BAGGIO O CARTESIO ?

 

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BAGGIO  O  CARTESIO ?

Chissà forse è solo nostalgia. Perché al posto di un articolo avrei voluto scrivere un romanzo. Seguirne le tracce da Caldogno alla Nazionale sino a Brescia, alla ricerca dell’uomo, del calciatore, del mito, del  mantra. Robertobaggio  recitato come un buongiorno al risveglio o un lasciapassare in Cambogia.

I sogni, i drammi, le vittorie, le sconfitte, i gol e i dribbling, la poesia di 20 anni di calcio e di storia italiana. Un lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una Nazione e ne diventa coscienza collettiva. Perché ognuno ha il suo Baggio, il Baggio che è in sè…. E il mio è il più splendente. Lassù, in excelsis;  un BAGGIO ETRUSCO non toccato dalle miserie dell’utile, del risultato, degli schemi. Soggetto etimologicamente metafisico, abitante degli intermundia epicurei. Roberto Baggio è rimasto nell’ immaginario collettivo, l’eterno ragazzo umile e tenace che pennellava gol come un pittore prolifico fa con la propria tela. Ricamava passaggi, danzava come Nurejev. Pareva fragile, ma riuscì ad uscire da un tunnel di infortuni cosi duri che avrebbero stroncato davvero chiunque. Ma lui no!

Umile come solo i grandi sanno essere, decisivo come pochi, fantasioso imprevedibile, mai banale e scontato. La sua più grande impresa rimane quella di essere riuscito a farsi amare trasversalmente in un paese malato di faziosità. E quando a metà degli anni 90 qualcuno con la sua discesa in campo paventava un “ Nuovo miracolo italiano”, ebbene sì; l’unico miracolo che si verificò quell’anno fu quello di Baggio che quasi da solo portò la nazionale Italiana guidata da Arrigo Sacchi, in Finale ai mondiali di USA 94.

Certo siamo in Italia, Paese facile alle suggestioni, tutti sul carro del vincitore, tutti giù dopo il tonfo. In questi casi si cercano soluzioni a effetto nella speranza che si rivelino efficaci.

Immaginiamo la vulcanica testa di Roberto Baggio nel bel mezzo di una partita, bombardato da sensazioni, idee sfruttate o no e  finte che nascondono le vere intenzioni…  Tutto un’ eccezione che racchiude il piacere, l’orgoglio, la vanità. Come si può pensare a tutto in quei pochi secondi. Come può questo caos mentale terminare con una giocata armonica, spettacolare, assoluta….. E’ sempre stato così quando il talento ha incontrato  la libertà. Un talento libero, delicato, preciso. Tutti corrono, mentre lui frena, tutti giocano a memoria, mentre lui crea, tutti sono stressati mentre lui resta freddo. In un mondo di giocatori che sanno solo correre, lui è il simbolo del calcio che ci piace!

Il calcio, Il calcio… Ebbene il calcio ha un solo torto: sembra facile! E’ un grandissimo merito; è facile davvero. Ma tra il sembrare e l’essere c’è un lunghissimo studio, che stranamente tutti pensano di aver già fatto. Il calcio mostra così tanta logica da sembrare una scienza esatta. Lo è davvero? Lo diventerà mai? Si potrà mai partire per capirlo dalle idee chiare e distinte di Cartesio? O sarà sempre più importante puntare sul talento istintivo di giocatori come Baggio? Baggio o Cartesio …..Cartesio o Baggio? Baggio vorrei che io tu e Cartesio… ! No, no!  Lasciamo perdere, troppo complicato. La risposta è più semplice, almeno per me. Baggio, si sì! Meglio Baggio!

Personalmente mi auguro che gli amici nati negli anni 70 e 80, quelli cresciuti con il Corriere dello Sport ma soprattutto con le figurine Panini, abbiano avuto la fortuna di leggere un’ importante notizia di sport. Quelli che l’hanno fatto, probabilmente avranno sorriso! Ora è ufficiale: Roberto Baggio 44 anni guiderà il settore tecnico della federazione.

Certo in un Paese flagellato da Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, e quanto altro, capita di imbattersi in qualche notizia che non abbia clamorosamente nulla a che spartire con Fabrizio Corona e Belen Rodriguez. Infatti mentre la solita imprevedibile Italia mediatica è già sicuramente in cerca di polemiche sterili se Baggio è più o meno l’uomo giusto a salvare come fece già da giocatore il calcio italiano; a noi , quelli del poster in cameretta, piace gustarci il momento del suo ritorno. Niente sviolinate. Bentornato  numero 10, bentornato Divin Codino

Ora qualcuno dirà; ma se era cosi forte , perché ha vinto poco ? Perché non ha mai incarnato il concetto universale di vittoria? Ma, in fondo meno male. Perché ci pensate a un Mondiale vinto da Baggio e non da Grosso? Dopo non ci sarebbe stato nulla di più bello. Saremmo finiti in un’ illusione eterna. Fuori dal mondo sensibile. Legenda aurea, tavola smeraldina,  opera al rosso.

ANTONIO LEO

Collepasso, 27/12/2011

 

 

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