CALIFFI E BANDITI

 

califanop

CALIFFI E BANDITI

Il Califfo

La storia del Califfo è la storia di Franco Califano, le tre vie della vita di Franco, il successo, il declino e la rinascita, sino alla morte. Il maestro mostra lato conosciuti del suo animo attraverso frasi,  pensieri ed esperienze. Un lungo e particolare viaggio che ci fa conoscere un Franco Califano inedito, del quale solo i pochi intimi che lo conoscevano ne apprezzavano le sfumature. E cioè se consideriamo la prima vita quella in cui conobbe il successo e la seconda in cui lo vide lentamente sgretolarsi, la terza vita è quella in cui lui prova con tutto sé stesso a tornare in gioco sfidando tutto e tutti. La cosa particolare, per cui valga la pena raccontare questa storia è proprio il periodo in cui il Califfone venne colto da malattia che gli impedì di tornare a vivere. E’ incredibile come il cantante “romano de Roma” abbia vissuto questa sua situazione fisica, basti pensare che tutte le volte in cui gli chiedevano come stava, lui rispondeva: “bene, solo un po’ di raffreddore”. E’ stato un uomo che per tante persone ha rappresentato un esempio da seguire nella vita: la ricerca delle cose semplici e la lontananza dai mondi borghesi. La sua costante voglia di stare vicino ai giovani con i quali si sentiva a suo agio, sono tutti elementi che  mettono in evidenza come Califano sia stato spesso etichettato dalla stampa e dall’opinione pubblica dei tempi recenti in modo falso e ipocrita; conseguenza dell’ignoranza su molti aspetti che interessano la vita personale e professionale del cantante della “Noia”, il Califfo d’Italia.

liboni

 Il Bandito

Chi mena per primo, mena due volte, chi spara per primo ammazza e se ne va. Questo è il motto del “Lupo solitario”, quell’uomo si chiama Luciano Liboni. Alle sue spalle ha un numero indecifrato di rapine, anno di carcere e più di una volta è scappato sparando dai posti di blocco di carabinieri e polizia. Ricercato, quindi, dalle forze dell’ordine viene fermato; Liboni risponde fingendo di cercare i documenti nel bauletto della yamaha 1000 rubata con cui si muove nel centro Italia. Senza nessuna  esitazione, il Lupo inforca la moto e scappa. Piegata sui tornanti che portano all’ autostrada la carena della sua Yamaha fa le scintille sull’asfalto. Liboni ha deciso di puntare più a Sud. Di sera arriva a Roma e nei dintorni della stazione Termini si ferma. La città che il Lupo solitario ha davanti è una corte dei miracoli: pischelli denutriti che convertono in eroina l’elemosina ottenuta, uomini che piangono mentre chiedono alle mogli di addormentarsi tra la sporcizia del marciapiede, immigrati che hanno perso da un bel pezzo, ma che ogni sera si ritrovano con un bicchiere di plastica e un cartone di vino. Qui per i carabinieri è difficile trovarlo. Sono decine e decine che si trascinano dai binari portandosi appresso la loro brutta faccia. Confinarli nel perimetro della stazione è per la polizia un modo come un altro per impedire che vadano a far danni da un’altra parte. Luciano ha 30mila euro in tasca, si sdraia per terra e si addormenta. Ha ammazzato un carabinieri, il suo detsino è segnato: la condanna a mrte che si porta addosso è già stata scritta anche se non è necessario usare le parole. Le parole tra lo scandalo generale ci hanno pensato i romani a usarle riempiendo di scritto i muri della capitale. Scritte visibili ancora oggi a distanza di 10 anni. Qualcuno è stato anche arrestato nella notte mentre riempiva i muri scrivendo “Fuggi per noi Lupo Liboni”. Scritte in vernice di spray nero che riempiono i quartieri di Primavalle, San Lorenzo, Prenestino, Monte Mario e Torrevecchia. Scritte che riportano il corso della storia a una guerra perduta in partenza: da una parte la legge, dall’altra i briganti e in mezzo tanta gente comune eccitata dalla prospettiva di assistere ad un film a mano armata in diretta e dal vivo come negli anni ’70. La speranza in queste condizioni non ha il tempo di durare. La faccia di Liboni è stampata sulle veline di giornali e telegiornali, una signora lo riconosce e avvisa le pattuglie. Luciano spara, ma questa volta sbaglia mira, il brigadiere che lo insegue no. La pallottola esplosa dalla pistola d’ordinanza centra il fuggitivo in piena fronte. Luciano Liboni è morto, c’è scritto in prima pagina, il  Lupo Solitario è stato catturato.

Antonio Leo

Collepasso, 19/2/2014

 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *