BRAVE NEW WORLD – (IL MONDO NUOVO)

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-      Albert Einstein (La relatività generale)

Chi era Einstein ? Il comune cittadino, che deve basarsi sulle suggestioni provenienti da mezzi di comunicazione di massa, oscilla probabilmente fra i due stati d’animo, che poi non si escludono necessariamente a vicenda: da un lato tende a pensare che sia il padre di tutta la fisica moderna, dall’astrofisica alla fisica atomica e nucleare, dall’altro che sia una specie di santone  che, mediante ardite e incomprensibili speculazioni ha magicamente sovvertito la visione delle cose. Non manca una frangia di persone aprioristicamente convinte che Albert Einstein non sia un visionario o un ciarlatano  che ha illuso se stesso e noi (nel primo caso) o ha voluto ingannare (nell’altro) proponendoci un mondo assurdo. Per i fisici, naturalmente le cose si pongono in modo molto diverso. Tuttavia non è largamente diffusa, neppure fra di essi, una conoscenza precisa dello sviluppo avuto dalla loro disciplina nel ‘900 e del ruolo che Albert vi ha svolto. La visione più comune è quella che tende a limitare i contributi di Einstein alle  due  teorie relativistiche note come la teoria della relatività ristretta e personale,  al più riconoscendogli di aver fatto qualcosa di decisivo sull’effetto fotoelettrico, contribuendo così alla concezione contemporanea sulla natura dualistica (corpuscolare-ondulatoria) della luce. Nel dar luogo a questa visione che minimizza l’importanza  einstaniana  sulla fisica quantistica ha avuto un ruolo importante il rifiuto einstaniano non già della meccanica quantistica, ma dal punto di vista largamente maggioritario, che essa escludesse definitivamente una concezione realista e determinista del mondo fisico. Lungi dall’essere il padre di tutta la scienza  moderna, Albert Einstein non avrebbe fatto nulla più con la relatività ristretta che fornisce alcuni degli strumenti base. L’unità della figura si perde, e all’immagine del giovane brillante che diede vite alle teorie relativistiche si associa quelle di Einstein sopravvissuto a se stesso: di un uomo superato dagli eventi, dedito a sterili esercitazioni su questioni morte in partenza, come la costruzione di una teoria unificata delle interazioni gravitazionali ed elettromagnetiche. E buon per lui, che nell’ultima trentina di anni, la relatività generale, caduta quasi nel dimenticatoio, abbia conosciuto una rigorosa ripresa grazie agli sviluppi dell’astrofisica e della cosmologia.

Anche per quanto riguarda l’uomo è difficile orientarsi nel mare ormai vasto degli scritti che gli sono stati dedicati. Ci si può però porre l’obiettivo di ricostruire un’immagine più adeguata dell’Einstein scienziato e della sua eredità. Non occorre cercare troppo lontano per trovare il materiale necessario, pazientemente messo insieme ormai da generazioni di storici  della fisica.  Di Albert  Einstein devono interessare gli aspetti della personalità che sembrano aver avuto un ruolo rilevante  nel determinare i suoi atteggiamenti  come ricercatore. Una figura di ricercatore le cui qualità specifiche e il cui livello emergono in termini sufficientemente precisi solo dopo che si sia compiuto il passo essenziale, che consiste nel vederlo, anzitutto  come un ricercatore fra gli altri molto più simile di quanto  non ci abbia tramandato il mito.

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-      Evolution (Charles Darwin)

Chi sia Darwin più o meno lo sappiamo tutti. Ciao Darwin…non è difficile  cavarsela con una battuta. Darwin è il padre della teoria evoluzionista. Lo studiamo addirittura a scuola! I bambini dell’ultima generazione hanno maggiore confidenza con i dinosauri che con polli, mucche e altri animali domestici presentati per altro da un’ammiccante pubblicità come prodotto di alimenti già confezionati in comodi contenitori di cartone con cannuccia o di uova di cioccolato con tanto di sorpresa e così via; il tutto, è ovvio, assolutamente naturale. Quella stessa pubblicità che si impegna a non lasciarci disinformati sull’evoluzione dell’ultima specie e di automobili, computer, lavastoviglie e via dicendo. Viviamo in un mondo in rapida evoluzione. C’è stata un’ evoluzione troppo veloce dei costumi che non necessariamente ha voluto dire progresso. L’evoluzione economica e culturale del Terzo Mondo è fra gli impegni dichiarati dei Paesi industrializzati, i quali non possono comunque sottrarsi alle responsabilità di uno sviluppo sfrenato che ha prodotto sì benessere, ma si è ormai rivelato incompatibile con i tempi e i modi dell’evoluzione naturale ed evoluzione culturale nell’uomo. Tutto ciò  ci pone di fronte a un problema finora inedito: decidere della nostra sopravvivenza di specie e della sopravvivenza dell’intero mondo naturale. Così, sballottati fra messaggi catastrofici per un verso e di inarrestabile progresso per l’altro, viviamo più o meno consapevolmente, la nostra ormai innegabile condizione di uomini evoluti. C’entra qualcosa Darwin in tutto ciò? E’ sua la colpa o il merito di questo nostro modo di guardare il mondo o di guardarci nel mondo? O invece, è finito preso in mezzo in un gioco sofisticato di rimandi metaforici tra termini indubbiamente ricchi di suggestioni: evoluzione, progresso, sopravvivenza che hanno trascinato la sua teoria, o meglio, termini della sua teoria in un pantano di equivoci indebiti e ingiustificati?

