CONTROINFORMAZIONE SUL SINDACO DI ROMA MARINO

 

CONTROINFORMAZIONE SUL SINDACO MARINO

 

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Marino, ritiri le dimissioni

Egregio Sindaco Ignazio Marino, ritiri le sue dimissioni per favore.

Lo faccia per tutti i romani che hanno capito il valore di tutto quello che è riuscito a fare in 27 mesi in cui è stato al governo di Roma.

Raccogliamo quante più firme possibile per far capire al Sindaco Ignazio Marino che i romani sono con lui contro tutti gli attacchi mediatici che lo hanno portato a prendere la REVOCABILE decisione di dimettersi dalla carica di Sindaco della Città di Roma.

In quanto a esprimersi di fronte ai mass media non è stato il massimo, e nessuno finora è riuscito a spiegare come sia possibile tutto questo accanimento da parte dei giornalisti nei suoi confronti, e sì, i suoi collaboratori potrebbero aver fatto MOLTO di più per sostenerlo.

È vero, ha tante pecche, ma sarebbe bene ricordare anche alcuni suoi pregi e tutti i risultati raggiunti in due anni che è al governo della città:

1) ha chiamato la Guardia di Finanza il primo giorno che si è insediato;
2) ha risparmiato 120 milioni ogni anno solamente confrontando le spese allegre del comune con i prezzi di mercato come, per esempio, pagare 4800€ ogni pc ai soliti noti;
3) ha portato e continua a portare al Procuratore Pignatone tutta la documentazione in possesso dell’Amministrazione comunale consentendo così di dare una svolta importante alle indagini di Mafia Capitale;                                                                                                                    4) ha chiuso Malagrotta dopo 30 anni evitando così pesantissime sanzioni dall’Europa e tornando ad accedere nuovamente ai fondi europei;
5) Ha indetto un bando internazionale per la raccolta rifiuti portando ad oggi la differenziata al 43% (prima sulla carta era la metà, ma di fatto non esisteva dato a Malagrotta si inceneriva tutto);
6) ha riaperto i cantieri della metro C. Nel 2013 la talpa era ferma, in 2 anni ha 21 fermate in più;
7) ha identificato un nuovo centro per i rifiuti. A settembre apre Rocca Cencia per la trasformazione dell’umido a impatto zero e senza odori;
8) ha messo a capo dei vigli un poliziotto facendo infuriare quella lobby potentissima dei vigili, ha tolto loro i privilegi, li ha denunciati il 31/12 e ha messo la turnazione dei dirigenti comunali;
9) ha cacciato l’AD di AMA poi arrestato con Mafia Capitale;
10) ha cacciato in ATAC (quasi) tutti gli assunti da Alemanno imbucati in ufficio e li ha mandati a fare i controllori;
11) Ha allungato i turni dei dipendenti ATAC e obbligato tutti loro (come già funziona ovunque nel mondo) a timbrare il cartellino a inizio e fine turno;
12) ha messo un magistrato alla trasparenza;
13) ha mandato le ruspe a Ostia liberando gli accessi al mare dove da anni TUTTI facevano finta di non sapere che comandava la mafia degli Spada e dei Fasciani;
14) ha, in soli 6 mesi portato al 90% il raddoppio della Prenestina (in 6 anni avevano realizzato solo il 40%);
