Così parlò Monti: “Salgo in politica”.

Trono e altare, potere temporale e potere spirituale, quale due è il più ruffiano?

Così parlò Monti: “Salgo in politica”.

Va beh, è sempre stato così: c’è chi sale e c’è chi scende; Berlusconi scende in politica per la sesta volta, Monti sale in politica per la seconda. Dopo lunga trepidazione e con il fiato sospeso gli italiani hanno appreso, finalmente, qual è l’impegno futuro di Monti, legato, pare, inesorabilmente alle sorti dell’Italia e degli italiani. Ecco che domenica 23 dicembre il dato fu tratto: “Sì, sono disponibile a ricoprire un nuovo incarico governativo, ma non sarò candidato; non mi schiererò con un gruppo, ma con tutti coloro che sono disponibili a seguire la mia agenda Italiana ed europea. Parola più, parola meno, questo è il trampolino con il quale intende salire in politica per la seconda volta. Di certo non è fesso! Ha capito che non potrebbe mai vincere con lo schieramento di centro degli irriducibili, ma anche un po’ sfigati montiani, allora si riserva di farsi incoronare ancora una volta da più forse politiche. Ha fatto capire chiaramente che il PD può essere della partita, bontà sua, ma deve scrollarsi di dosso sia Vendola (SEL) con il suo preteso “odore di sinistra” che vuol sentire (beato lui che si può accontentare dell’odore),

sia la Camusso (CGIL) con la sua pretesa di volere imporre un comportamento democratico agli imprenditori suoi amici come il Marchionne.

Per non parlare di Landini della Fiom che vorrebbe spedirlo in Cina per far conoscere quel mondo dominato dalla dittatura di destra ben camuffata da sinistra, acquisirebbe così delle lezioni tali da poter rientrare nella prassi politica-economica compatibile con quella di lor signori tanto ben rappresentata da Monti e dal montismo imperante.

È così che sogna il suo nuovo governo: sorretto da esponenti politici sedicenti di sinistra e da sindacati in funzione di cinghie di trasmissione dell’esecutivo. Una sinistra, quindi, che sappia realizzare tante “buone” cose di destra. Come se cose di destra non ne avesse realizzate abbastanza. Ma per cercare di rendere credibile questo suo stravagante sogno, afferma che “il problema in Italia e in Europa non è più delineato da una destra o da una sinistra, ma dall’agenda italiana ed europea,” secondo il verbo di Monti e della Merkell, ovviamente! Con un occhio particolare alle banche e alla santa chiesa, strutture queste che contano quanto lo Stato. Chi ci sta con la sua agenda è moderno, è riformista, e magari anche patriota, chi invece non ci sta è un disfattista, non ha capito il nuovo mondo, il mondo della globalizzazione, il mondo del mercato globale che tutto può, il valore delle banche, asse portante del sistema economico; lo stato sociale? Roba vecchia, anacronistica!

Siccome si prevede che il centro-sinistra Bersani-Vendola potrà ottenere la maggioranza alla Camera ma non

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al Senato, e di conseguenza non potrà fare a meno dei montiani al Senato, in questa angusta prospettiva di sicuro continueremo a friggere nella padella, oppure finiremo arrosto nella brace! A meno che…

A meno che quel raggruppamento di sinistra-sinistra, con quel suo slogan “IO CI STO, non riesca ad ottenere un risultato anche al Senato. In questo caso, e solo in questo caso, Berlusconi e i suoi berluschini, e Monti con i suoi montiani, diventeranno superati sia in Parlamento che nel paese, e si potrà iniziare a sentire qualche buona notizia per i ceti meno agiati, per i lavoratori, per i precari, per i disoccupati, per i pensionati. Una buona notizia certa è che Ichino, il giuslavorista del PD, è uscito, finalmente, da quel partito in direzione di lidi più centrali e montiani e, insieme a lui, altri che opportunamente si stanno spostando nella marmellata montiana. Quindi, si può immaginare che, con l’uscita di questi centristi dal PD, diventi più consistente la possibilità che le firme raccolte per indire i referendum contro l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, l’articolo 8 del 2011 contro il contratto nazionale, e sulla controriforma delle pensioni, sulla scuola, sulla sanità ecc., miglioreranno le possibilità di ripristinare quei diritti soppressi da Berlusconi e Monti.

