Chi semina vento raccoglie tempesta.

Ricevo, e malvolentieri pubblico, questo intervento di Antonio Leo. Un intervento caratterizzato, a mio avviso, da ideologie grilline e qualunquiste, che mi obbligano a dare un’adeguata risposta politica.

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L’uomo qualunque, Guglielmo Giannini

Chi semina vento raccoglie tempesta.

Nella società post-ideologica del XXI secolo, alle prese con le  nuove sfide, imposte dalla globalizzazione, si può dare una risposta rassicurante ai crescenti timori delle generazioni più mature e si può offrire una prospettiva soddisfacente a quelle più giovani, restando barricati dietro alle parole d’ordine del secolo scorso, alle identità, alle etichette di centrodestra, centro e centrosinistra? Questi, secondo il mio punto di vista, sono schieramenti anacronistici, esse non sono più categorie sentite dai giovani. Sono più che altro scimmiottamenti degli anni 70 e 80. Oggi c’è invece  l’urgenza di rafforzare in tutti, specie nei giovani, un nuovo senso di responsabilità. Oggi la parola magica capace di rianimare la politica non è più identità ma progettualità. Non ha senso continuare a usare lo specchietto retrovisore e recriminare su ciò che doveva essere e non è stato e parimenti è miope concentrarsi solo sul presente, come se la legge elettorale fosse decisiva per il futuro degli italiani. Se si vuole dare uno  scopo alla politica in generale, se davvero si ambisce a disegnare già le coordinate dell’Italia prossima ventura per renderla migliore, allora è indispensabile osare, mettersi in discussione, navigare in mare aperto. Il nostro paese ha un urgente bisogno di persone capaci di trovare insieme minimi comuni multipli che diano vita a sentimenti sostenibili, idee e azioni. E’ questa la sola via, credo sia arrivato il momento di smettere di usare quelli che io definisco occhialini ideologici, bisogna invece iniettare  nella società e nella politica gli anticorpi giusti, gli unici in grado di far crescere e sviluppare nella nostra nazione  uomini in grado di cannibalizzare la rabbia verso il bene, di neutralizzare le divisioni e impegnarsi concretamente a dare nuovo impulso alla politica.

Certo, alcuni valori fondanti della cultura nazionale mantengono la loro capacità attrattiva, ma è indubbio che la partecipazione politica tornerà ad essere il motore della democrazia solo quando sarà prospettata una via d’uscita dalla crisi economico-finanziaria che ora ci affligge. Chi riuscirà a indicare con lucidità la giusta via e perseguirla con coerenza e lungimiranza raccoglierà i frutti anche in termini di consenso elettorale. Infatti a ben vedere, anche il consenso popolare che, nonostante tanti sacrifici sorregge l’azione del governo Monti, è figlio del fatto che l’esecutivo è animato da un interesse non di parte e si muove con imparzialità prendendo di petto i vecchi tabù che per ragioni opposte , sia il centrodestra che il centrosinistra,  hanno ignorato per non perdere voti.

Insomma, non si può negare che il futuro non si costruisce più con politiche figlie del secolo scorso, bensì con politiche che spingono avanti la società, siano  esse apparentemente eretiche,   ma capaci di contaminazioni e di sintesi culturali in sintonia con i tempi attuali, perché alle opportunità che il mondo moderno mette di fronte ai nostri giovani, non si può rispondere rispolverando gli abiti mentali dei nonni.

Inoltre se oggi la politica è percepita come autoreferenziale, costosa, inutile e dannosa da un  numero crescente di persone, è perché da anni il voto viene chiesto da tutti i partiti per battere l’avversario(nemico) e non per costruire la società di domani. Bisognerà rimboccarsi le maniche, serviranno facce nuove perché il deficit di idee, di progetti e di uomini validi sta facendo trionfare l’antipolitica!

Ormai la seconda Repubblica è stata sepolta da dosi massicce e intollerabili di demagogia, populismo, conflittualità. La politica sta solo raccogliendo quello che in questi lunghi venti anni ha seminato.