15) ha pedonalizzato i fori e il tridente. (a chi avrebbe creato disagio questo? Io vedo solo un fiume di pedoni che si godono il centro storico);
16) ha eliminato i camion bar dal centro storico restituendo Roma al suo fascino naturale. (facendo un torto alla famiglia Tredicine, mentre tutti quelli saliti prima al Campidoglio hanno sempre temuto sfidare);
17) ha valorizzato i fori con le luci del premio Oscar Vincenzo Storaro e gli spettacoli multimediali di Piero Angela e Paco Lanciano in attivo già dal primo anno;
18) ha riportato in attivo il teatro dell’opera;
19) ha portato ingenti investimenti nella cultura anche da parte dei privati;
20) ha fatto rimuovere migliaia di cartelloni abusivi e ha vietato le pubblicità a sfondo sessista;
21) Sta pagando circa un miliardo di debiti che si è ritrovato appena insediato;
22) ha fatto il bilancio di previsione a inizio anno e non alla fine o addirittura l’anno successivo come avveniva in precedenza;
23) ha stabilito nuove regole più stringenti per il bando degli appalti e l’affidamento di lavori pubblici;
24) ha portato alla riduzione del tempo di apertura degli sportelli della metro, riducendo così il numero di ingressi senza biglietto;
25) ha sperimentato (sulla linea B1) la timbratura del biglietto in uscita dalla metro come ulteriore incentivo a timbrarlo;
26) ha comprato nuovi cassonetti della spazzatura, che quelli che abbiamo ora sono in leasing a un prezzo astronomico;
27) ha sostituito l’illuminazione della città con le lampadine al LED;
28) ha previsto per l’estate il rifacimento delle principali arterie stradali;
29) ha finanziato il progetto per la realizzazione del GRAB (poi bloccato dall’ultimo assessore Esposito);
30) ha fatto ristrutturare tutta una serie di monumenti (Colosseo, Fontana di Trevi, Barcaccia, Piazza 4 Fontane, ecc.);
31) ha varato un nuovo piano per i ripetitori con lo scopo di ridurre l’inquinamento da elettrosmog;
32) creato per la prima volta il registro unioni civili, trascrizione matrimoni tra persone omosessuali contratti all’estero, progetti contro il bullismo omofobico (d’accordo, facendo infuriare il Vaticano);
33) ha finalmente varato un nuovo PGTU;
34) ha messo 300 spazzini in più nelle strade;
35) ha messo il gps alle spazzatrici (prima non avevano nemmeno un percorso stabilito da percorrere);
36) ha indetto una gara europea trasparente mettendo 1000 nuovi appartamenti a disposizione dell’assistenza alloggiativa temporanea;
37) ha cancellato 20 milioni di potenziali metri cubi di cemento per 160 proposte di nuove urbanizzazioni che si sarebbero riversati su 2300 ettari di Agro romano;
38) ha cancellato altri 5 milioni di metri cubi di cemento, all’Ex Snia, al Casilino;
39) ha revocato la delibera sulla valorizzazione delle caserme e ridotto i volumi in altre delibere come quella della ex fiera, da 93 mila mq a 67.500 mq;
40) ha individuato 743 occupanti di case pubbliche sprovvisti dei titoli per abitarle perché occupanti abusivi, oppure proprietari di immobili o con redditi superiori ai limiti.