Beh, a questo punto è chiaro che dipenderà dai lavoratori, dai pensionati, dai giovani precari, dai disoccupati e dagli studenti. Essendo tutti questi la maggioranza nel paese, se non si lasciano rincoglionire dalle solite sirene politicanti, e votano consapevolmente nel loro interesse; così il mondo degli speculatori finanziari e dei loro garanti pseudo –politici, finirebbe nella pattumiera della storia.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 24/12/2012

Dal sito “contropiano.org”, traggo questa analisi di Dante Barontini dal titolo:

I PEGGIORI MIGLIORISTI

Sorpresa! Napolitano e Monti non vanno più d’amore e d’accordo. Siccome pensiamo che la politica sia affari tra classi e interessi sociali, non competizione tra “personalità”, cerchiamo di capire meglio da cosa origina questa crisi del tredicesimo mese.
I “retroscenisti” – triste specializzazione giornalistica che ha avuto tra i sommi tale Augusto Minzolini, poi indimenticabile direttore del Tg1 berlusconiano e ora dimenticato – si affannano a spiegare che la “frizione” tra i due registi dell’”invasione della Troika”, origina dalla tempistica con cui il presidente del consiglio ha preannunciato le dimissioni in seguito all’astensione del Pdl sul “decreto sviluppo”.
Un po’ risibile, come motivo. Un “asse” di ferro come quello creato poco più di un anno fa, quando Napolitano nominò Monti come senatore a vita e premier nel giro di 24 ore, non si incrina per ragioni stupide e piccoli errori tattici.
Il problema, a nostro avviso, è l’investitura della destra europea che Monti ha cercato e ricevuto in sede di vertice del Partito Popolare Europeo a Bruxelles, la settimana scorsa. Se ne era parlato solo in chiave pro o contro Berlusconi, come si usa fare in Italia invece di capire quel che accade. E lì, in effetti, il Cavaliere è stato fucilato da coloro che lo avevano fin qui avallato (Merkel, i successori di Sarkozy, Rajoy, Maertens, ecc) e sostituito in tempo reale con il premier venuto dai cieli della Trilaterale.
Repubblica e gli altri rintronati “progressisti” che seguono da sempre un solo schema mentale avevano interpretato – o raccontato – questa fucilazione come “la volontà dell’Europa”. Un po’ come accade per le “riforme strutturali”…
Ma in quel caso non era affatto “l’Europa” – o meglio l’Unione europea – ma una sua parte politica. E precisamente la destra europea. Certo, non quella di Storace o di Le Pen, ma comunque quella che annovera tra i suoi leader ex franchisti come Rajoy e Aznar, e tanti altri “conservatori” in simil-orbace.
Quella “sostituzione” non era quindi affatto “istituzionale” e tantomeno “tecnica”. Anzi, proprio quella sortita ha tolto a Monti l’aura intoccabile del “salvatore disinteressato della patria”, iniziando a trasformare l’Intoccabile “rispettato da tutte le cancellerie del mondo” in uno dei normali protagonisti della scena politica nazionale, o almeno in un primus inter pares.
Il malumore del Pd bersaniano è stato subito vivace. E tanto più forte quanto più negato. Ma non si tratta di un contrasto di “agenda”. Quella “Monti” va benissimo per tutti, come ha ripetuto Napolitano anche ieri, tra una frecciatina e l’altra al premier. Anche perché quella, sì, ce la impone l’Europa della Troika.
Il problema è come – istituzionalmente – quel compito obbligato viene assolto. Attraverso una prosecuzione della formula “tecnica” di espropriazione anche formale della “politica” oppure tramite il riconoscimento di ruolo di un classe politica più che disponibile al lavoro sporco?
Detta altrimenti: è indispensabile che l’Italia venga visibilmente governata da un mandatario di poteri superiori o è meglio che le stesse politiche vengano realizzate “come se” fossero un’autonoma scelta nazionale con tanto di consenso elettorale? Ne discendono due modalità istituzionali differenti: un grado di identificazione popolare nelle leadership nulla o poco possibile, o una ristrutturazione del “modello sociale” fatto a colpi di mazza (modello Monti-Fornero) e con pugno di ferro in guanto di velluto (modello Bersani-Camusso).

