"CULUPAZZENGER"

Ricevo in forma anonima come commento un’interessante opinione sull’origine del nome di Collepasso e pubblico volentieri.


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GIUS

Aprile 2nd, 2012 at 03:22     Edit Comment


“CULUPAZZENGER”
Se fossi incaricato all’assegnazione di un qualunque premio ad una trasmissione televisiva, non esiterei un istante ed indicherei immediatamente “Voyager”. Mi piace.
Mi piace il modo semplice e diretto con cui Giacobbo riesce a farti capire che ti sta raccontando un enorme cazzata ma che la stessa può verosimilmente rappresentare un’alternativa possibile a qualcosa che siamo abituati a conoscere in modo diverso.
Giacobbo riesce così spudoratamente a confondere il vero con il verosimile e contemporaneamente ci affascina con flussi di immagini e parole che sembrano raccontarti l’altra versione possibile di una verità. Non importa che si conosca perfettamente l’origine di quella verità, lui racconta e stranamente si è portati ad immaginare che ciò può non essere impossibile, quindi probabile e inesorabilmente ti sorge il dubbio che potrebbe essere vero.
Mi piace anche “Kazzengenger”, la parodia di “Voyager”. Anche qui, altrettanto furbescamente, Crozza racconta l’attualità dei fatti con lo stesso sistema; li maschera di verosimiglianza e ti propone verità diverse che il “vero” ha mascherato con il verosimile.
E’ un gioco in cui rispettivamente il primo racconta il verosimile per farlo sembrare vero e l’altro racconta il verosimile per farti capire che è vero.
Io sorrido, mi diverto ma sempre più spesso mi chiedo quali meccanismi bisogna muovere per rendere vera una notizia, un fatto affinchè tutti credano in qualcosa di diverso dalla verità.
E’ una riflessione che ultimamente non mi abbandona; sono sempre più convinto che nulla di quello che ci circonda sia vero. Il verosimile ha sostituito forse definitivamente il vero. Restiamo scioccamente affascinati da cose che non esistono e abbandoniamo con molta semplicità le cose importanti che ci appartengono.
Sostituiamo con molta facilità le nostre vere origini, le nostre tradizioni, la nostra storia con altro che non ci appartiene, che non conosciamo ma soprattutto non sappiamo perché lo facciamo.
Non riesco a capire il perché, ma soprattutto non riesco a spiegarmi l’animosità con cui difendiamo il verosimile dal vero. Gli scontri con cui abbiamo salutato Berlusconi non erano verosimilmente diversi da quelli con cui abbiamo accolto Monti.
Cosa c’era di vero in Berlusconi che metteva uno contro l’altro armati il triangolo ABC (Alfano-Bersani-Casini) tanto da fargli fare quadrato con Monti?
Qualcosa non torna: il verosimile nasconde il vero, la verità potrebbe essere un’altra: purtroppo non capisco.
Di solito quando qualcosa è troppo difficile da capire, cerco, anche con un pizzico di fantasia, di renderla più facile. Più immediatamente comprensibile. Per fare ciò utilizzo situazioni e fatti che conosco. Faccio più o meno come Giacobbo e Crozza e provo a raccontarmi qualcosa in modo diverso cercando di capire perché quello che conosco funziona e come quello che mi sto raccontando potrebbe funzionare.
Confesso che forse non sto bene, ma ultimamente ho immaginato che l’origine di del toponimo Collepasso non corrisponde assolutamente a quello che gli illustri Giuseppe Marzano e Salvatore Marra ci hanno raccontato. Già in precedenza si era data una spiegazione sull’origine del nome di Collepasso da un altro illustre Collepassese, l’Arciprete Manta, che per sua disgrazia e forse anche verosimilmente per nostra ignoranza del vero, è stato oggetto di scambio di persona sotto la mentita spoglia di Arciprete Molloni. Già su questo particolare potremmo costruire la prima puntata di Culupazzenger, parodia locale del più fortunato programma di Giacobbo.
Torniamo però sull’origine del nome Collepasso. Sono stati stampati dei libri che a generazioni alterne ci hanno raccontato verità diverse che confutavano le precedenti. Il Signor Marzano confutava la versione dell’arciprete, “colle del passo”, proponendo “collis pacis” , colle della pace, e il signor Marra confuta il Marzano proponendo una possibile derivazione dalla fusione dei nomi Nicola e Ippazio, possibili proprietari del feudo dell’attuale Collepasso.
Abbiamo per più o meno 30 anni creduto che la vera origine del nome Collepasso potesse essere una, l’altra o l’altra ancora. Ad onor del vero, ognuno di loro ha raccontato verosimilmente quale poteva essere l’origine del nome, mai nessuno di loro ha detto che la sua era la vera origine. Noi però ci abbiamo creduto e credendoci abbiamo reso vero il verosimile che ci era stato proposto.
Ci hanno raccontato due cazzate certe e un’altra è in attesa di essere dichiarata tale. E’ questione di tempo. Gli ingredienti possiamo identificarli: l’ipotetica attendibilità di chi racconta il fatto, l’evento in cui il fatto è raccontato e il sostegno che il fatto riceve da un ordine riconosciuto.
Ora mi sono chiesto: ma per quale motivo dovendo raccontare una storia verosimile, una cazzata, non l’abbiamo raccontata in modo diverso, magari cavalleresco. Avremmo potuto creare intorno all’origine del nome una storia. Qualcosa di più romantico, che poteva dare l’orgoglio di raccontare.
