COLLEPASSO: UN PING PONG PSEUDO POLITICO

COLLEPASSO: UN PING PONG PSEUDO POLITICO

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 VOLANTINO DISTRIBUITO VENERDÍ 29 PER IL COMIZIO DI SABATO 30.

 

            L’Amministrazione si è tenuta alla larga dalle polemiche esplose nel Consiglio comunale del 21 e di quelle successive di domenica 24 durante un comizio dell’opposizione. E lascia ai partiti, Azzurro Popolare, Polo delle Liberta e FLI, l’incarico di confutare, anzi, più che confutare di rispondere a muso duro alle tesi dei consiglieri di minoranza.

            Non sono mancate le contumelie e qualche espressione sopra le righe da parte degli oratori (Felline, Rocco Sindaco, Montagna), ma è con il consigliere provinciale Salvatore Perrone, e c’era da aspettarselo, che puntualmente è arrivata una contro offensiva a tutto campo e a tutto volume.

            Dopo aver fornito la sua versione sulla sua “casa abusiva”, versione che in alcuni punti contrasta con le tesi proferite da parte di alcuni consiglieri di minoranza, lancia in resta passa all’attacco. Un attacco duro che denota molta rabbia, risentimento, nei confronti di coloro che, a suo dire, cercano di “danneggiare lui e la sua famiglia”. Ma quando si è arrabbiati è sempre opportuno tacere, aspettare,  farsi una camomilla. Diversamente, parlando a braccio, il rischio di dire delle cose di cui ci si può pentire è grande.

            E il sig. Salvatore Perrone, Assessore provinciale, è parso come se un eccesso di bile lo avesse trascinato in affermazioni, come dire, un po’ temerarie. Dopo aver dato del comunista a chi comunista non lo è mai stato (questa cosa poi mi fa venire in mente “la bunanima” di mia madre, quando diventavo irrequieto mi diceva sempre: “cittu e fermu se no mo’ vene lu Mau e te nde porta”), va avanti denigrando quasi tutte le iniziative di carattere economico intraprese, più o meno vagamente collegate con la sinistra, spiega che sta realizzando delle indagini sia sulla ormai trapassata impresa  detta CAER, sia sulla ex cooperativa Quadrifoglio, nonché su varie case abusive di amici della sinistra, dove, a suo dire, si sarebbero “commesse delle illegalità”.

Ma il peggio lo sentiamo verso la fine, è qui che scandendo le parole pronuncia: “chi cerca di danneggiare me e/o la famiglia è un uomo morto”. Speriamo che il sig. Salvatore Perone conosca quella massima da Far West all’italiana secondo la quale: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”. Battute a parte, io non riesco a immaginare Salvatore Perrone pronto a commettere un omicidio. In realtà, penso, intendeva dire politicamente morto, non certo fisicamente. Allora? Ecco la risposta: quando si è incazzati meglio non parlare a braccio, se necessariamente devi dire qualche cosa, mettila nero su bianco, leggila e rileggila, così avrai il tempo di meditare, mediare, smussare; diversamente si rischia di finire in un tribunale della Repubblica a spiegare o a giustificare delle parole “dal sen fuggite”.

            Se oltre a dipanare le questioni di carattere legale, la Magistratura viene sommersa anche da infinite diatribe e accuse personali, non c’è di che scandalizzarsi poi se un magistrato giudicante nello scrivere le motivazioni di una sentenza finisce con l’esprimere giudizi poco lusingheri nei confronti di coloro che urlano, sbraitano, minacciano e poi finiscono col chiedere giustizia in tribunale. Consiglio tutti di abbassare i toni, le urla servono solo a coloro che aspettano lo spettacolo dello scontro (lu petteculezzu), non a chi è interessato a far funzionare al meglio le prerogative di un ente locale, e  cioè: buoni servizi e a bassi costi.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 31/7/2011

 

 

 

 

 


 

 

 

 

  1. achille piedipiatti 1 agosto 2011, 15:07

    Non sarà capace di uccidere, sono convinto anch’io, però, un assessore provinciale che in quei termini si esprime, non danneggia l’istituzione? o no gaetano!

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  2. Assolutamente si. lo ammetto, questo aspetto mi è sfuggito. Penso che toccherebbe al presidente della provincia sollevarlo da ogni incarico, ma, conoscendo il mondo della destra attuale, ho seri dubbi che ciò possa verificarsi. Di certo auspico una soluzione politica piuttosto che una soluzione giudiziaria. Sarebbe più consona, meno dannosa, più lineare, o no Achille? saluti, gaetano.

