenti ma senza mai una vittoria: colpa anche di una sfortuna che non cessava di perseguitarlo. La storia o leggenda, racconta come vedremo , che il verde vegetale cambiò il suo destino, regalandogli alle ultime battute della gara siciliana, il successo più prestigioso, ai danni di un grande campione come Ascari. La vittoria più bella, prima di una fine tragica, comune a tanti piloti dell’epoca. Ma i giochi, ormai, erano fatti: da allora, le alfa Romeo avrebbero spesso sfoggiato il simbolo inconfondibile della verde pianticella.

F.to Antonio Leo “il folgorato” & Antonio Paglialonga “il picalloa“.

Collepasso, 16/10/2014

 

  1. HO UN RIGURGITO ALFISTA, SE VEDO UN AUDI MI SI ANNEBBIA LA VISTA!

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