CON VINCENZO, L’ITALIA SE DESTA

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CON VINCENZO, L’ITALIA SE DESTA

Ha alzato il trofeo di vincitore del tour de France, ha sentito l’inno italiano e si è commosso. Gli occhi si sono fatto lucidi, una lacrima ha fatto capolino, respinta con un sorriso e un profondo respiro. Nella suggestiva cornice dei Campi Elisi, Vincenzo Nibali ha coronato il sogno del Vincenzo Nibali bambino e di tanti connazionali. Sedici anni dopo Marco Pantani, il tour parla ancora italiano grazie a un uomo del sud tutto cuore e talento. Ha annichilito la concorrenza ed è diventato un simbolo della nazione; nazione uscita bastonata un mese prima ai Mondiali di calcio in Brasile. Gli Champs  Elysee si sono colorati di verde , bianco e rosso della nostra bandiera. Un colpo al cuore per i nazionalisti francesi, un’ estasi per i migliaia di tifosi italiani che anno valicato il confine e sono arrivati a Parigi per tifare per Nibali e per celebrare con lui il giorno più bello, più atteso ; quello del trionfo del loro connazionale. In tanti non hanno potuto trattenere le lacrime, con l’Arco di Trionfo a fare da cornice a un pomeriggio da ricordare e i cugini sciovinisti francesi d’oltralpe a rimuginare come già avvenne in occasione della finale dei mondiali 2006 in Germania, quando furono sconfitti dalla nazionale di Lippi  di capitan Cannavaro, di Pirlo e Buffon. I francesi si sono esaltati come è loro solito per il secondo e terzo gradino del podio occupati da Peraud e Pinot, ma la premiazione è stata dominata dall’uomo siciliano in giallo, lo squalo di Messina. I tanti presenti lo hanno applaudito e anche il pubblico sulle strade ha mostrato più affetto per Nibali rispetto a quanto abbiano fatto molti invidiosi giornalisti francesi. I tifosi italiani sono arrivati da tutta la Penisola: da Napoli, La Spezia, Messina insieme  ai club canNibali che hanno capito che a Parigi si faceva la storia. E così hanno preso un treno, un aereo o la propria auto e sono venuti sui Campi Elisi , a sentire cantare l’inno italiano e a sventolare il tricolore in faccia ai francesi. Hanno pianto e sorriso come Nibali, cantando a squarciagola il nome di Vincenzo e rispolverando il tormentone delle magiche notti mondiali dell’estate 2006. Quando il siciliano è stato chiamato a ritirare il premio, i tricolori italiani hanno iniziato a sventolare e insieme a questi sono stati alzati tanti cartelli, tra i quali ne spiccava uno con sopra scritto : “Nibali come Pantani, orgogliosi di essere italiani!” Vincenzino ha letto e gli occhi sono diventati umidi. Poi ha parlato e ha ricevuto l’applauso della sua gente ,dei suoi tifosi. I tifosi del Belpaese se ne sono andati quando il sole stava tramontando fieri di essere tifosi di un italiano come Nibali e fieri di essere italiani.

P.S. Alza quella coppa Enzo, alzala perché il mondo la veda. Senti il ruggito dei tuoi tifosi, venuti in pellegrinaggio d’amore a Parigi per ritrovare un orgoglio perduto: quello di essere italiani!

ANTONIO LEO

Collepasso, 31/7/2014

 

  1. Il confronto tra Nibali e Pantani può far solo male al corridore siciliano.
    Su un sito specializzato hanno paragonato i tempi di scalata in una tappa vinta da Nibali quest’anno e la stessa salita corsa qualche anno fa con Armstrong, Pantani e Ullrich. Nibali non sarebbe entrato nei primi 30 qualche anno fa. Paragone sufficiente a scongiurare possibili accuse di doping? Speriamo di si.
    Evitiamo anche i paragoni con Bartali e la dietrologie delle “vittorie simbolo di una nazione che si rialza” che hanno stufato e vanno bene solo per la propaganda renziana.

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