CEST LA VIE (VIVERE O NIENTE)


CEST LA VIE (VIVERE O NIENTE)

Ogni tanto penso al passato….Ci ripenso con un po’ di magone, quella malinconia intrisa di tristezza che ci da il senso della caducità della vita, delle cose che passano e non tornano perché non possono più tornare. Nessuno torna indietro e tutti si avventurano lungo i sentieri impervi ed imprevedibili del futuro, in balia di eventi che possono esaltarti ma anche annientarti, darti la felicità, ma anche tante delusioni.

Con i trent’anni, ma anche con i quaranta cadono tante illusioni, svaniscono tante speranze, prendono corpo tanti timori. Perdiamo ogni ingenuità. L’entusiasmo comincia a scemare o deve fare i conti con le asprezze della vita, con la durezza delle prove che ci costringe ad affrontare, con le sfide che ci lancia. Non sogniamo più, non facciamo più castelli in aria, perché i sogni li abbiamo visti infrangersi contro gli scogli del destino e, i castelli in aria dissolversi tra le nuvole, inghiottiti e archiviati dall’infinito. Tutto si sfuoca per far perdere le tracce e scomparire. Non ci resta niente perché ogni età ha un ciclo. Non ci resta niente, ma ci resta tanto. Ci resta quello che abbiamo fatto. Quella che non ci abbandona e la coscienza che ci dice cosa dobbiamo fare e perché. Ma cos’è la coscienza se non la tendenza in quel momento dominante che detta una certa azione, che si rivela poi essere quella giusta. Faremo poi sempre nuove esperienze che perfezioneremo arricchendole con quelle acquisite precedentemente. Forse non commetteremo i vecchi errori, ma dovremo superare nuovi ostacoli e nuovi confronti. L’istinto non sempre è cosi palese da suggerire le nostre scelte, i nostri gesti e le nostre parole. E poi esso è sovente in contrasto con altri istinti più potenti, proclivi più a spingerci verso il divertimento che verso il sacrificio. L’importante è sapere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo fare. Dobbiamo fare in linea di massima il bene e rifuggire dal male, anche se i confini di questo e di quello non sono così definiti.

Inoltre ci saranno tesi nuovi agguati e, memori di quelli a cui siamo sfuggiti, dovremo scongiurare e contenere i danni. Non tutti ci riusciremo, così come molti non ci riuscimmo quando eravamo giovani la vita davanti e il sole in tasca. Quando tutto sembrava propiziare i nostri disegni anche i più arditi, favoriti dalle nostre conquiste, sulla pochezza della nostra condizione. Da giovani, ci sentivamo padroni del mondo e in un certo senso lo eravamo. Non dubitavamo di vincere, con la fortuna che aiuta gli audaci, con il nostro vigore fisico.

Com’è facile illudersi quando la sorte ci è amica, quando non ci accorgiamo che il tempo passa perché non ci ha ancora intriso rughe sul volto, non ci ha turbato l’animo, perché il destino non ha ancora infierito su di noi. Si, perché il sentimento fa sempre questo effetto quando ancora hai negli occhi  tutta la luce dell’universo , la ragione che ti fa progettare tutta una vita insieme da assaporare fino in fondo, trovando quanti più punti di contatto si possono avere tra persone di questo mondo e senza inconcludenti frenesie.

Quando invece cominciamo a versare le prime lacrime, apriamo gli occhi e vediamo quello che non avremmo mai pensato ne voluto vedere. La vita e il mondo come sono, e allora ci rendiamo conto di chi siamo. Scopriamo di essere come diceva Pascal “canne al vento”, pur se canne pensanti. In fin dei conti la vita non è altro che una lunga perdita di tutto ciò che si ama, e che ci lascia dietro una scia di dolori.

Deponiamo quindi i sogni nel cassetto e pensiamo al passato, che trasfiguriamo, stemperandolo con la memoria colma di malinconia e fantasia infantile, dimenticando i momenti difficili e ricordando e agghindando quelli piacevoli che ci avevano fatto gioire e godere. Plasmiamo dunque il passato  e nessuno può impedirci di riforgiarlo non come lo abbiamo vissuto, ma come avremo voluto viverlo.

Non dobbiamo dar conto a nessuno se non alle sollecitazioni del nostro animo, al nostro bisogno di recuperare e rigenerare virtualmente una stagione non assopita, ma esaurita.

Volenti o nolenti, questo è il nostro destino, il mio, il suo, il tuo, quello di ogni uomo. Un destino fatto di molti errori, commessi soprattutto in gioventù. Gli errori comunque li commettiamo e li commetteremo sempre, li commettiamo perché siamo uomini, naturalmente imperfetti, sottoposti a mille limitazioni, dall’umore mutevole e dai moti dell’animo contrastanti.

Noi, non abbiamo scelte. Rassegniamoci a quelle di chi da lassù le ha fatte per noi, ammesso che le abbia fatte. Si può sposare infatti una scelta giusta per convenienza, così come se ne può sposare una sbagliata per convinzione. La buona fede riscatta qualunque errore, purchè nel momento in cui lo si commette non lo si ritenga tale. Noi, non possiamo far altro che comportarci bene e rispettare le regole e i precetti morali insiti in noi, sempre in lotta però con gli adescamenti perversi della nostra vita.

Le stelle stanno in cielo, e i sogni non lo so, so solo che son pochi quelli che si avverano….. Pensiamo comunque alla nostra gioventù, che ci ha fatto sognare, quello che in fin dei conti non avremo mai !

P.S.  Finche eravamo giovani, era tutta un’altra cosa chissà com’è? chissà perché? Forse eravamo stupidi però adesso siamo cosa? Che cosa che? Che cosa se….. Quella voglia, la voglia di vivere, quella voglia che c’era allora, chissà cos’è? chissà dov’è? E cosa diventò? Cosa diventò? quella voglia che non c’è più! Cosa diventò? Cosa diventò? Che cos’è che ora non c’è più?  Cosa diventò? Cosa diventò? Quella voglia che avevi in più! E cosa diventò? Cosa divento? E come mai non ricordi più……? (Liberi Liberi).

ANTONIO LEO

Collepasso,  5/5/2012

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