ANTONIO LEO

Collepasso, 19/3/2012

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Caro Antonio Leo, finchè hai parlato di sport e spettacoli vari, ho apprezzato i tuoi interventi. Ma con questo tuo entrare a gamba tesa negli argomenti politici, non posso tacere perché, come qualcuno ha sostenuto, “a volte tacere è come mentire”. E, visto che i termini destra e sinistra ti sembrano tanto “anacronistici perché  scimmiotterebbero gli anni settanta e ottanta”, e aggiungi: non si può rispondere rispolverando gli abiti mentali dei nonni”, allora  chiamiamoli pure sopra e sotto, se ti pare. Fatto ciò, non abbiamo certo eliminato lo scontro di classe, che oggi più che mai è feroce. Partiamo dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sul quale è in corso un forte scontro. Mettiamoci sopra i fautori dell’abrogazione di detto articolo, e sotto coloro che lo stanno difendendo. Non è cambiato niente, i termini sono sì cambiati, ma la sostanza è rimasta identica. I “Nonni”, che tu negativamente richiami, negli anni sessanta e settanta lottando duramente riuscirono a conquistarsi una dignità in fabbrica. Quella dignità, negli ultimi venti/trenta anni, se la son ripresa coloro che sono sopra, riducendo a servi della gleba quelli che sono sotto. Ora, se ridurre i cittadini in servi del principe ti sembra un andare avanti, allora la storia l’hai letta male. Inoltre, se questo accostamento ti pare eccessivo, chiedi a coloro che lavorano a progetto o a tempo determinato cosa ne pensano della loro condizione; se un lavoro a tempo indeterminato è, oppure no, il loro obiettivo; se l’articolo 18 lo ritengono un valore sociale oppure no. A questo punto una domanda è d’obbligo: chi sta difendendo i giovani, coloro che vogliono affossare l’articolo 18, quindi chi è sopra? oppure chi lo difende, quindi chi è sotto?

Altro che: “Mettersi in discussione e navigare a mare aperto”, scrivi. Ma in mare aperto si naviga già, e da secoli, ma ai remi ci sono sempre i soliti, cioè chi sta  sotto, e questi aspirano giustamente ad un cambio di condizione. Ti farebbe schifo una simile prospettiva? Anche perché, i lavoratori, che stanno sotto, coloro che remano, sono arrivati al punto in cui, non ricevono più neanche quanto necessario da mangiare e da bere per continuare ad avere energie sufficienti per remare. E tu pensi di riuscire con i giovani a capovolgere una realtà da secoli consolidata? La lotta di classe c’è sempre stata, caro Antonio, e ogni tempo ha avuto una sua definizione, ora puoi cambiare pure i termini, ma il risultato non cambierà.

In quanto alla tua sperticata immagine del: “governo Monti, è figlio del fatto che l’esecutivo è animato da un interesse non di parte e si muove con imparzialità prendendo di petto i vecchi tabù che per ragioni opposte , sia il centrodestra che il centrosinistra…, è un’altra stravaganza tutta da dimostrare. La mia analisi sul governo Monti invece è la seguente: Monti sta realizzando ciò che non è riuscito a Berlusconi, anche perché era troppo impegnato nei suoi disgustosi affari personali e non ha avuto né voglia né interesse a portare fino in fondo gli interessi dei suoi compari capitalisti.

Inoltre azzardi: “credo sia arrivato il momento di smettere di usare quelli che io definisco occhialini ideologici”. Una volta le ideologie fornivano la spinta propulsiva per accettare sacrifici e facevano passare in secondo piano gli interessi personali al fine di poter realizzare un mondo migliore. Crollate le ideologie, negli anni ottanta e novanta, emersero prepotentemente gli interessi personali. Di conseguenza, mani pulite-1 degli anni novanta e mani pulite-2 del ventunesimo secolo, ci danno la cifra della politica senza ideologie. Certo, negli anni ottanta, non ancora sepolte del tutto le ideologie, si rubava già, ma si portavano i soldi ai partiti, negli anni novanta e nei nostri giorni, invece, sparite del tutto le ideologie, ognuno ruba e porta a casa sua.