E si potrebbe andare ancora avanti…se solo riuscissimo a convincerlo di restare a governare la nostra città!
Firmate questa petizione e fatela girare il più possibile, abbiamo tempo fino al 28 Ottobre per convincerlo a cambiare idea dimostrandogli che siamo tutti dalla sua parte.

 

      

          Politici, imprenditori, travet, Vaticano: gli equilibri romani toccati da Marino. Ecco i “nemici” che lo hanno portato alla caduta

L’esperienza del sindaco “marziano” non è finita solo per la storia degli scontrini: la sua trincea, il chirurgo, aveva cominciato a scavarsela fin dal primo giorno al Campidoglio, toccando fin dal principio piccoli e grandi equilibri a tutti i livelli – da Malagrotta alle municipalizzate, dal salario accessorio di vigili e dipendenti comunali ai venditori ambulanti cacciati dal Centro fino alle unioni gay celebrate durante il Sinodo sulla famiglia – inimicandosi un ecosistema politico-amministrativo come quello romano, abituato a gestirsi le cose tra “noantri”

di Marco Pasciuti | 12 ottobre 2015

 “Credo che abbia fatto molte cose buone. Che abbia rotto meccanismi discutibili e incrostazioni corporative che indebolivano la città”. L’epitaffio sull’esperienza in Campidoglio – e forse anche della vita politica – di Ignazio Marino è firmato Matteo Orfini. Il presidente del Pd fotografa in campo lungo la parabola del sindaco di Roma, caduto per 19mila euro di spese fatte con la carta di credito del Comune su cui la Procura ha aperto un’indagine. Ma l’ex chirurgo non è caduto soltanto per la storia degli scontrini, che è stata soltanto il casus belli di una defenestrazione a lungo rimandata e la firma in calce al suo curriculum di politico, ruolo cui leggerezze tali non possono essere perdonate. La sua trincea, Marino, aveva cominciato a scavarsela fin dal primo giorno a Palazzo Senatorio: muovendosi come un elefante in una cristalleria, il “marziano” ha toccato fin dal principio piccoli e grandi equilibri a tutti i livelli – da Malagrotta alle municipalizzate, dal salario accessorio di vigili urbani e dipendenti comunali ai venditori ambulanti cacciati dal Centro – inimicandosi un ecosistema politico-amministrativo come quello romano, abituato a gestirsi le cose tra noantri.                                 Chiusa Malagrotta, fine del sistema Cerroni. E degli affari col Pd – La sinistra romana con Manlio Cerroni era andata d’accordo per 30 anni. Così, quando il 30 settembre 2013 Marino chiude Malagrotta, nei palazzi si diffondono i primi malumori. Il 9 gennaio il proprietario della discarica più grande d’Europa finisce ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere e 21 tra politici, dirigenti e imprenditori finisce sul registro degli indagati, il palazzo trema e le strade di Roma iniziano a riempirsi di rifiuti. Il sindaco cambia due volte i vertici dell’Ama e, mentre i romani protestano e l’opposizione scatena il putiferio, proroga di 4 mesi l’apertura di due discariche della Colari e va alla carica sui netturbini: “Troppo assenteismo – attacca il 9 luglio 2014 – cadranno delle teste”. E il 13 rincara: “Su 8 mila dipendenti, circa 2 mila usufruiscono della legge 104, che dà la possibilità tre giorni al mese di assistere un familiare disabile e non andare al lavoro. E’ statisticamente difficile da capire”. La tensione è alta, ma le trattative sono intavolate, il 10 luglio Comune e azienda raggiungono un accordo per un piano straordinario di raccolta e il 5 agosto arriva l’annuncio: “L’emergenza è finita”, spiega il sindaco. Magicamente i cassonetti tornano a svuotarsi, i sacchetti spariscono dai marciapiedi. Perché? I netturbini avevano ricominciato a lavorare. “Abbiamo recuperato 152 operai ogni giorno – confermava Daniele Fortini, presidente e ad di Ama – sono 6.000 ore in più alla settimana di lavoro e si vede. Siamo passati dal 19% di assenteismo a gennaio a sotto il 15%“.

Mafia Capitale, la Metro C e il “vizio” di portare carte in Procura – Ai rapporti tra Marino e il Pd non ha giovato la frequentazione del sindaco con il portone più importante di piazzale Clodio. Due esempi. Il 10 dicembre 2014, 8 giorni dopo la deflagrazione della bomba di Mafia Capitale, il sindaco varcava la soglia della Procura per portare a Giuseppe Pignatone documenti dell’amministrazione considerati “utili” all’indagine. Una decisione per la quale nessuno al Nazareno avrà stappato bottiglie. Giusto 2 mesi prima, il 9 ottobre, il sindaco era già andato a trovare il procuratore capo per denunciare i ritardi nell’apertura del cantiere della Metro C, pozzo senza fondo di soldi pubblici cui da anni attingono a piene mani alcune dei maggiori potentati imprenditoriali capitolini e nazionali – l’appalto fu vinto nel 2006 da un raggruppamento composto da Astaldi, Vianini lavori gruppo Caltagirone, consorzio Cooperative costruzioni e Ansaldo Finmeccanica – dopo che la commissione sicurezza del Ministero dei Trasporti non aveva dato l’autorizzazione per l’apertura della prima tratta della metro, prevista per l’11 ottobre. Dopo che i suoi costi sono lievitati passando da 3 a 3,7 miliardi. Una concatenazione infinita di ritardi che, il 17 luglio, avevano già portato lo stesso sindaco a decapitare i vertici di Roma Metropolitane, scelti da Gianni Alemanno, ritenuti “inaffidabili” e inadeguati a realizzare l’opera.