Per spiegare il meccanismo dell’evoluzione sono state proposte diverse teorie, ma quella che viene considerata quasi come una teoria ufficiale dell’evoluzionismo è quella sintetica, strettamente collegata a Darwin. Non dico nulla di nuovo se affermo che, negli ultimi anni, la scienza ha fatto degli enormi passi in avanti nella comprensione della natura. La nostra conoscenza delle leggi della fisica è talmente raffinata, che siamo ormai in grado di costruire sonde spaziali, che sono capaci di andare a fotografare mondi distanti dalla terra milioni di chilometri. Computer, telefonini, auto, elettrodomestici modernissimi sono – come detto prima- solo alcuni degli esempi che testimoniano il dominio della scienza e della tecnologia sulle forze della natura. I vaccini e le colture ad alta produttività hanno posto un freno alla minaccia rappresentata dai più antichi nemici dell’umanità: la malattia e la fame. Quasi ogni settimana vengono annunciate nuove scoperte nel campo della biologia molecolare, scoperte che rafforzano la   speranza di trovare una cura per le malattie genetiche. Eppure, comprendere il modo in cui qualcosa funziona non significa comprendere il modo in cui ha visto la luce. Il moto dei pianeti all’interno del sistema solare è una questione ancora controversa. Forse un giorno la scienza riuscirà a risolvere l’enigma, ma resta comunque il fatto che, comprendere l’origine di qualcosa è diverso dal comprendere il suo funzionamento abituale. Il controllo della scienza ha portato molta gente a pensare che essa possa essere anche in grado di spiegare l’origine della natura e della vita. L’ipotesi di Darwin, che la vita possa essere spiegata mediante l’azione della selezione naturale sulla variazione, è stata accettata in maniera assoluta nei circoli più colti di un secolo fa, anche se i meccanismi fondamentali della vita sono rimasti un mistero completo sino a pochi decenni fa. La teoria dell’evoluzione per selezione naturale è alla base della moderna biologia. Ci permette di decifrare i nostri geni, di combattere i virus, ma soprattutto di comprendere l’origine dei resti fossili e la ricca biodiversità del pianeta. Attraverso l’osservazione della natura in tutte le sue forme, Darwin si rese conto che siamo tutti imparentati! Ogni essere vivente condivide antenati con tutti gli altri e la grande diversità della vita sulla terra è il risultato di processi durati milioni di anni e ancora in atto. La spiegazione  che Darwin diede di tutto questo grande palcoscenico di trasformazione della vita nel tempo (la teoria dell’evoluzione per selezione naturale) ha cambiato per sempre la nostra concezione del mondo vivente, così come le idee di Galileo, Newton e Einstein  hanno modificato la nostra perfezione dell’universo fisico.

Darwin ignorava le ragioni della variazione all’interno di una specie (uno dei requisiti fondamentali della sua teoria), ma la biochimica è stata in grado di individuare la base molecolare. La scienza del XIX secolo non poteva neanche  immaginare come funzionasse il meccanismo del sistema immunitario o del movimento, ma la moderna biochimica ha identificato le molecole che permettono queste ed altre funzioni. La scienza ha fatto progressi enormi nella comprensione del modo in cui funziona la chimica della vita, ma la complessità dei sistemi biologici a livello molecolare hanno paralizzato ogni tentativo scientifico di spiegarne le origini. Molti scienziati hanno affermato coraggiosamente che le spiegazioni sono già a portata di  mano, o lo saranno presto o tardi, ma non si trova alcun sostegno a simili affermazioni nella letteratura scientifica. Ancora più importante è il fatto che ci sono forti motivi basati sulla struttura dei sistemi stessi, che inducono a pensare che non si riuscirà mai a trovare una spiegazione darwiniana per il meccanismo della vita.

Evoluzione è una parola versatile, può essere vista da qualcuno per indicare qualcosa di semplice, come un cambiamento nel corso del tempo, e da qualcun altro per indicare il fatto che tutte le forme di vita discendano da un antenato comune, senza specificare il meccanismo della base del cambiamento. Nel senso più biologico comunque per evoluzione si intende un processo attraverso il quale la vita nacque da materia non vivente, sviluppandosi in seguito grazie a mezzi esclusivamente naturali. E’ questo il senso che Darwin diede alla parola, ed il senso che essa mantiene all’interno della comunità scientifica.

P.S. “….. è vero o no che sei così che non pensi agli altri e poi che te ne freghi tutto qui…” (da Gli Spari sopra 1993)

Antonio Leo

Collepasso, 24/3/2015

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