Brutto segnale, violenza contro le Istituzioni?

Brutto segnale, violenza contro le Istituzioni?

Con il titolo “meglio trasformarsi in ladri che suicidarsi”, avevo dato informazione il 14/4 c.m., su questo stesso sito, su quanto avevano invocato sia il sacerdote don Enrico Torta che il Monsignore Valter Perini, allarmati, questi, dai continui suicidi per cause di natura economica, consigliavano di “rubare ai ricchi piuttosto che suicidarsi” e lo sostenevano  con validi argomenti di natura religiosa.

Oggi, 28/4/ c.m., il tentativo da parte di un disoccupato nei guai finanziari e forse anche neurologici di colpire degli esponenti politici, ha finito con il far pagare un costo grave a due carabinieri, può essere questo l’epilogo di un dissennato, ma può essere anche, purtroppo, il sintomo che segna un alto grado di febbre, di tensione nel Paese.

Di certo non si possono avanzare delle attenuanti a fatti così violenti nonostante tutti i motivi che possa aver fatto scatenare una così assurda reazione. Perché un conto è rubare a chi ha tanti soldi furbescamente accumulati, altro conto è colpire dei lavoratori che con rischio della propria vita portano a casa un modesto salario. Quindi solidarietà agli agenti feriti e alle loro famiglie.

Ma dalle prime ammissioni dell’aggressore sembra che il suo vero obiettivo fosse  proprio quello di colpire degli esponenti politici e non dei carabinieri. Nonostante tutti gli sforzi che Napolitano e Letta hanno messo insieme per realizzare una compagine governativa che sia in grado di dare qualche risposta ai tanti problemi del paese, è evidente che l’aria che si respira è ormai troppo avvelenata.

Che ci riesca o no questo Governo a far abbassare la temperatura è tutto da vedere, anche se a questo punto è auspicabile. Siamo arrivati ad un punto di rottura del consenso tra eletti ed elettori, che le ultime elezioni non hanno affatto mitigato, ma anzi hanno fatto esplodere altre e più perniciose contraddizioni e dissensi. Non siamo più nell’ordine della dialettica politica, metodo che nelle democrazie è necessario, ma nell’invettiva, nel turpiloquio, come fossimo in una guerra guerreggiata e continua in cui non si rispetta neanche la Convenzione di Ginevra.

Quando un dirigente politico nazionale usa termini come: “Arrendetevi siete circondati; siete dei golpisti; dei morti viventi; delle mummie; andatevene tutti a casa; apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”, quando di questa crisi economico-finanziaria si cerca di addossare le colpe tutte e solo sulla classe politica mentre invece è soprattutto una crisi di sistema, è chiaro che la dialettica è morta e sepolta, la democrazia viene affossata ed emerge la violenza. Coloro che in politica fanno di tutta l’erba un fascio, realizzano, in realtà, il peggior servizio ai cittadini che dicono di voler difendere e rappresentare. È pur vero che son troppi i politici che abusano delle loro prerogative e privilegi, però la stragrande maggioranza invece ne fa un uso parsimonioso, e nessuno lo sottolinea, nessuno tiene il conto, semplicemente perché ciò non fa notizia, non buca lo schermo; quindi non se ne parla neanche, di conseguenza il cittadino meno attento realizza che tutti sono uguali, mentre così non è affatto. Riflettere e discernere, questo è il primo problema politico che gli elettori devono saper affrontare.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 28/4/2013

 

 

 

 

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