BUSTE DI PALSTICA ADDIO

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Il consumare per vivere, ha vinto sul vivere per consumare”.

Dal primo gennaio sono bandite le buste di plastica.

            Fu Pasolini per primo a porre la questione nei termini giusti quando definì:  sviluppo senza progresso” lo sviluppo industriale caotico degli anni cinquanta e sessanta.  E cioè, uno sviluppo che si stava realizzando sì, ma con grave danno dell’ambiente, quindi della salute dei cittadini, di conseguenza più che progresso individuava regresso.

            Queste conseguenze, il legislatore, le ha fin qui ignorare, oggi finalmente,  si cerca di porre rimedio quanto meno su qualcosa che si può realizzare senza gravi traumi per il sistema capitalista. Sistema economico, questo, che ha voluto ed ha  imposto il suo modello di sviluppo basato sul consumismo spinto. Un consumismo che se non c’è spreco di risorse non c’è ritorno di accumulazione capitalista per i soliti marpioni. Più dura, molto più dura sarà eliminare i fattori di altri gravi inquinamenti, vedi il petrolio, il carbone.

  Vengono usati per pochi minuti, ma poi l’ambiente per distruggerli impiega 400 anni. Disseminati nel mare, tartarughe e cetacei li scambiano per cibo e muoiono soffocati.  Sono i sacchetti di plastica usa-e-getta di cui pare non si riesca proprio a fare a meno. In Italia se ne producono circa 300 mila tonnellate in un anno, per un equivalente di 200 mila tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera“.

            Pur essendo questo solo un piccolo elemento, una piccola parte della marea di inquinamenti, dei quali siamo indirettamente responsabili, si è imposta, almeno su questo, la filosofia dello “sviluppo compatibile”, dell’“economia verde”, spinta dalle innumerevoli ricerche scientifiche sull’ambiente e gli innumerevoli allarmi cha sono stati lanciati sul rischio che vede soccombere l’umanità intera, se non sapremo ridurre gli inquinamenti sulla nostra Madre Terra.

  

D’ora in poi quindi, avremo buste biologiche, biodegradabili. Prodotte da materiali naturali: di carta, di cotone, di mais. Buste che dovranno essere utilizzate più volte. Quindi, meno spreco, più conservazione, un autentico cambio di costume ci aspetta, volenti o nolenti.

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Se poi qualcuno dovesse lamentarsi per questo piccolo fastidio, consigliamo di dare un’occhiata più da vicino sulla Napoli “immondezzata”. Ecco, quell’esempio dovrebbe scuotere tutti da quel sonnolento menefreghismo, spesso convinti, che non sia un problema che ci riguarda più di tanto. Invece ci riguarda e come, presto arriverà il problema anche da noi. A meno che i nostri amministratori comunali, provinciali e regionali, riescano a non commettere gli stessi errori già commessi in altre parti, iniziando subito ad avere consapevolezza del grave problema, e trovare alternative alla solita discarica.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 31/12/2010

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