Del resto Monti non ha mai fatto mistero di voler “rieducare” il paese, stravolgere la mentalità corrente, rovesciare equilibri e annientare ruoli “impropri” (come quello “politico” del sindacato). Dal lato Pd, invece, c’è invece una disposizione a “riformare tutto” ma sotto vesti “continuiste”. Quelle per cui si toglie il welfare “per migliorarlo” o si lascerà l’art. 18 svuotato così com’è perché “garantisce ancora molto”.
Il risultato, alla fine, sarà lo stesso. Il prezzo politico – in termini di conflittualità sociale – un po’ differente.
Qui si gioca buona parte della differenza di “gestione” tra impostazioni programmatiche molto simili. Poi, nella frattura, intervengono certamente anche interessi strutturati che temono un troppo brusco passaggio da un regime all’altro (municipalizzate e appalti pubblici, servizi ancora in parte in house, quote di amministrazione pubblica già condannate alla ghigliottina come le amministrazioni provinciali, ecc).
Qualcuno un po’ iena potrebbe però chiedere a Napolitano e Bersani, comunque più svegli delle coorti oarechhio obnubilate che li seguono: ma davvero vi siete accorti soltanto ora di chi è e quali poteri rappresenta Monti? Davvero avevate pensato che affidarsi alla Troika “tatticamente” vi avrebbe facilitato il compito – per voi irrealizzabile – di liberarci da Berlusconi?
Le risposte possibili sono soltanto due: sì o no. Ed entrambe non vi qualificano come dei geni della politica. Ex Pci, insomma.

 

  1. RIFLESSIONI

    Inutile tornare sulla presa in giro in cui siamo stati sottoposti: i privilegi economici dei politici sono stati appena scalfiti, il numero dei parlamentari è quello di sempre, le province sono vive e vegete, e noi cittadini per l’ennesiama volta siamo costretti a votare col porcellum. Più utile è invece riflettere sull’impressionante dimostrazione di irriformabilità dell’ Italia, di cui l’esperienza Monti è stata la testimonianza vivente. Su tutto questo fatto, o non fatto e non finito dovremo riflettere. A chi dobbiamo l’ennesima legilstura sprecata? Sicuramente ai partiti, alla pessima qualità del ceto politico. Ma forse anche ai tecnici. Da un governo di professori svincolato dai partiti e chiamato a salvare il paese, come cittadino, mi sarei aspettato qualcosa di più, o meglio di diverso. Convincendo la destra, il centro e la sinistra a sostenere un governo di salvezza nazionale, il pres. Napolitano aveva creato condizioni eccezionali e per così dire irripetibili se non imperdibili. Nella finestra di opportunità offerta dal capo dello stato , il governo tecnico avrebbe potuto fare scelte alquanto più coraggiose di quelle che ha fatto. Avrebbe per es. potuto mettere i partiti con le spalle al muro, parlare chiaro al paese, e procedere per la strada delle riforme di cui l’Italia ha bisogno. Non so perchè non l’abbia fatto, probabilmente per la voglia di entrare in politica di alcuni suoi ministri e perchè da tale voglia a un certo punto è stato contagiato anche lo stesso pres. del consiglio. All’inizio infatti Monti era o poteva sembrare un Cincinnato, strappato ai suoi campi per salvare la patria(Roma), e, ritornato ad arare la terra appena compiuta la sua missione. Poi non lo è stato più, e da quel momento i partiti sono tornati a dirigere le danze. Peccato, perchè se Monti fosse rimasto Cincinnato, oggi forse l’Italia avrebbe qualche problema in meno. Mentre oggi temo rischia di trovarsi solo con un politico in più…..

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