COSA BOLLE NELLA PENTOLA UCRAINA

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COSA BOLLE NELLA PENTOLA UCRAINA

Abbiamo deciso di dedicare un numero speciale della Newsletter di Marx21 alla vicenda ucraina. Sappiamo essere, questa, una scelta in controtendenza e che si scontra con le letture propinate dai principali quotidiani e mezzi di informazione radiotelevisivi ma il precipitare della situazione, l’escalation violento e militare delle rivolte ed il rischio di un imminente bagno di sangue non possono lasciarci indifferenti nè muti. Sappiamo pure che una piccola redazione come la nostra, che si basa esclusivamente sull’instancabile lavoro volontario dei suoi collaboratori, non può competere con le maggiori major del mainstream dominante ma il silenzio, in queste ore, corrisponde a rendersi egualmente responsabili di quanto sta accadendo.La tecnica utilizzata per narrare la dialettica in campo è nota: il popolo pacifico scende in strada per reclamare democraticamente i propri diritti e la cieca violenza del potere politico sopprime queste richieste. Lo stesso clichè utilizzato per accendere le polveri nei Balcani, in Nord Africa o in Medio Oriente e per giustificare un nuovo intervento militare straniero teso a stabilire “la pace e la democrazia”. Eppure dovremmo aver imparato come va a finire. Basta guardare alla Libia (di cui più nessuno parla), e scoprire un paese dove oramai il caos regna sovrano, delle violenze da parte degli integralisti islamici a danno della popolazione e del rischio concreto della secessione.E così, come un tempo i media mainstream facevano finta di non accorgersi della natura armata delle proteste e dell’egemonia di organizzazioni integraliste in terra d’Africa, oggi fingono di non vedere i vessilli nazisti sui caschi e gli emblemi dell’ala militare (oramai in piazza c’è solo quella) della “protesta ucraina”. Basterebbe dare un’occhiata ai Tg russi (ma ogni tanto appaiono anche su quelli italiani solo che, purtroppo, vengono fatti passare per agenti governativi), per scoprire cecchini armati che sparano sulla folla, esecuzioni sommarie di piazza a danno delle forze di polizia, impiego di ingenti quantità di armi ed artiglieria pesante da parte di formazioni che danno l’assalto alle sedi dei partiti, dei sindacati e governative.

Il sostegno inquietante che gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno dando ad organizzazioni come Svoboda ci dicono del rischio concreto di un ritorno del fascismo e del nazismo nel cuore dell’Europa. Questa formazione è apertamente nostalgica nei confronti delle organizzazioni che collaborarono con le SS ed ha tra i suoi “maestri” i criminali di guerra che si distinsero per lo zelo con cui parteciparono ai massacri di centinaia di migliaia di ebrei, comunisti e inermi civili nella Seconda Guerra Mondiale.

Eppure l’Europa della Troika, che ha ridotto alla fame la Grecia e fatto sprofondare nella crisi il nostro Paese, pare non accorgersene. Anzi: soffia sul fuoco sostenendo questa o quella banda di rivoltosi. Scrive Giulietto Chiesa: “si preannuncia una presa violenta del potere da parte delle opposizioni. Che significherà un bagno di sangue. Il controllo della rivolta è infatti palesemente in mano agli estremisti nazionalisti, alle formazioni paramilitari armate dei “banderovzy” neonazisti”. Ma tutto questo pare non impensierire le cancellerie europee (in questi giorni impegnate a prendere sanzioni economiche contro l’Ucraina) o l’immancabile Gianni Pittella che, con malcelata megalomania ed alle prese con una nuova campagna elettorale (dopo il fiasco delle primarie del Pd), non ha provato vergogna ad arringare i rivoltosi e farsi applaudire da una folla che sventolava le bandiere di Svoboda. Pittella è il vicepresidente del parlamento europeo (sic!). Immaginiamo solo per un istante cosa sarebbe accaduto se un esponente del governo russo avesse fomentato le proteste (violente) di piazza a Parigi, Roma o Berlino.

Il nostro paese non è esente da responsabilità. I media continuano a non rompere il coro e ad operare una scientifica disinformazione sulle notizie che giungono dall’Ucraina. Il ministro degli esteri ha girato la testa da un’altra parte e non ha richiamato (come era nelle sue prerogative e nei suoi doveri) l’Ue e la Nato al rispetto delle regole. Eppure, la morte della democrazia in Ucraina, quindi in Europa, è il prodromo della morte della democrazia nel nostro Paese e nelle nostre vite.

di Francesco Maringiò

Vice Responsabile Esteri del PdCI

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CONSIDERAZIONI PERSONALI:

Ho la netta sensazione che l’Ucraina farà la fine che hanno fatto fare alla Jugoslavia e questo è poco ma sicuro, giacchè anche nell’Ucraina ci sono una metà russofoni e una metà decisamente filo europei, si spaccherà! L’Europa poi, che interesse ha a soffiare su quel fuoco? una situazione economica tra le più disastrate; come se noi non fossimo già messi tanto male economicamente;  con una forte presenza di organizzazioni fascistoidi ben attrezzate e foraggiate dalle solite congreghe reazionarie; come se in Europa non ce ne fossero già abbastanza di queste scellerate tendenze antidemocratiche. Boh, vallo a capire dove vuole andare questa Europa. Forse non ha imparato abbastanza sul suo passato, oppure ha nostalgia di altri bagni di sangue innocente? Oppure, più benignamente, sono solo smemorati?

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 22/2/2014

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