BAGGIO SE IO TU TOTO’ E CARTESIO

BAGGIO SE IO TU TOTO’ E CARTESIO

 

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-     Salvatore d’Italia

 

Il ragazzino discolo, figlio di un quartiere popolare nel quale tutto è difficile , tutto è negato fa di necessità virtù e scopre di possedere una dote tutto sommato rara, quella di saper scagliare la palla nel sacco comunque e dovunque. Quel ragazzino dai grandi occhi neri e spiritati che ha fatto tutti i mestieri, anche i più umili, come il garzone nella bettola del nonno ed il gommista pur di raggranellare qualche liretta. La sua  più che una storia è una magica favola, probabilmente irripetibile. Dalle mille angustie nel popolarissimo quartiere CEP di Palermo alle Notti Magiche. E sicuramente conferma quanto possa essere un autentico pozzo di miracoli la gloria che ti assicura un goal. Un’ arrampicata a suon di reti nella quale l’ex ragazzo dei borghi siculi diventò eroe nazionale. Coppe, medaglie e premi sull’eroe per caso . L’abbraccio del sindaco antimafia Leoluca Orlando, i pianti della gente. Una magica estate contaminata da cerimonia di tutti i tipi, bagnata dallo champagne e dal sudore di milioni di persone che lo hanno amato, lo hanno sostenuto, lo hanno stretto in un assedio d’amore!

Il ragazzo venuto dal CEP di Palermo, ora diventato uomo, esce dal Quirinale con la nomina di Cavaliere della Repubblica omaggiato dall’allora presidente non ancora “picconatore” Francesco Cossiga. Poi la festa di popolo che presto si trasforma in un rito, essa si consuma nelle strade del capoluogo siciliano. Si sprecano coppe riconoscimenti, fuochi d’artificio, 50 mila persone attendono ore, gli abitanti del suo quartiere sono poveri, ma si tassano per regalargli una targa da 10 milioni di lire, anche questo è il “profondo sud”. Il sindaco consegna inoltre una medaglia d’argento, poi l’accoglienza sarà ancora più calda, cariche della polizia comprese.

Una lunga e interminabile estate di feste ed imprevisti. Da queste giornate ne è uscito un uomo felice, ma anche un campione venuto dal nulla che è poi diventato simbolo di riscatto e di orgoglio per un “Sud” spesso bistrattato,  umiliato e deriso dal resto d’Italia, ma che allora ebbe il suo momento magico grazie a quell’omino dagli occhi vispi, uomo semplice ed umile come la maggior parte dei cittadini del meridione, ragazzo che ha vissuto a lungo ai margini della notorietà e della normalità e che di colpo si ritrova ad essere una star planetaria.

Di chi stiamo parlando ? Chi è insomma questo benedetto “Salvatore” della patria partito come Garibaldi dalla Sicilia, questo girasole impazzito di luce…..Non è difficile indovinare chi è costui ! Stiamo parlando dell’ex ragazzo di latta di Palermo al secolo Salvatore Schillaci detto più comunemente Totò oppure Turiddu come lo chiamava il grande Gianni Brera.

Questo bomber tascabile che doveva essere la mascotte dell’Italia di Azeglio Vicini dietro sua maestà Gianluca Vialli e che invece come nelle favole e dimostrando che a volte le favole si avverano, egli divenne l’eroe di quel mondiale tutto italiano che fece sognare cinquanta milioni di tifosi e gioire non solo il sud ma l’intera penisola!

-BAGGIO ETRUSCO

Chissà forse è solo nostalgia. Perché al posto di un articolo avrei voluto scrivere un romanzo. Seguirne le tracce da Caldogno alla Nazionale sino a Brescia, alla ricerca dell’uomo, del calciatore, del mito, del  mantra. Robertobaggio  recitato come un buongiorno al risveglio o un lasciapassare in Cambogia.

I sogni, i drammi, le vittorie, le sconfitte, i gol e i dribbling, la poesia di 20 anni di calcio e di storia italiana. Un lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una Nazione e ne diventa coscienza collettiva. Perché ognuno ha il suo Baggio, il Baggio che è in sè…. E il mio è il più splendente. Lassù, in excelsis;  un BAGGIO ETRUSCO non toccato dalle miserie dell’utile, del risultato, degli schemi. Soggetto etimologicamente metafisico, abitante degli intermundia epicurei. Roberto Baggio è rimasto nell’ immaginario collettivo, l’eterno ragazzo umile e tenace che pennellava gol come un pittore prolifico fa con la propria tela. Ricamava passaggi, danzava come Nurejev. Pareva fragile, ma riuscì ad uscire da un tunnel di infortuni cosi duri che avrebbero stroncato davvero chiunque. Ma lui no!