Per fare questo potremmo partire dal vero toponimo di Collepasso: “Culu-pazzu”. E’ una strada percorribile poiché è sufficientemente cacofonico per essere scartato a priori da chiunque non vuole confondere le sue origini con qualcosa di sconcio. Ipotesi non comprensibile dal ‘perbenismo’ collepassese al pari degli stessi pensieri che, nel Gattopardo, accompagnavano il principe Fabrizio quando si trovò di fronte alla verità sulle origini della bella Angelica: il suo Tancredi, nipote prediletto, sposato con la nipote di tal Peppe Merda. No, non si può.
Calma, non mi passa per la mente la possibilità di far derivare il nome del nostro caro paesello da “culo paziente”, questa non sarebbe una bella storia nonostante certe manifestazioni caratteriali dei collepassesi, soprattutto in politica potrebbero avvalorare come vera questa teoria, ma poi manca di originalità, non sono io, il primo ad aver ipotizzato questa possibilità: scartiamola.
Mi intriga però la lettura di alcune prime cartine geografiche del Salento con indicato un luogo corrispondente a Collepasso: Colapazzo.
Provo quindi a pensare che il nostro paese potesse chiamarsi San Nicola in onore del santo di Myra. Lo testimonierebbe la presenza del più antico caseggiato di Collepasso: lu turru de Santu Nicola. Un rudere sulla via di Tuglie ora inglobato in una casa privata. Potrebbe essere l’ultima testimonianza di un centro abitato che, magari, alla fine dell’impero bizantino, fu invaso e distrutto dai Saraceni che avevano invaso il Salento. Verosibilmente gli abitanti dell’antica San Nicola, non avendo ricevuto la giusta protezione del Santo al quale si erano rivolti, avevano pensato bene di cambiare il nome di quel luogo con Nicola Pacciu, Cola Pacciu se accettiamo il diminutivo di Nicola. Una specie di vendetta consumata nei confronti del Santo che non aveva voluto intercedere per la salvezza di quel luogo. Qualcosa di simile a quanto avevano già fatto i Romani che avendo vinto la battaglia di Maleventum contro i Sanniti ne avevano trasformato il nome in Beneventum.
Mi rendo conto che ho raccontato anch’io una cazzata, nonostante devo far notare che i collepassesi sono noti anche come “li saracini de culupazzu” e questo forse non a caso; vi immaginate però cosa sarebbe potuto accadere se avessimo fatto lavorare il tempo intorno a questa storia per trasformarla in leggenda. Avremmo potuto immaginare come poteva essere stata condotta la battaglia, come era stata organizzata la difesa, come era stato condotto l’attacco, il nome del comandante, l’eroe che non si arrende e ci tramanda l’orgoglio di identificarci in origini cariche di mistero.
Sarebbe stato sufficiente trovare la forma verosimile per raccontare una storia di questo tipo, il tempo avrebbe lavorato nella stessa direzione, stratificando come vere azioni, luoghi e personaggi verosimili.
Avremmo oggi una storia da raccontare, un luogo da difendere, da promuovere. Molto di più dei banali festeggiamenti del centenario dell’autonomia collepassese o dell’insediamento del primo consiglio Comunale che hanno inorgoglito le ultime due amministrazioni comunali; ad ognuna il suo giusto appuntamento con la storia, ma a che pro. A cosa è servito scolpire lapidi a ricordo di fatti accaduti solo ieri quando avremmo potuto raccontare una storia vecchia di mille anni. Il verosimile ci avrebbe aiutato a costruire il vero quotidiano.
La storia non ha mai raccontato il vero. Il verosimile ha sempre sostituito verità difficili da spiegare. Del resto come potremmo spiegare la morte di migliaia di soldati, l’ottanta per cento meridionali, durante la prima guerra mondiale se ancora oggi non si comprende la verità dei motivi che hanno dato origine al conflitto.
Altrettanto verosimili sono anche le ragioni di questa crisi economica che sta minando alla base le democrazie europee. Cosa c’entra il comunismo, il capitalismo, il nazionalismo, il federalismo la finanza con la vera origine di questa crisi?
Sono vere le sofferenza che in nome di una verosimile salvezza sono state inflitte a lavoratori e piccoli imprenditori, a stati sovrani come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, l’Italia, ma chi è così stupido da credere che sono altrettanto vere le storie che ci raccontano intorno a questa crisi. Cosa c’è di vero nella storia di un’Italia divisa in due, da una parte gli onesti dall’altra i ladri solo ed esclusivamente per una appartenenza geografica. Dov’e il vero, dov’è il verosimile oppure dobbiamo cominciare ad abituarci ad una storia raccontata con il falso.
Capire potrebbe essere difficile ma basterebbe sforzarsi e cercare di riannodare la storia lì dove qualcuno ha spezzato il suo filo perché non riusciremo ad andare da nessuna parte se non conosciamo le nostre origini anche umili e soprattutto se la smettiamo di ingentilire qualcosa che si rende vera solo nella sua accezione originale: potremmo essere fieri di dire Culupazzu da Cola-pazzo invece di trastullarci con la versione ingentilita di Collepasso da Collis Pacis: cosa avremmo da perdere, nulla.

f.to GIUS

Collepasso 2/4/2012

 

 

  1. Carissimo GIUS, felice di ospitare le tue puntuali e per niente scontate opinioni. Mi auguro che possa ancora ospitarne delle altre. Sono sicuro che su molti altri argomenti potrai intervenire con cognizioni di causa che io e chi frequenta questo sito troveremo senz’altro molto interessanti. Saluti gaetano

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