CAPO HORN

 

 

 

 

 

CAPO HORN

(di Antonio Leo)

-Il Record di Giovanni Soldini

La velocità a vela è sempre servita nei secoli per vendere: i rapidi clipper, le prime navi a vela davvero veloci, correvano dalle Indie per arrivare primi sui mercati e fare il prezzo, oppure correvano sulle rotte come quella da New York a San Francisco per portare i coloni sulle piste della corsa all’oro e ai terreni. Da non sottovalutare il valore del carico: una nave piena valeva in spezie e prodotti d’oriente milioni di euro attuali. Gli sciabecchi dei pirati arabi del Mediterraneo terrorizzavano le navi da trasporto perché erano maledettamente rapidi e maneggevoli, non si poteva scappare! Adesso di quelle folli corse ci restano i record, quei marinai professionisti (talvolta obbligati alla vita in mare dalla povertà) sono sostituiti da giovani baldi e forti e nelle stive non c’è carico prezioso da portare. Ci resta il piacere della velocità, la voglia di battere il cronometro.

Giovanni Soldini si è buttato sulla rotta dei pionieri, quando era più rapido e sicuro navigare attorno all’America del Sud piuttosto che traversare tutti gli States e combattere con Cow Boy senza scrupoli, cacciatori di taglie e pelle rossa gelosi dei loro territori. Soldini che ha impiegato 47 giorni e 42 minuti, batte di una decina di giorni il record per motoscafi stabilito precedentemente.

Terra, Terra!! In una splendida mattinata, il navigatore oceanico Giovanni Soldini e la sua ciurma, sono arrivati a S. Francisco polverizzando il record. La rotta New York S. Francisco via CAPO HORN è storica; a metà del 800 quando scoppiò la febbre dell’oro, era quella che percorrevano i clipper per andare a cercare l’oro sulle coste ovest degli Stati Uniti. Le barche moderne che si sono cimentate in questa navigazione pericolosissima sono poche e il record di riferimento risaliva addirittura al 1998. Soldini ha scelto bene il tempo per la partenza da N. York e ha navigato verso su, spinto da una forte perturbazione che gli ha consentito di passare il temibile Capo Horn  famoso per i suoi venti fortissimi, come accadeva ai già citati clipper, che restavano in balia del mare per giorni interi, se non per settimane, prima di buttarsi nell’Oceano Pacifico. Dopo il passaggio dal Capo Lungo e  la risalita verso la California le cose sono state un po’ più difficili; più bonaccia, più incertezza e un buco nell’albero del veliero riparato navigando e seguendo le indicazioni del costruttore neozelandese del maxi-catamarano.

Comunque, è stato un record contemporaneo; sempre connessi a internet, ai social network, a facebook, a twitter un po’ come è successo per il lancio nel vuoto da 39 mila metri di Baumgartner. Mentre una volta l’avventura era soprattutto navigare e sfidare l’incognito, adesso è vivere un “grande fratello” di lusso….Ci piace davvero?? E’ questa la lezione da imparare? Mah…forse si smonta quell’idea di eroismo e di attesa dei vari Umberto Nobile in tempo antico e  di Ambrogio Fogar e Patrik De Gayardon in tempi più recenti, che ci teneva uniti e vicini al pericolo e soprattutto alla spericolatezza dell’avventura!

ANTONIO LEO

Collepasso, 20/3/2013

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