Umile come solo i grandi sanno essere, decisivo come pochi, fantasioso imprevedibile, mai banale e scontato. La sua più grande impresa rimane quella di essere riuscito a farsi amare trasversalmente in un paese malato di faziosità. E quando a metà degli anni 90 qualcuno con la sua discesa in campo paventava un “ Nuovo miracolo italiano”, ebbene sì; l’unico miracolo che si verificò quell’anno fu quello di Baggio che quasi da solo portò la nazionale Italiana guidata da Arrigo Sacchi, in Finale ai mondiali di USA 94.

Certo siamo in Italia, Paese facile alle suggestioni, tutti sul carro del vincitore, tutti giù dopo il tonfo. In questi casi si cercano soluzioni a effetto nella speranza che si rivelino efficaci.

Immaginiamo la vulcanica testa di Roberto Baggio nel bel mezzo di una partita, bombardato da sensazioni, idee sfruttate o no e  finte che nascondono le vere intenzioni…  Tutto un’ eccezione che racchiude il piacere, l’orgoglio, la vanità. Come si può pensare a tutto in quei pochi secondi. Come può questo caos mentale terminare con una giocata armonica, spettacolare, assoluta….. E’ sempre stato così quando il talento ha incontrato  la libertà. Un talento libero, delicato, preciso. Tutti corrono, mentre lui frena, tutti giocano a memoria, mentre lui crea, tutti sono stressati mentre lui resta freddo. In un mondo di giocatori che sanno solo correre, lui è il simbolo del calcio che ci piace!

Il calcio, Il calcio… Ebbene il calcio ha un solo torto: sembra facile! E’ un grandissimo merito; è facile davvero. Ma tra il sembrare e l’essere c’è un lunghissimo studio, che stranamente tutti pensano di aver già fatto. Il calcio mostra così tanta logica da sembrare una scienza esatta. Lo è davvero? Lo diventerà mai? Si potrà mai partire per capirlo dalle idee chiare e distinte di Cartesio? O sarà sempre più importante puntare sul talento istintivo di giocatori come Baggio? Baggio o Cartesio …..Cartesio o Baggio? Baggio vorrei che io tu e Cartesio… ! No, no!  Lasciamo perdere, troppo complicato. La risposta è più semplice, almeno per me. Baggio, si sì! Meglio Baggio!

Personalmente mi auguro che gli amici nati negli anni 70 e 80, quelli cresciuti con il Corriere dello Sport E Tuttosport ma soprattutto con le figurine Panini, abbiano avuto l’attenzione di leggere un’ importante notizia di sport. Quelli che l’hanno fatto, probabilmente avranno sorriso! Roberto Baggio ha il patentino di allenatore di categoria e potrebbe essere a disposizione per allenare qualsiasi squadra in serie A!

Certo in un Paese flagellato da Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, e quanto altro, capita di imbattersi in qualche notizia che non abbia clamorosamente nulla a che spartire con Renzi o Salvini oppure Maria de Filippi.. Infatti mentre la solita imprevedibile Italia mediatica è già sicuramente in cerca di polemiche sterili se Baggio è più o meno adatto a fare l’allenatore e se diventerà un grande anche in panchina come lo fu da giocatore; a noi , quelli del poster in cameretta, piacerebbe gustarci il momento di un  suo possibile ritorno anche se in altre vesti e  diremmo senza sviolinate, bentornato  numero 10, bentornato Divin Codino

Ora qualcuno dirà; ma se era cosi forte , perché ha vinto poco ? Perché non ha mai incarnato il concetto universale di vittoria? Ma, in fondo meno male. Perché ci pensate a un Mondiale vinto da Baggio e non da Grosso? Dopo non ci sarebbe stato nulla di più bello. Saremmo finiti in un’ illusione eterna. Fuori dal mondo sensibile. Legenda aurea, tavola smeraldina,  opera al rosso.

ANTONIO LEO

Collepasso, 30/11/2014

 

  1. Oggi, Salvatore Schillaci eroe di Italia 90 taglia il traguardo di 50 anni. Lui che alimentò il sogno di un intero Paese-infranto ai rigori di Napoli contro l’Argentina(di Maradona)-il sogno di vincere il mondiale di casa. Una carriera condensata in quel mese in cui fu capocannoniere del Mondiale, con sei reti in sei partite, quando gli occhi spiritati del palermitano- per festeggiare un gol come per chiedere un rigore fecero il giro del mondo. Occhi increduli di chi era arrivato in extremis al Mondiale, grazie all’annata del debutto in serie A da 15 reti con la Juventus di Dino Zoff. Quel Mondiale creò la coppia con Roberto Baggio tra gol dell’uno e assist dell’altro. Gianna Nannini immortalò l’evento con la mitica canzone “Notti Magiche”, colonna sonora di un Italia allegra che sognava il Mondiale e viveva con entusiasmo l’inizio degli anni 90!

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