Inoltre, quella tua affermazione secondo la quale i giovani non sono più per una identità ma per una progettualità, è qualcosa che sfiora il paradosso, come se: per realizzare un progetto non fosse necessaria un’identità comune di vedute. E da queste tue affermazioni, per la verità un po’ troppo strampalate, sembra che proponi una soluzione politica di un’unità di intenti tra giovani disoccupati e precari,  con giovani imprenditori, con giovani evasori fiscali, con i giovani mafiosi e, tutti insieme appassionatamente, correre verso il nuovo? Ma questo nuovo puzza di vecchio da centinaia di anni! Comunque, questo è quanto da cinquanta anni il sottoscritto si sente ripetere da coloro che stanno sopra, i quali, giustamente, dal loro punto di vista, non intendono cambiare assolutamente nulla. E non mi scandalizza né mi fa incazzare ciò. Mi scandalizzo e mi incazzo, quando le stesse proposte me le rifilano coloro che stanno sotto. Ma chissà, forse lo fanno nella convinzione che prima o poi si collocheranno sopra? Beh, se così è, tanti auguri Antonio!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 19/3/2012

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Antonio Leo risponde alle mie considerazioni:

 Qualunquismo, politica o utopia ?

La stagione del berlusconismo ha decollato proprio sulla base dell’imperativo “o di qua o di la”. Passata quella fase gravida di fallimenti, quel tipo di contrapposizione che ha coinciso con i venti anni della seconda Repubblica, non ha più senso quel tipo di contrapposizione, ma appare anzi funzionale al gattopardismo, elemento sempre vincente in politica e troppo spesso maggioritario.

I partiti non sono più il luogo in cui viene elaborata la proposta “giusta” e corroborata da una certa fetta di consenso, essi sono ormai, secondo me, soggetti senza delega, percepiti addirittura come parassitari e non come funzionali allo sviluppo. Essi potranno sopravvivere solo se con umiltà faranno un passo indietro, trasformandosi in laboratori di ascolto per costruire un progetto che sia sintesi e risultato di tradizioni politiche diverse. Cantieri invece di contenitori di plastica dove la voce parlamentare non pesa più di quella di un simpatizzante e dove magari la tessera non è neanche più così necessaria per avere diritto di parola o diritto di proposta. Anche perché le tessere servono solo al capopopolo (parlamentare) di turno per affermare il suo potere occulto sulla circoscrizione che gli compete. Non ultimo il caso dei falsi tesserati del PDL. Una storia ancora piena di lati oscuri e soprattutto di misteri. Perché gonfiare le liste degli iscritti al Pdl? Quali vantaggi ne avrebbero tratto ? E soprattutto perché inserire anche personaggi dal credo politico sicuramente opposto al centrodestra? La verità non sta tardando ad arrivare , si tratta di marketing, di pubblicità ingannevole per i consumatori, quasi ci fosse insomma una gara a chi raccoglieva più tessere in tutti i modi possibili. Invece si tratta del solito ottimismo berlusconiano: “un milione di tessere”, “un successo incredibile”, “la prova che non siamo un partito di plastica”, “un risultato incredibile”,”la gente è sempre più orgogliosa di militare nel nostro partito”, pensa un po’ che orgoglio…..

Io credo invece in una rivoluzione di metodo, nella capacità di costruire egemonia a partire dall’adozione di uno stile nuovo nel selezionare la classe politica, la quale non dovrebbe solo elogiare il leader, ma anche ad eguagliare il senso di sfida nel lasciarsi alle spalle vecchi metodi, a cominciare dalla non candidatura di personaggi compromessi, inoltre nella capacità di stare dentro il dibattito politico e di uscire finalmente nell’autoreferenzialità.

Tutto questo in definitiva, significa che l’ambizione è una sola: tornare al gusto della vera politica, non per trovare un posto di lavoro, non per dare solidità ad una carriera, non per compiacere il narcisismo di un singolo, non perché ci sia un capo con la sua cerchia di gregari ecc. ecc. Insomma senza più pantheon di riferimento, senza più maestri cui conformare la propria azione nel presente. Anche perché i politici attuali secondo me risultano; “Tutti bravi, tutti buoni, ma solo in tempo di elezioni….tutti santi, generosi, narcisisti e maliziosi..….”.

Questa è la mia opinione, forse è pura utopia. Credo però che sperare non è un dovere, diciamo che è un diritto per chi come me ha sempre avuto il vizio di essere antagonista e di andare controvento!

