PD, OVVERO: DUE PIEDI IN UNA SCARPA!

CON  DUE  PIEDI IN  UNA  SCARPA!

È questa la condizione politica insostenibile del PD, voler camminare con due piedi in una scarpa. L’innesto della margherita proveniente dalla vecchia DC e approdata nel partito DS, proveniente, questo, dal PCI, inevitabilmente fu un’operazione, un assemblaggio mal riuscito. Dal “compromesso storico” di berlingueriana memoria, di per sé non riuscito, si è preteso di passare addirittura alla “fusione antistorica” di due culture con valori in contrapposizione. Finchè da questa condizione non si esce, il PD non sarà mai politicamente né carne né pesce.

Chi ha osservato da vicino il PD da quando è nato, ha registrato sempre una divaricazione tale che non gli ha consentito mai delle posizioni politiche chiare e nette: su decisioni economiche hanno sempre frenato i Margheritini, su decisioni etiche hanno sempre frenato i DS, così si sono sempre annullati a vicenda, facendo sì che le decisioni le prendessero altri. Questo mi è parso di capire. Queste condizioni hanno inoltre impedito al PD di schierarsi subito, come era naturale e opportuno per Rodotà, però non lo avrebbero mai votato i margheritini. Per loro Rodotà è troppo laico. Mentre invece su Marini e Prodi, gli ex PCI, li hanno ritenuti troppo liberali in scelte di carattere economico.

È augurabile quindi che ognuno si collochi, si aggreghi con chi è più conforme ai valori che intende sostenere. E questa condizione è indispensabile. Perciò è auspicabile che i margheritini si riaggreghino con l’UDC di Casini, il quale è stato dissanguato dai margheritini da una parte e da Monti dall’altra. Mentre gli ex PCI si riorganizzino insieme a tutti quei frammenti di partitini aventi principi e valori che sono consoni con una sinistra di classe. E se non ora quando?

L’implosine del PD sull’elezione del Presidente della Repubblica che è oggi sotto gli occhi di tutti, era inevitabile, a questo si aggiungano pure i troppi generali leader con ambizioni sempre più sfrenate e il gioco al massacro diventa inevitabile. Ora le dimissioni della presidente e quelle annunciate del segretario sono la conseguenza inevitabile dei nodi che, finalmente, sono venuti al pettine. Peccato che siano arrivati nel momento meno opportuno.

Quindi da tutto questo emerge la necessità di fare chiarezza politica che significa: ognuno si riaggreghi coerentemente secondo i propri valori e ideali; la sinistra con tutti coloro che si richiamano ai valori che storicamente hanno sempre caratterizzato il movimento operaio; gli ex DC con coloro che hanno sempre preteso di trasformare questo nostro Paese in un regime etico, nel quale non c’è bisogno dello stato sociale ma è sufficiente la divina provvidenza. Così avremo finalmente da una parte gli interessi dei lavoratori e pensionati bisognosi di stato sociale e dall’altra il Vaticano con le sue esigenze etiche accompagnate da divine provvidenze, mentre per le sue esigenze economiche, quello che “ciuccia” allo Stato, quindi ai contribuenti, ci pensano quasi tutti gli schieramenti politici in vista sempre di quel famigerato pugno di voti cattolici che, in  tanti, pensano che la curia gestisca. Infine, per quanto riguarda la destra, che destra non è, ma è solo un coacervo di loschi interessi del Kaimano difesi a spada tratta da un esercito di giannizzeri, non mi pare che sia il caso di trattare in questa occasione, ne ho già parlato tanto e penso che tornerò a parlarne ancora. PERO’, COME DA MANUALE RESTA IL FATTO  CHE LA POLITICA PUO’ ESSERE LOTTA DI CASSE, O POLITICA DEL POSSIBILE, OPPURE POLITICA DELL’INGANNO. ANCHE SE LE ORIGINI, COME AL SOLITO, STANNO NEL MANICO: GLI ELETTORI! (Ogni paese ha il Governo che si merita).

F.to gaetano paglialonga.

Collepasso, 20/4/2013,  ore 13.

P.S.

Non sarà un “colpo di stato” come ha affermato Grillo, né tanto meno c’è bisogno di mettere mano “all’ascia di guerra “ come ha invocato l’onorevole del 5 stelle Fico, di certo però la vecchia guardia sta correndo in senso diverso da quanto le elezioni hanno indicato. Ma soprattutto non si era mai vista tanta partecipazione popolare, tanta voglia di partecipare da parte degli elettori nell’elezione di un Presidente della Repubblica. Forse ciò è dovuto al fatto che gli elettori si trovano per la prima volta in una situazione di degenerazione partitica mai vista fin qui e con una crisi di sistema devastante.  E questo fatto particolare avrà certamente innescato una particolare attenzione nei confronti di un presunto  tentativo di innescare una restaurazione politica. Quindi, vedono sfumare ogni possibilità di rinnovamento. Quindi non è contro la figura del presidente Napolitano che vanno gli strali di chi è preoccupato per questa scelta, cioè di rieleggere Napolitano, ma per quanto è in fieri, cioè, il governo che da questa scelta ne scaturirà. Perciò si può sostenere, e io convengo, che l’implosione del PD ha fatto risalire sugli altari istituzionali il solito Kaimano con i suoi vassalli e valvassori. L’inciucio, quindi, è a portata di mano.  Insomma si deve ammettere, purtroppo, che non è Berlusconi troppo furbo e tanto capace, ma è la sinistra che non c’è che gli ha spianato la strada. Quindi per l’ennesima volta l’Italia e gli italiani dovranno sopportare e subire le esigenze di questo pregiudicato che ancora una volta viene risuscitato dall’incapacità di un centro-sinistra allo sbando. Si salva, e bisogna dargliene atto, la SEL di Vendola, che, fiutato il pericolo di restaurazione è tornato su Rodotà insieme ai 5 STELLE.

Risultato finale delle votazioni: Napolitano 738 voti; Rodotà, 217; 10 schede bianche; 18 altri. Napolitano continuerà con il suo secondo mandato a Presidente della Repubblica, c’è di che augurarsi che non insista con “le larghe intese” e tanti auguri a tutti noi comuni mortali, ne abbiamo tanto bisogno!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 20/4/2013,   ore 18,30

 

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