Manifestazione FIOM del 16 ottobre 2010

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  Malgrado i tanti corvi interessati, e le tante sputtanate cassandre, che alla vigilia di questa manifestazione avevano previsto scontri e violenze pericolose, un ottimo servizio d’ordine sindacale ha saputo mantenere l’ordine molto meglio di quanto avrebbero potuto e saputo fare polizia e carabinieri.

Una massa enorme di uomini e donne, e anche bambini al seguito dei loro genitori, hanno manifestato con rabbia, ma anche con compostezza, la loro avversione alle politiche governative, e alla lotta di classe feroce che la confindustria con in testa la fiat hanno scatenato nel nostro paese contro i diritti acquisiti dei lavoratori in più di cento anni di lotte sindacali.

Infatti, il loro obiettivo più volte dichiarato è che: “i lavoratori devono saper rinunciare ai diritti acquisiti, statuto dei lavoratori compreso, è altresì necessario, sempre a loro avviso,  l’aumento di produttività nonché un ulteriore riduzione di salario. Se queste condizioni non sono disposti ad accettare, allora sarà la delocalizzazione. Che è come dire: o così o pomì; o mangi questa minestra o salti dalla finestra; o accetti le condizioni di schiavo o sei destinato a morire di fame e da barbone.  In sintesi: le condizioni che ci propinano oggi, come fossero cose giuste e buone, in realtà sono le stesse condizioni di più di un secolo fa. Un secolo di lotte, di conquiste, dovremmo lasciarcele alle spalle, rinunciare per sempre, altrimenti loro, i predatori, delocalizzeranno.

Già, dimenticavo, la grande trovata del turbocapitalismo internazionale con la sua vittoria facile sulla globalizzazione, ottenuta attraverso una classe politica dissennata che ha rinunciato al suo ruolo di mediazione tra capitale e lavoro. La politica così viene ridotta, non più ad “arte del possibile”, come hanno sempre cianciato le anime belle della politica, ma hanno assunto atteggiamenti da autentici giannizzeri al servizio dei centri del capitalismo internazionale.

In quanto a noi lavoratori, salariati,  pensionati, tutto questo ci dovrebbe insegnare che siamo di fronte alla più inviperita lotta di classe che i padroni hanno scatenato contro di noi lavoratori, e che di conseguenza, o  siamo capaci di rispondere sullo stesso piano, con la stessa nettezza alla loro lotta di classe, oppure saremo perdenti per sempre e ci aspetta un nuovo medioevo (all’alto medioevo), non più cittadini, ma sudditi, e, nessun diritto e  tanti doveri.

F.to gippì

Collepasso, 17/10/2010

 

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