Municipalizzate: dismissioni, tagli ai cda e presidenti non romani – Le municipalizzate, altro nervo scoperto, causa di una continua frizione tra il modus operandi di Marino e il sistema di potere capitolino. Il campanello d’allarme scatta dalla prima giunta: il 27 giugno 2013 Marino annuncia “un atto di indirizzo sulla governance delle municipalizzate”, terreno di caccia ai voti di politici di ogni colore e fonte inesauribile di appalti per consorterie di ogni sorta. Il 24 luglio la giunta approva una delibera che definisce i criteri per le nomine: servirà un avviso pubblico internazionale chiuso a chi ha ricoperto nei precedenti due anni incarichi istituzionali. E’ il primo di una lunga serie di segnali. Finite le logiche spartitorie? Certo che no, ma il metodo del sindaco non lascia tranquilli: chiede l’amministratore unico per tutte le società e cambia i vertici di quelle più importanti, spesso nominando presidenti e a non romani, quindi in teoria esterni alle logiche di potere capitoline. Un esempio: il 23 luglio 2013 al vertice dell’Atac arriva un milanese. Danilo Broggi diventa ad con il compito di guidare l’azienda di trasporti pubblici martoriata da Parentopoli (850 assunzioni tra amici e parenti di esponenti del centrodestra, dirigenti e sindacalisti, più altri 1.000 nell’Ama) e da un maxi buco di bilancio di 130 milioni. Il 5 luglio 2014 il Comune annuncia il piano: via 25 partecipate per recuperare 440 milioni. E il 25 marzo 2015 arriva la delibera che prevede la vendita delle quote di giganti come Assicurazioni di Roma, Acea Ato2, Aeroporti di Roma Spa, Centrale del Latte Spa. Tutte poltrone in teoria perse alla politica romana.

Via gli ambulanti dal centro, guerra alla famiglia Tredicine – “Vi sembra normale che chi vende le caldarroste a Roma paghi come tassa di occupazione di suolo pubblico 3 euro al giorno, quando un sacchetto di caldarroste costa 4 euro?”, domandava Marino il 21 marzo 2014 in Commissione Bilancio alla camera, dove si discuteva il “Salva Roma”. Gli aumenti annunciati (da 3 a 30 euro al giorno), erano stati annacquati in aula, ma alla fine la stangatina era arrivata. Il Bilancio 2014, approvato in consiglio nella notte del 31 luglio, prevede che per i camion bar la tassa aumenti di 3,5 volte, di 3 volte quella imposta ai venditori di souvenir. Sei giorni più tardi, in diretta su Radio Anch’io Marino annunciava di voler “liberare le piazze dai venditori abusivi, eliminare l’invasione illogica dei tavoli”. Nuovo annuncio, nuovo nemico. A settembre il tavolo tecnico tra Campidoglio e Ministero dichiara incompatibile la collocazione di 43 urtisti (i venditori di souvenir), 70 camion bar e 11 fiorai in tutta l’area archeologica centrale, dai Fori al Circo Massimo. A Roma gli ambulanti sono un potentato, anche in aula Giulio Cesare. Perché il vicepresidente dell’assemblea capitolina si chiama Giordano Tredicine, il rampollo della famiglia più potente della destra romana, nipote del mitico Donato, fondatore della dinastia dei caldarrostai di Roma e dell’impero dei camion bar: nel 2012 occupava oltre 40 dei 68 posti disponibili nel centro storico e controllava attraverso parenti e famiglie amiche centinaia di postazioni in tutta Roma. E finito in carcere il 4 giugno nella seconda tornata di arresti di Mafia Capitale.