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  3. Tacere sulle illegalità commesse è per te una soluzione? nn è un dovere denunciare pubblicamente le malefatte da qualunque parte provengono? O per amore del quieto vivere ritieni necessario volgere lo sguardo altrove? “non ti curar di loro ma guarda e passa”, vuoi forse dirci? gaetano, mi pare che la tua posizione politica sia eccessivamente tollerante rispetto ai furbi del quartierino collepassese, o no! saluti luis.

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  4. Mi piace tanto dialogare con chi esprime delle idee o critiche nei confronti di quanto scrivo, perciò rispondo con piacere. E dico no, non sono ancora rincoglionito. l’opposizione giustamente, come avrebbe dovuto fare qualsiasi cittadino che sia venuto a conoscenza di un’illegalità, ha denunciato agli organi competenti il fatto nei minimi dettagli. insomma hanno fatto il loro dovere, hanno fatto bene. Ora è tempo di passare la mano alla magistratura, la quale dopo doverosa verifica, deciderà come e quanto dovrà pagare, o peggio, come e quando dovrà essere rasa al suolo quella villa. continuare invece con le denunce in piazza con toni sempre più aspri, forse servirà a raccogliere qualche consenso elettorale, non certo a risolvere il problema. anzi, a mio modesto avviso, credo che litigare e portare le invettive in tribunale, non si fa altro che ritardare magari una sentenza giusta e doverosa da parte della magistratura, o no caro Luis90? saluti e grazie per le domande che mi hai rivolto e che spero le mia risposta sia da te condivisa. saluti gaetano

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  5. Gaetano, è tutto vero quello che dici: sei riuscito quasi a convincermi.
    Ti chiedo però, se la legge è uguale per tutti non ti sembra opportuno che per chi ricopre cariche pubbliche dovrebbe essere lo specchio da cui osservare ogni sua
    piccola azione?
    Qua’è la differenza tra un contratto d’affitto in nero da 1.000 euro la settimana a Roma e una casa costruita a Collepasso.
    Sono convinto che il diritto alla privacy di questi signori non può togliere il nostro giust diritto ad indignarci di fronte alle loro azioni.
    Sul tono e sul garbo con cui si può discutere, sfondi una porta aperta nonostante ti garantisco che non è facile discutere con chi non è abituato al confronto.

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  6. Ben tornato GIUS. Non ho perorato la causa della privacy, ho solo ricordato quale era il motivo per cui il Sindaco non ha voluto discuterne. Ora sono venuto in possesso della lettera consegnata poche ore prime del consiglio comunale del 21, da parte degli eredi di Paolo Perrone, con la quale sostengono:”siccome le accuse formulate sono a disposizione della magistratura, il consiglio comunale non può esprimere giudizi, nè giudicare in merito alla vicenda, non avendo alcuna competenza e in assenza di decisioni da parte degli organi competenti e dell’Autorità giudiziaria; nel consiglio comunale non sarebbe, comunque, garantito il contraddittorio e la difesa dei sottoscritti e del defunto Perrone Paolo; e, siccome sussiste una presunzione d’innocenza e di regolarità di ogni atto, sino a quando le competenti autorità non si esprimeranno in modo definitivo; i sottoscritti provvederanno ad intraprendere ogni iniziativa per la calunniosa e diffamatoria interrogazione presentata e pubblicata dai consiglieri Gianfreda Pantaleo e Vito Perrone; Pertanto invitano le autorità ad astenersi ecc. ecc.”
    sulla base di questa lettera, il sindaco ha deciso di non entrare nel merito. Preoccupazione? favore? che sia valido l’argomentare del Perrone non l’ho mai detto. Qui su questa faccenda pare ci siano due scuole di pensiero pur essendoci certamente delle norme ben precise, che però io non conosco, non ho ancora preso visone, vedrò di documentarmi. Su questa cosa poi, in cui sono coinvolte persone niente affatto pubbliche, quali i parenti del consigliere provinciale, ho tanti dubbi e nessuna certezza. comunque è vero, chiunque, ma in modo particolare un uomo pubblico non può sbandierare la praivacy di fronte a illegalità o reati piccoli o grandi che siano. siamo d’accordo.ciao a risentirci. gaetano

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