CARISSIMI AFRICANI , COME VA? ADESSO NOI EUROPEI VI RACCONTIAMO LA VERITA’

 

 

Ho avuto la buona occasione di leggere su un sito questo articolo di Alessandro Gilioli, che tra il serio e il faceto riesce a raccontare la vera storia delle angherie che moltissimi paesi hanno subito per opera dei nostri avi, i nostri antenati. Come l’occidente, in primo luogo gli europei e in seguito gli americani, con la foglia di fico della “civilizzazione” prima e, dell’esportazione della democraziapoi, hanno depredato le loro risorse naturali, ucciso, massacrato milioni di esseri viventi massacrati e depredati, nonchè schiavizzato per secoli, oggi, in Europa e negli Stati Uniti, continua imperterrito l’odio nei loro confronti, nei confronti di questi poveri innocenti e disarmati.  Neanche fosse lor la colpa della crisi economica che sta devastando lo stato sociale. Invito i frequentatori di questo sito a leggerlo e a commentarlo.(P.G.)

 

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CARISSIMI AFRICANI , COME VA? ADESSO NOI EUROPEI VI RACCONTIAMO LA VERITA’

Pubblicato su 16 giugno 2015 da LUCIO GIORDANO

 

DI ALESSANDRO GILIOLI

Carissimi africani , come va? Qui è l’Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?

Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopoldo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme – inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc – abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D’accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato dal nord e gli inglesi da sud, un po’ di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po’ non c’era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l’acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo – ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare – non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d’armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro secolo.

Se poi un dittatore si montava un po’ la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po’ di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carriarmati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settanta anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.

Negli ultimi venti-trenta anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iper-consumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l’Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c’eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa, la vita di un nostro acrocco digitale: inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l’acqua corrente e l’elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata? Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.

D’accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l’idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c’è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l’amicizia e senza nessun razzismo – ci mancherebbe, noi non siamo razzisti – dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell’ inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po’ di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po’ potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però – mi raccomando – da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.

Contenti?

F.to  Alessandro Gilioli

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Considerazione personale:

A questo punto qualcuno penserà: ora questi si sono incazzati e cercano di farci vedere i sorci verdi sbandierando il loro Allah. Sbagliato! In realtà sono ancora i soliti che li stanno manovrando regalandogli però la sensazione che stanno agendo per i loro diritti e i loro obiettivi. Infatti, ci troviamo di fronte ad una guerra per procura. Da una parte americani Arabia Saudita ed Emirati Arabi i quali finanziano ed armano i sunniti, anche se armi le vendiamo e gliele spediamo anche noi italioti. Però per noi è solo business, soldi, infatti della strategia degli americani e degli arabi petrolieri, non ce ne frega niente. Dalla parte opposta troviamo sempre più presenti gli iraniani e i russi  che armano gli sciiti e danno anche una mano armata per farli avere ragione dei sunniti, infine quelli che in realtà giocano una guerra, per conto loro sono i Curdi, i quali hanno sempre la necessità di sfuggire ai regimi che dalla fine della prima guerra mondiale sono rimasti, dopo essere stati divisi sia il popolo sia il loro territorio, sotto il dominio di Iran, Iraq e Turchia. E questi non se li fila nessuno, proprio perché non fanno parte di nessuna cordata. Insomma siamo ad una nuova evoluzione del colonialismo, purtroppo molto più sofisticato e meno facilmente identificabile. Eh sì, questi, Machiavelli lo hanno letto e assimilato bene. Grande Machiavelli! Beh, però ogni tanto combinano casino in mezzo a noi, e giustamente ci lamentiamo: che cavolo centriamo noi?. E mbe, cosa volete che gliene importa a chi, stando molto al di sopra del nostro livello e sanno molto bene che non saranno mai toccati, anzi, queste loro scorrerie in nome di Allah, sul “sacro” suolo occidentale, gli consentirà di sganciare tante di quelle bombe, fingendo, ovviamente, che li stanno castigando, mentre i realtà stanno soltanto sgombrando un po’ dei loro arsenali strapieni di ogni ben di dio esplosivo. “E poi, chi è che non sa che in occidente gli utili idioti sono più numerosi che nel terzo e quarto mondo? Perciò, tranquilli, se le berranno eccome le nostre teorie, e con tutti i pennivendoli a libro paga che abbiamo, la verità farà la fine che merita, ci penseranno loro, i nostri pennivendoli, a camuffarla alla bisogna”.

Per concludere cito uno dei più illustri intellettuali americani, Noam Chomsky, in una intervista ha sostenuto: “L’Isis è niente di più che una società off-shore dell’Arabia Saudita.” E, guarda caso, il paese con più agganci e interessi con gli Stati Uniti.

pagliatano

Collepasso, 21/11/2015

 

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