“Giustificare le indennità”, dipendenti comunali in guerra– Le prime avvisaglie di tempesta con i 24 mila dipendenti del Campidoglio erano arrivate nella primavera del 2014, l’11 aprile, quando una relazione del Ministero delle Finanze relativa al periodo 2009-2013 contestava l’erogazione a pioggia delle indennità non legate a premialità o produttività, bocciando la gestione del personale dell’era Alemanno. “Non intendiamo realizzare l’equilibrio di bilancio riducendo le risorse spettanti al personale”, spiegava il sindaco il 24 aprile, chiedendo però ai lavoratori di giustificare gli indennizzi lavorando più ore o svolgendo mansioni aggiuntive. Alcune indennità finivano poi nel mirino: ad esempio, quella la “manutenzione uniforme” ovvero per il lavaggio della divisa garantita ai vigili urbani; cui il sindaco contestava anche il turno notturno con inizio alle ore 16 anche d’estate e l’indennità di “effettiva presenza in servizio”, ovvero un premio in denaro per il semplice fatto di andare a lavorare. Ma nell’elenco ci sono anche il bonus per i colloqui con i genitori o le affissioni degli avvisi in bacheca garantito alle maestre; o quella che premia i tecnici amministrativi per il rientro in ufficio al pomeriggio, obbligo già previsto dal contratto. Oppure l’indennità “per l’attività di sportello al pubblico” o ancora quella “oraria pomeridiana”. Risultato: i dipendenti scendono ripetutamente in piazza e mettono nel mirino il sindaco.

La guerra dei vigili urbani contro la turnazione e la Panda rossa – In testa alle categorie più agguerrite, c’è quella dei pizzardoni. La scintilla nell’ottobre del 2013 era stata la nomina di Oreste Liporace a comandante della Polizia Municipale. Colonnello dell’Arma con tre lauree, l’uomo di Marino aveva tre peccati originali: non avere 5 anni di esperienza da dirigente nella P.A. (cosa che ha fatto sfumare la sua nomina) ma anche non essere romano e non appartenere al corpo. “Macchie” che si porta addosso anche il nuovo comandante, Raffaele Clemente, già capo della sala operativa della Questura. La nomina di un altro “esterno” il 10 ottobre viene accolta dai 6.000 agenti della Capitale con la minaccia di uno sciopero per il 18 ottobre (giorno del corteo dei Cobas e della partita Roma-Napoli) e settimane di agitazione a macchia di leopardo. Una tensione continua che dura da mesi e registra un nuovo picco agli inizi del novembre 2014, quando Clemente enuncia il principio della “discontinuità territoriale”: dopo 5 anni nello stesso gruppo per i funzionari e 7 per gli agenti, il personale sarà trasferito in altro municipio. L’obiettivo: recidere i legami costruiti nel tempo con il territorio possono causare distorsioni. Solo il 21 ottobre, un vigile era stato arrestato mentre intascava 1.500 euro per “ammorbidire” una contravvenzione in un bar di Montesacro. L’annuncio di Clemente era arrivato il 5 novembredue giorni dopo scoppiava lo scandalo delle multe alla Panda rossa.

Unioni civili durante il Sinodo sulla famiglia, l’ira del Vaticano nacque lì – La fine di tutto ebbe inizio sabato 18 ottobre 2014. Quel giorno splendeva il sole sul Palazzo Senatorio, mentre nella sala della Protomoteca il sindaco procedeva alla trascrizione delle nozze di 16 coppie omosessuali sposate all’estero. Fuori, ai piedi della scalinata che porta al Campidoglio, qualche decina di manifestanti targati Ncd e Forza Italia protestavano rumorosamente contro la decisione, contro la quale si scagliavano il prefetto Giuseppe Pecoraro (“Annullerò le trascrizioni”), il ministro dell’Interno Angelino Alfano (“Il sindaco firma autografi”) e l’altra sponda del Tevere: “Una tale arbitraria presunzione messa in scena proprio a Roma in questi giorni non è accettabile”, tuonava la Cei, adirata perché proprio in “questi giorni” in Vaticano si celebrava il Sinodo straordinario sulla famiglia. La “scomunica” inflittagli da Papa Francesco il 28 settembre sul volo di ritorno dagli States (“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato”, ha risposto Bergoglio a un cronista che gli domandava dell’origine del viaggio del marziano a Philadelphia) partiva quindi da molto lontano. In quel momento, però, è diventato tutto chiaro: la fine di Marino era arrivata.

 

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