ANTONIO LEO

Collepasso, 21/3/2012

 *****

 

 Carissimo Antonio,

anche questa tua rettifica parziale, nonostante alcuni punti chiari e condivisibili, rispetto alla prima esposizione delle tue idee, risente di un errore di fondo. L’errore consiste nel tuo immaginare la lotta politica, passata e presente, come una diatriba tra squadre che si contendono una specie di scudetto. Tipico obiettivo delle squadre di calcio. In realtà, questo scontro che tu individui come un gioco, di fatto è uno scontro di interessi di classi e ceti contrapposti. Certo, potrai sempre sostenere che non c’è poi tutta questa differenza di obiettivi, di programmi tra i partiti sedicenti di destra e di sinistra. Ma questo è dovuto alla libidine di arrivare comunque al potere, dopo aver scordato i princìpi sociali di partenza. Finendo così col far proposte sempre più interclassiste per poter raggiungere una quota di elettori che consenta di vincere le elezioni. Nonostante tutto ciò, la sinistra, se preferisci, chi sta sotto, cioè i lavoratori, riescono comunque ad esercitare una pressione attraverso i loro sindacati, che i partiti, sedicenti si sinistra, non possono del tutto ignorare e sono costretti loro malgrado a tenerne conto, vedi la posizione critica del P.D. sull’articolo 18. Certo, dopo l’aggregazione della Margherita in quel partito,le tendenze interclassiste hanno più spessore, quindi, sempre più complicato per il P.D. difendere gli interessi di classe oggi ridotti in frantumi.

Scrivi: “I partiti non sono più il luogo in cui viene elaborata la proposta “giusta” e corroborata da una certa fetta di consenso”. Giusta considerazione, ma se si è convinti che la democrazia è la meno peggio dei sistemi, non abbiamo scelta: è necessario che i partiti tornino ad essere quella fucina di elaborazione e proposte che sono stati per lunghi anni, l’alternativa è tornare indietro ai tempi tenebrosi del passato. Ma su questo mi è parso che siamo d’accordo.

Detto questo, aggiungo che non è per farti cambiare idea che insisto, ma semplicemente tento di farti capire che la politica è sempre stata, e sempre sarà, uno scontro di classe tra ceti e interessi alternativi. E per non confondere cazzi con palazzi e lampioni per coglioni, è opportuno che ognuno cominci col capire a quale classe appartiene e di conseguenza si orienti in modo opportuno per i suoi interessi. Ma non interessi personali, ma interessi di classe, cioè non egoistici e personali ma collettivi, sociali. Insomma se i lavoratori, nell’interesse della finanza internazionale, devono seguire la sorte dei lavoratori cinesi e indiani, oppure se hanno il diritto di affossare questa loro pretesa e tutti i loro cantori del turbomercato. Beh, mi auguro che queste mie parziali e riduttive spiegazioni possano risultare utili al fine di una tua migliore visione delle cose politiche.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 21/3/2012

  1. Caro Gaetano rispetto al 100% il tuo punto di vista, anche perchè so per certo che tu pensavi, pensi e penserai sempre allo stesso modo;in maniera coerente, in quanto le tue certezze e le tue convinsioni ideologiche sono ferree e immutabili. Anche io come tu ben sai prima avevo delle idee forti e chiare anche se ben diverse dalle tue,idee e certezze che col tempo si sono sciolte come neve al sole. Colgo l’occasione inoltre di ringraziarti poichè accogli sul tuo sito tutte le opinioni anche quelle differenti dalle tue, facendo poi le tue opportune considerazioni .Non tutti hanno il tuo stesso senso e lo stesso concetto di democrazia.
    Cordiali saluti e ci aggiorniamo per il prossimo articolo , nel quale tratterò di argomenti per me sicuramente più piacevoli e congeniali! Antonio.

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  2. Ah finalmente te ne sei accorto!
    Il tuo “ricevo e volentieri pubblico…” ha trasformato il tuo blog in una nuova edizione del “Reader’s Digest” versione anni 70. Si prendeva alla larga un qualsiasi argomento e man mano si cercava di rifilare, inculcandola subdolamente, la peggiore versione del capitalismo filoamericano.
    Si può essere di destra, di sinistra, di sopra, di sotto ma il buon Antonio deve capire che prima bisogna “essere”.
    Io francamente non ho capito chi “è”!

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  3. Caro Giuseppe quel chi è’? E’ inteso come persona o politicamente ? Perchè di persona a Collepasso mi conoscono in molti. Neanch’io francamete ho capito chi sei , in quanto non ti firmi col tuo cognome. Per quanto rigurda il resto, se hai notato il sito di Gaetano non si chiama più Rifondazione Collepasso, ma Collepasso Antagonista quindi aperto anche a diverse opinioni. Infatti fosse rimasto quello di prima non avrei mai scritto….Ed inoltre è proprio il gestore che mi ha invitato a collaborare col sito per parlare di argomenti differenti dalla politica, perchè di questa si occupava già lui. Quindi parlando di attualità e “spettacoli vari” inserivo poi le mie considerazioni personali riferite al momento storico ed all’attualità socio-politica di allora. Ok, ogni tanto ho azzardato a scrivere qualche argomento secco di politica, credo che una volta tanto non faccia male….Inoltre se hai notato che il mio punto di vista è diverso da quello delle posizioni del gestore, hai fatto la scoperta dell’acqua calda, ed ho capito che forse non mi conosci davvero neanche di persona o forse non vivi da parecchi anni a Collepasso. Se tu mi conoscessi infatti conosceresti il mio passato politico, un passato che però non ha più nulla a che fare con la mia persona e con il mio modo di vedere le cose. Ma è proprio per questo che è cominciata una bella collaborazione con l’amico…visto che non lo posso chiamarlo compagno, Gaetano Paglialonga.Una cosa in comune cmq tra me e Gaetano esiste, è cioè che nella politica attuale Collepassese entrambe siamo imparziali e non parteggiamo per nessuno schieramento in campo ,questo è infatti uno dei fattori che ci ha avvicinato. Vorrei aggiungere inoltre che se proprio vuoi sapere per chi simpatizzo o parteggio a livello nazionale , non ho vergogna a dirti che essendo imparziale ed “in mezzo” ma non qualunquista o grillino, sento più vicino alle mie vedute il Terzo Polo e se proprio dovessi scegliere chi votare,voterei Futuro e Libertà. Ma questa per chi mi conosce non è una novità.Cmq avevo già accennato nel commento sopra che questo era l’ultimo argomento politico in cui scrivevo, perchè è giusto che Gaetano porti acqua al suo mulino visto che il sito è suo ed io sono solo un ospite. Ma ciò anche se a te non garba non mi impedisce certo di scrivere e parlare di altri argomenti, che come dicevo prima per me sono più congeniali e piacevoli, sempre però con il consenso di Gaetano .Devo dire inoltre che nonostante il nostro passato e le nostre vedute politiche un rapporto che sembrava difficile se non impossibile si è invece rivelata per quanto mi rigurda una bella collaborazione, anche se non può naturalmente piacere a tutti. Ho capito infatti che a te non piace, invece ti piace metteri i puntini sulle I, visto che lo hai già fatto in un altro articolo, se non ricordo male quello su Pertini, non ho capito però sinceramente che posizione politica esprimi ! Io la mia te l’ho detta…. un ultima considerazione:mai stato assolutamente Filoamericano!
    Cordiali saluti Antonio Leo.

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  4. Gius faccio notare l’errore di battitura, prima di essere da te redarguito…naturalmente scherzo. Ho scritto infatti, “non lo posso chiamarlo compagno”, intendevo dire NON POSSO CHIAMARLO COMPAGNO. Specifico però che sono io a non poterlo chiamare “compagno” in quanto non lo sono, ma posso assicurarti che il sor Gaetano è un vero COMPAGNO con i contracazzi, forse l’unico che è rimasto a Collepasso ed è per questo che lo ammiro, anche perchè persona onesta, leale e coerente.
    Per quanto mi riguarda invece, chiamare oggi il signor Antonio Leo camerata è come dire che Cicciolina è vergine……Ne camerata,ma neanche cameriere, più che altro Uomo Libero e non Qualunque!

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